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Mamme che accusano le mamme sui social: perché succede e come disinnescare la bomba

di Rosy Maderloni - 20.07.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Mamme che accusano le mamme o “mom shaming”: quando sono le mamme vittime dell’odio in rete spesso dietro ai leoni da tastiera si celano altre donne. Perché accade?

Mamme che accusano le mamme sui social: perché succede

È successo un'altra volta. Succede sempre più frequentemente: mamme accusano altre mamme sul web perché "osano" condividere gli aspetti meno idilliaci della vita da genitori.

Le madri influencer sono le più bersagliate: l'ultima "vittima" in ordine cronologico è Paola Turani. Modella e attiva sui social con oltre due milioni di follower, ha subito quello che gli esperti chiamano "mom shaming", una valanga di insulti sul suo profilo per aver commentato che a 9 mesi il suo Enea "adesso il ragazzo è bello impegnativo" e per aver confidato che "questi 9 mesi ci hanno messi a dura prova". Apriti cielo. La pioggia di insulti e di commenti d'odio non si è fatta attendere: si passa dal "hai voluto un figlio e ora ti lamenti?" al "e pensa a chi deve timbrare il cartellino". Questo il tenore delle esternazioni più "sobre". Come lei sono altre le star che hanno ricevuto accuse di ogni genere sul loro ruolo di madri: Chiara Ferragni, Elena Santarelli e Gigi Hadid sono alcune tra tante considerate "ree" a vario titolo di aver ottemperato non troppo diligentemente ai doveri materni secondo i tribunali virtuali delle community di mamme.

Ma perché le mamme accusano altre mamme sui social? Come invertire questa tendenza e creare alleanza in rete? Ne parliamo con Paola Campanaro, psicopedagogista titolare del Centro Clinico La quercia di Vicenza.

In questo articolo

La fatica dell'essere genitori è ancora un tabù?

La fatica dell'essere genitori è ancora un tabù? La maternità va vista solo come qualcosa di idilliaco?

"Proprio così: la maternità sembra essere più un tabù, quando concepita come un periodo idilliaco della vita è più una favola che una realtà. Personalmente quando sento che una mamma mi dice che va tutto bene mi chiedo se stia mentendo, in quanto ci troviamo in un contesto di normalità se nei primi mesi di vita del bambino i genitori assumono un ruolo di difesa del piccolo, con tutte le fatiche che comporta.

Nella nostra società i "cuccioli" impiegano anche 20 anni per diventare autonomi! L'impegno materno è importante nei primi mesi di vita e la donna soprattutto si mette a nudo, letteralmente con il parto e poi oltre, con le fatiche dei dolori post partum, dell'allattamento, del bambino che piange, che morde il capezzolo, che non vuole dormire, che tira i capelli. Cosa attira una madre verso la cura del piccolo? L'amore certamente, ma a livello biologico i neonati emanano un profumo dolce e hanno pupille grandi, elementi necessari a infondere il desiderio di accudimento. Quello che sta accadendo è che mentre assistiamo a uno sdoganamento di molti temi, sulla bellezza e le curve del corpo, sulle proprie scelte e volontà, ancora non accettiamo che sulla maternità si possa dire tutto. Ciò che dovrebbe preoccupare è che i pensieri legittimi di stanchezza e fatica, quando non espressi liberamente, possono diventare agiti ben più pericolosi".  

Mamme che accusano le mamme: cosa attira l'odio in rete contro le mamme influencer?

Cosa attira l'odio in rete delle mamme influencer? Perché soprattutto sono altre mamme ad attaccare (così sembra)?

"Abbiamo ormai tutti imparato a conoscere il significato del termine hater. Abbondano sui social e sappiamo che possono essere anche molto pericolosi – premette Campanaro -. Gli haters si trovano anche nell'ambito della maternità e possiamo osservare come chi scrive minacce o pesanti critiche stia sfogando una frustrazione, stia cercando di sentirsi meglio criticando o umiliando gli altri così da credersi migliore. Si tratta di dinamiche adolescenziali, logiche da bullismo: è importante che queste esternazioni siano normate e sanzionate. Quello che non è forse scontato sapere è che quando si colpisce non si ha davvero coscienza di chi c'è dall'altra parte. Nel caso del mom shaming andrebbe soppesato il fatto che la depressione post partum non si presenta soltanto nei primi mesi di vita del bambino ma può comparire anche più in là nel tempo: la competizione sui social in cui si osservano madri perfette può far sentire sbagliate e far cadere in una voragine.

Del resto sui social tendiamo a pubblicare i nostri successi anche se alcune mamme vip hanno iniziato a parlare della loro depressione post parto, la normalità che mostriamo e che vediamo negli anni sembra sempre così positiva tanto che può mettere in crisi chi si sente sbagliato".

Come instaurare un circuito virtuoso tra mamme in rete?

Come instaurare un circuito virtuoso tra mamme in rete?

"Se accettiamo che questi episodi siano classificabili come bullismo della rete – chiarisce la psicopedagogista – dobbiamo riconoscere che ci sono 3 ruoli in questa dinamica:

  1. c'è l'hater
  2. ci sono gli astanti
  3. c'è la vittima

Il primo potrebbe soffrire di una bassa autostima e avere buon tempo libero che trascorre su internet: la sua difficoltà a empatizzare lo porta ad attaccare. I temi che stanno a cuore nel caso delle mamme che attaccano altre mamme sono diversi e variano da:

  • quantità e tipologia di foto postate (troppe, troppo poche, senza bimbi?)
  • forma fisica della neomamma
  • ritorno al lavoro o la condivisione del non lavorare della neomamma
  • allattamento, quando si comunica che si intende passare al biberon

Gli astanti intervengono appoggiando o meno i commenti dell'hater: un like non è una propria esposizione ma la reaction conferma al bullo che può dire e che si condivide quanto scrive. A costoro sarebbe consigliabile l'indifferenza, il non alimentare certe affermazioni pericolose.

La vittima infine è necessaria perché il meccanismo sussista: non sempre le persone sono in una fase della vita in cui si sentono forti e la maternità, per tutti i motivi naturali di cui abbiamo parlato, può far sentire la donna più fragile e vulnerabile. Nel momento in cui la vittima si mostra ferita o reagisce presta il fianco all'hater. I suggerimenti che darei a una potenziale vittima sono di:

  • Usare indifferenza verso questi attacchi, ignorarli come modo per spegnerli
  • Staccare dai social per un po', prendersi una pausa se si sente che si soffre
  • Difendersi con l'ironia, rispondere con il sarcasmo all'odio è un modo efficace per ridimensionarlo

Può capitare a tutti di essere vittima dell'odio o dell'invidia sui social.

È importante non farsi sopraffare dai sentimenti negativi. Non dimentichiamo che il buono risiede nella maggior parte delle interazioni e questi odiatori non devono avere il sopravvento sull'utilizzo sano dei social".

Mamme che attaccano altre mamme sul web: come stare sui social senza subirne troppo l'influenza negativa?

Mamme che attaccano altre mamme sul web: Come stare sui social senza subirne troppo l'influenza negativa?

"Penso a 4 semplici suggerimenti che tutti noi possiamo adottare quando leggiamo o scriviamo sui social per commentare post di mamme famose o per raccontare online la nostra vita di genitori – conclude Campanaro -:

  • sii autentico, quando posti qualcosa o commenti, fallo in modo naturale. non costruito.  
  • sii pronto alle critiche
  • non puoi andare bene a tutti (quando scrivi una cosa tratta dalla tua esperienza)
  • promuovi un modello virtuoso sui social e sii di esempio per gli altri
  • prima di postare qualcosa poniti la domanda "voglio raccontare di me o voglio esibire, mostrare, parlare di mio figlio?". La differenza è sottile ma devo occuparmi da ora di quando mio figlio sarà più grande e si troverà tonnellate di materiale sul web che noi genitori abbiamo deliberatamente pubblicato e con cui dovranno presto farci loro i conti".

Non ultimo, le mamme influencer in diversi casi sono accompagnate con supporti psicologici in quanto mettendo costantemente a nudo la propria vita, possono avere bisogno di ritrovare un nido, un senso di casa che la vetrina dei social può negare".

L'intervistata

L'intervistata è Paola Campanaro, psicopedagogista titolare del Centro Clinico La quercia di Vicenza.

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