L'intervista

Claudio Amendola: non sono un papà supereroe

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16 Gennaio 2009
E' il papà più simpatico e amato d'Italia. Da quando è diventato Giulio, il capofamiglia de "I Cesaroni" (dal 6 febbraio su Canale 5), Amendola, attore romano e romanista doc, ha una bella responsabilità: i nostri figli lo sognano come padre. Ma lui nella realtà che papà è?
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E' il papà più simpatico e amato d'Italia. Da quando è diventato Giulio, il capofamiglia de "I Cesaroni" (dal 6 febbraio su Canale 5), Claudio Amendola, tra poco 46 anni, attore romano e romanista doc, ha una bella responsabilità: i nostri figli lo sognano come padre e noi genitori siamo diventati amici suoi. Non a caso, Claudio dal 29 gennaio torna al timone anche di "Scherzi a parte", uno dei pochi show che incolla alla tivù tutta la famiglia. Claudio, senti il peso di questa responsabilità?Me la sento perché me la date voi! Scherzi a parte ... la responsabilità dei genitori nell'educazione dei figli è altissima. Siamo noi genitori, al 95%, i responsabili di come crescono: sia che diventino dei bravi ragazzi, educati e pieni di valori sia che abbiano dei problemi, dei disagi, delle difficoltà. Di questi tempi, poi, è ancora più difficile. Sono più preoccupato per Rocco di quanto lo sono stato anni fa per Alessia e Giulia. Che padre sei?Leale. Ho educato i miei figli con lealtà. Credo sia il valore più importante. Non bisogna mentire: se un genitore è in difficoltà deve essere sincero. Non si può prendere un regalo perché si hanno delle difficoltà economiche? Diciamo le cose come stanno. Con Rocco fai così anche se ha solo 9 anni?Sì. Non voglio essere un supereoe, un padre infallibile. Se vede le mie debolezze, accetterà le sue. E si fiderà di più di me. Fra te e Francesca (Neri, ndr) chi è il più severo?Mia moglie è più razionale. Io sono completamente soggiogato da lui. Però Rocco non ci fa arrabbiare quasi mai. Mai una nota? Un brutto voto?Non dico che siamo la famiglia del Mulino Bianco, né che gliele facciamo passare tutte, però è bravo a scuola, è educato e mangia come un carriettere. Cosa fai se non smette più di giocare col pc?Per fortuna Rocco usa il computer solo a scuola. Poi certo, ha il gameboy e la play, ma ci sta al massimo un'ora e poi va a giocare a pallone. Niente urla della serie "Spegni quella playyy!!!"No, noi litighiamo - ma con mamma - perché ci giochiamo a calcio in corridoio e ogni tanto spacchiamo qualcosa. Sarà felice Francesca ...Partono le urla. Ma noi dopo un po' che giochiamo ci dimentichiamo di essere in casa. Quindi il web per te ...... per carità! Ho imparato da poco a usare le mail: mi basta e avanza. Tutta sta' gente che chatta, che va su Facebook. Ma che significa? E' demenziale. Se volete parlare con qualcuno andate al bar. Ti hanno giù detto che sei anacronistico?Ma io lo sono: uso ancora le Clarks. Molti ragazzi passano la giornata sul web.Purtroppo. Se lo fanno i genitori per primi, è normale. Ma io dico: se proprio lo vogliamo fare, facciamolo di nascosto da loro. Piuttosto, perché non passiamo più tempo con loro? Nessuno ha tempo. Si corre sempre.Dobbiamo sforzarci. Importa la qualità del tempo che gli dedichiamo, non la quantità. Abbiamo solo un'ora? Giochiamo con i nostri figli a Battaglia navale. Fare con loro quello che piace a loro.Esatto. Se io e Francesca vogliamo andare al ristorante, andiamo in quello che Rocco preferisce. Se ci va di guardare la tivù, guardiamo con lui Disney Channel. E poi coi figli bisogna parlare di più. Di cosa parlate con Rocco?Io soprattutto di sport, di calcio, della Roma; Francesca della tivù e dei film che guardano insieme. E poi io e lui ci divertiamo a fare la lotta. E andiamo allo stadio da quando aveva quattro anni. Non è un po' presto per andare allo stadio?Lo pensavo anch'io, ma l'ho visto così attento fin dalla prima volta. Ci tiene quasi più di me. Per lui il calcio è una cosa seria: gioca nella squadra della Nazionale Federale del Coni. Lo fa con passione e si diverte tanto. Purtroppo non è così per certi suoi compagni. Quando vado alle sue partite vedo certe scene... Poca sportività? Tifo esagerato?Sì. Ci sono dei genitori che caricano i loro figli di un'aspettativa esagerata e gli trasmettono aggressività. Se fa un bel gol un ragazzo avversario non gli insegnano ad applaudire; se loro figlio vince la partita è un grande, se perde invece ... sportività zero. Tu però l'hai fatto diventare romanista con l'inganno.Lo confesso. Quando aveva due anni e mezzo gli ho fatto sparire tutti i pupazzi e gli ho detto che erano stati i Laziali. Poi glieli ho fatti riavere e gli ho detto che erano stati i Romanisti. Ha funzionato. Gli farebbe piacere un fratellino o una sorellina?Non è arrivato e ormai non ce lo chiede più. Fra un po' ci porterà a casa la fidanzatina. Separazioni, divorzi, famiglie allargate. E i nostri figli?Dipende da come noi genitori ci comportiamo tra di noi. Davanti ai figli bisogna mordersi la lingua: o si parla bene del coniuge o non se ne parla. Mai lasciarsi scappare un insulto: se no il trauma per i figli è inevitabile. E quando ci si separa?Meglio che stare insieme ma infelici. Anche qui si deve raccontare la verità: mamma e papà non si amano più ma non è colpa tua. Fondamentale è esserci sempre per i figli. Anche se si vive separati, il figlio deve sentire la tua presenza. Non deve sentirsi abbandonato.Alla fine, un dubbio: dato che per te il web è un mondo a parte, ci andrai almeno per leggere questa intervista?Ci vado, lo giuro. Stavolta ci vado.Autrice: Fabrizia Sacchetti