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Influencer virtuali, perché piacciono ai nostri figli

di Lorenzo Bordoni - 24.02.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Sembrano persone in carne ed ossa ma in realtà non esistono. Eppure spopolano sui social. Aldo Agostinelli ci spiega il fenomeno degli influencer virtuali

Influencer virtuali, perché piacciono ai nostri figli

Gli influencer dei social network sono i nuovi eroi di bambini e ragazzi, al pari dei cantanti, delle star di cinema e TV e dei giocatori di calcio. Ma a differenza di questi ultimi hanno un grande vantaggio: anche quando non esistono realmente, ai nostri figli piacciono lo stesso. Lil Miquela, per esempio, è una tra i più famosi influencer virtuali del pianeta, cioè idoli creati al computer. Su Instagram miss Miquela vanta oltre 3 milioni di follower. Per lungo tempo tutti hanno creduto fosse una persona in carne ed ossa: Miquela Sousa, modella diciannovenne di origini americo-brasiliane. Ma quando si è scoperta la verità, ai suoi fan non è importato nulla: tutti hanno continuato ad amare questa ragazzina simpatica con le lentiggini e i codini, che sfila, canta ed è sempre gentile e positiva. Il suo essere "artificiale" non ha fatto alcuna differenza. Così, invece di diminuire, i suoi follower sono aumentati.

Ma perché gli influencer virtuali come Lil Miquela hanno successo? Ne abbiamo parlato con Aldo Agostinelli, Chief Digital Officer di Sky Italia, grande esperto di tecnologia e autore di "Bling. Il lusso del futuro parla Instagram, indossa sneakers e usa l'AI" (Mondadori).

In questo articolo

Chi sono gli influencer virtuali

"Gli influencer sono gli idoli dei ragazzini del momento. Il loro successo viaggia di pari passo con lo spazio – sempre più ampio e preponderante - che i social occupano all'interno delle loro vite. Li ascoltano, li seguono, li imitano. E anche quando non sono reali, li amano lo stesso, perché gli influencer, virtuali e non, interpretano i loro desideri e aspirazioni. Sono lo specchio di ciò che vorrebbero essere e diventare, delle vite che vorrebbero avere. Un po' come per noi genitori erano un tempo gli attori che vedevamo al cinema. Gli influencer ricoprono quel ruolo, solo che sembrano molto più alla portata delle star di Hollywood. Perché sono persone comuni come noi ma che hanno raggiunto il successo e la popolarità. Quelli virtuali poi possono interpretare innumerevoli ruoli e non fare mai errori di comunicazione (come ad esempio professarsi vegani e poi lasciarsi scappare in una diretta il sacchetto di qualche fast food sullo sfondo)".

Influencer virtuali: il caso Lil Miquela

Quali sono le qualità di Lil Miquela e come ha fatto a diventare tanto famosa? "Tra tutti gli influencer virtuali attuali, Lil Miquela è sicuramente l'esperimento meglio riuscito. Oltre ad essere una teen ager che vanta molti amici, la maggior parte reali, e un fidanzato (si chiama Nick Illian ed è un avatar anche lui), rispecchia il carattere dei giovani di oggi, che è molto più impegnato e riflessivo di quanto non si pensi. In questo senso il suo personaggio racconta di una diciannovenne di origini americo-brasiliane, Miquela Sousa, dalla vita piena di impegni che non rinuncia a lottare per le idee in cui crede: lavora come modella per i marchi del lusso che la pagano (in realtà pagano, e molto, la società che l'ha sviluppata) per fare dei servizi fotografici di moda. E poi canta e ha pubblicato anche degli album, in collaborazione con famosi rapper. Però non perde occasione per diffondere messaggi in favore del rispetto delle persone e della diversità".

Per circa due anni i suoi fan hanno creduto che Lil Miquela fosse una ragazza vera. Come è saltata fuori la verità?

"È stata la stessa Lil Miquela a dirlo. Ha iniziato a pubblicare sul suo profilo social dei messaggi in cui si diceva triste e confusa perché aveva scoperto di non essere reale ma un personaggio creato al computer. Si sentiva delusa perché alcuni amici che considerava la sua famiglia (i manager della società che l'ha creata, la Brud Company) le avevano mentito. Bugie, tradimento, delusione: un vero dramma adolescenziale, in cui moltissimi suoi giovani fan si sono immedesimati, partecipando emotivamente ed empatizzando con lei. Lil Miquela ha mostrato la fragilità comune a molti suoi coetanei e i suoi follower si sono stretti attorno a lei con affetto".

Gli influencer virtuali sono pericolosi?

Gli influencer virtuali sono pericolosi per i nostri figli? "Fintanto che rappresentano modelli positivi e propositivi, possono essere accettati, a patto di far loro comprendere che sono personaggi inventati, come quelli dei Cartoni Disney che guardavano da bambini.

Per esempio un altro noto influencer è Doug The Pug. È un cane vero, di razza Carlino, che però parla come un umano. Amato anche da personaggi come Justin Bieber, Ed Sheeran, Steven Tyler, Shakira e Dolly Parton, ha oltre 17 millioni di follower sui social (solo su IG ne ha 4 milioni) e oltre 1 miliardo di visualizzazioni video su Facebook. Ha pubblicato un libro (People's Choice Award, il libro più venduto del New York Time), e ha persino partecipato a un video musicale con Katy Perry.

Le persone lo apprezzano perché si rivedono in lui e nei suoi problemi di peso. Ma nonostante esprima messaggi positivi e spesso utili, come quello di indossare sempre la mascherina per proteggerci dal Coronavirus, è bene spiegare ai nostri figli piccoli che i cani non dialogano come gli umani, che i suoi discorsi sono inventati dal proprietario e, soprattutto, che se il pet di casa non li chiama per nome e non gli racconta barzellette è del tutto normale, non c'è da restarne delusi.

Da esperto di tecnologia e da genitore, posso dire che quando si parla di social e ragazzini, l'importante è comunque tenere sempre gli occhi aperti e aiutarli a capire il confine tra ciò che esiste e ciò che non esiste ma che comunque porta un messaggio positivo. Va bene appassionarsi alle vite che si vedono raccontate attraverso un flusso continuo di immagini, ma le ore social vanno intervallate da esperienze reali. Quando sarà possibile, portateli a vedere di persona eventi in cui ci sono gli influencer reali e fategli vedere film come "Easy Riders" per aiutarli a comprendere il reale e l'artificiale nella loro essenza".

 

Aldo Agostinelli, Chief Digital Officer di Sky Italia, è un grande esperto di tecnologia ed è l'autore di "Bling. Il lusso del futuro parla Instagram, indossa sneakers e usa l'AI" (Mondadori).

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