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9 settembre, giornata mondiale della sindrome feto-alcolica

di Luisa Perego - 08.09.2023 - Scrivici

fas
Fonte: shutterstock
Difetti alla nascita, disturbi dell'apprendimento e malattie mentali sono i disturbi che possono colpire il feto se si assume alcol in gravidanza. Per evitarli? Basta scegliere di non bere nei nove mesi. Questo il messaggio lanciato in occasione della giornata mondiale della sindrome feto-alcolica.

In questo articolo

Giornata mondiale della sindrome feto-alcolica

In tutto il mondo 70 milioni di persone soffrono delle conseguenze dell'esposizione all'alcol prima della nascita, quando erano ancora nel grembo materno. Circa il 60% delle donne beve alcol durante la gravidanza ed ogni anno nascono circa 120 mila bambini (in Italia quasi 2500) che probabilmente svilupperanno lo spettro dei disordini feto-alcolici (FASD).

Le malattie più comuni sono

  • difetti alla nascita,
  • disturbi dell'apprendimento,
  • problemi comportamentali
  • e malattie mentali.

Sono quelli che i medici chiamano "disordini feto-alcolici" (Fasd), e ne sono affetti circa l'1% dei bambini negli Stati Uniti e almeno il 2% in Europa. Si tratta di una grande eterogeneità di anomalie fisiche e neuro- comportamentali, di gravità molto variabile e relative sequele, che possono colpire il nascituro esposto all'alcol durante la gravidanza e l'allattamento.

In occasione della giornata mondiale della sindrome feto-alcolica, che si celebra ogni anno il 9 settembre, il messaggio lanciato alle donne in gravidanza è quello di non bere alcol durante la gestazione: l'European Fasd Alliance ha posticipato il consueto ritrovo annuale per fare il punto sulla malattia, causa coronavirus. 

Come risporta la Sin, la Società italiana di neonatologia, molte donne in gravidanze sono erroneamente convinte che consumare vino, birra, liquori, amari o superalcolici in maniera "moderata" non comporti problemi per il feto. Da noi in Italia spesso è un fattore culturale: l'alcol è accettato e viene associato spesso a immagini positivi, come il "bicchiere di vino che fa buon sangue". La conseguenza è che l'Italia è tra le nazioni al mondo con prevalenza maggiore di sindrome feto-alcolica.

Sono poche le donne informate del fatto che il consumo di alcol in gravidanza sia sempre nocivo a prescindere dalla quantità assunta e dalle volte in cui viene consumato. 

Sindrome Feto-alcolica: l’ISS raccomanda “zero alcol” in gravidanza

In Italia la campagna di sensibilizzazione contro la sindrome feto-alcolica è sostenuta dall'Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute.

Ecco le dieci raccomandazioni dell'Istituto Superiore di Sanità alle donne in gravidanza:

  1. consumare bevande alcoliche in gravidanza aumenta il rischio di danni alla salute del bambino
  2. durante la gravidanza non esistono quantità di alcol che possano essere considerate sicure o prive di rischio per il feto
  3. il consumo di qualunque bevanda alcolica in gravidanza nuoce al feto senza differenze di tipo o gradazione
  4. l'alcol è una sostanza tossica in grado di passare la placenta e raggiungere il feto alle stesse concentrazioni di quelle della madre
  5. il feto non ha la capacità di metabolizzare l'alcol che quindi nuoce direttamente alle cellule cerebrali e ai tessuti degli organi in formazione
  6. l'alcol nuoce al feto soprattutto durante le prime settimane e nell'ultimo trimestre di gravidanza
  7. se si pianifica una gravidanza è opportuno non bere alcolici e si è già in gravidanza è opportuno interromperne l'assunzione sino alla nascita
  8. è opportuno non consumare bevande alcoliche durante l'allattamento
  9. i danni causati dall'esposizione prenatale dall'alcol, e conseguentemente manifestati nel bambino, sono irreversibili e non curabili
  10. si possono prevenire i danni e i difetti al bambino causati dal consumo di alcol in gravidanza, evitando di consumare bevande alcoliche

Sul portale del Ministero è attiva anche la pagina sulla Sindrome Fetoalcolica.

I rischi dell'alcol in gravidanza

L'uso di sostanze stupefacenti e alcol nel periodo della gravidanza può avere effetti avversi sulla salute della donna e del feto. Le donne sono a più alto rischio di sviluppare un disturbo da uso di sostanze (DUS) durante il periodo fertile rispetto agli uomini perché, nel fenomeno della "addiction", esiste una differenza di genere che le rende più suscettibili a passare dall'uso sporadico, all'uso problematico e, infine, al disturbo da uso di sostanze conclamato.

Il consumo di alcol in gravidanza è comune in molti Paesi e circa il 10% delle donne nella popolazione generale consuma alcol durante la gravidanza (Rapporti ISTISAN 23/3).

Non essendo stata a tutt'oggi stabilita una dose di alcol sicuramente esente da rischi durante la gravidanza, la Società Italiana di Neonatologia (SIN), in occasione della Giornata mondiale della sindrome feto-alcolica e disturbi correlati, che si celebra il 9 settembre, ribadisce che è opportuno astenersi completamente durante tutto il periodo.

Il consumo cronico di quantità eccessive di alcol può, infatti, causare seri problemi a madre e neonato, aumentando il rischio di abortività spontanea, morte intrauterina, sindrome della morte improvvisa in culla, parto pretermine, basso peso alla nascita, ma, in particolar modo, può essere responsabile dell'insorgenza di difetti dello sviluppo fetale a carico di vari organi e apparati e di disabilità dello sviluppo neurocognitivo infantile. Queste disabilità, conseguenti all'esposizione all'etanolo in utero, sono note come Disturbi dello Spettro Alcolico Fetale (FASD) e la FAS, o Sindrome Feto Alcolica, ne è la forma clinica più grave.

Nell'ambito del complesso quadro della FAS, le sostanze alcoliche possono, inoltre, causare la Sindrome da Astinenza Neonatale (SAN), una condizione patologica causata dalla brusca cessazione dell'effetto di queste sostanze, cronicamente assunte dalla madre in gravidanza e trasferite al feto per via placentare.

Sebbene ci siano interventi efficaci per arginare e prevenire i rischi correlati all'alcol, molte donne in gravidanza, in Europa, continuano a bere e ci sono ancora poche azioni in atto a livello regionale e nazionale.

Dai Rapporti ISTISAN 23/3 si evince, infatti, che l'Unione Europea ha i tassi più alti al mondo di FASD, oltre 2,5 volte la media globale.

"Da anni, come Società Italiana di Neonatologia, insieme al Ministero della Salute e all'Istituto Superiore di Sanità, auspichiamo ad aumentare la consapevolezza nelle donne in gravidanza, in età fertile e che stanno programmando una gravidanza, attraverso campagne di comunicazione e prevenzione", afferma il Dott. Luigi Orfeo, Presidente SIN. "È importante, infatti, garantire un'informazione quanto più corretta, immediata ed esauriente possibile, che renda le donne consapevoli, evitando di esporre loro ed i nascituri ai rischi di danni evitabili, sostenendo uno stile di vita più sano e azzerando il consumo di alcolici".

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