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Manovra, asili nido gratis già dal primo gennaio

di Sara De Giorgi - 12.11.2019 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
In audizione sulla manovra, il ministro Gualtieri ha dichiarato che l'aumento dei bonus per gli asili nido permetterà la gratuità degli asili nido per la grande maggioranza delle famiglie italiane e che  la misura scatterà dal primo gennaio.

L'obiettivo del nuovo governo secondo il quale gli asili nido saranno presto gratis potrebbe essere raggiungibile già dal primo gennaio 2020. Il premier Giuseppe Conte ha indetto per giovedì una riunione della maggioranza, durante la quale si dicuterà sui tempi e sulle modalità della nuova legge di bilancio.

Intanto Roberto Gualtieri, ministro dell'Economia, in audizione sulla manovra, ha dichiarato che l'aumento dei bonus per gli asili nido permetterà «la sostanziale gratuità degli asili nido per la grande maggioranza delle famiglie italiane, importante anche dal punto di vista del sostegno all'occupazione femminile».

La misura scatterà dal primo gennaio, anche si era parlato di settembre. Il ministro ha poi affermato che è previsto l'aumento dei posti al nido che sono attualmente insufficienti soprattutto nel Sud Italia e che nel prossimo triennio saranno erogati 2,8 miliardi in più per la famiglia.

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Inoltre, Luigi Federico Signorini, vice direttore di Bankitalia, ha affermato che «Gli effetti del bonus per gli asili nido sono potenzialmente rilevanti», ma che la decisione «di legarlo all'Isee potrebbe scoraggiare l'offerta di lavoro di un secondo percettore di reddito, specie in prossimità delle soglie che determinano l'ammontare dell'importo: tanto più in quanto le rette che le famiglie pagano per gli asili nido sono già modulate in funzione dell'Isee. L'esperienza potrà dare indicazioni utili per definire l'assetto a regime delle misure di sostegno alla famiglia».

Infine, nel documento realizzato durante l'audizione a Palazzo Madama, è scritto anche che «l'offerta di posti nelle strutture per la prima infanzia è inadeguata». In più, è ricordato pure che il rapporto tra i posti e l'utenza potenziale nel 2016-17 era secondo l'Istat «in media pari al 24%, assai al di sotto del target del 33% fissato dal Consiglio europeo per favorire la conciliazione della vita familiare con quella lavorativa».

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