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Cromoterapia: non ci sono evidenze sulla sua efficacia

di Simona Regina - 01.12.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Cromoterapia? I colori ci condizionano? E i bambini? Non ci sono evidenze scientifiche sull'efficacia della terapia dei colori

In questo articolo

Cromoterapia: cos'è

Che la cromoterapia sia una scienza, è tutto da dimostrare. In altre parole, non ci sono evidenze scientifiche che attestino l'efficacia della "terapia dei colori": dell'esposizione a radiazioni elettromagnetiche di diverse frequenze per curare malattie di vario genere.

I colori hanno un significato?

Ma ai colori - a quanto pare - vengono attribuiti effetti nel modulare il ritmo sonno-veglia e i sistemi che regolano lo stress. Le tonalità dell'azzurro e del verde, per esempio, pare abbiano un effetto rilassante, rassicurante: per questo sono colori molto ricorrenti nelle corsie degli ospedali.

Al contrario il rosso è un colore che attiverebbe la nostra attenzione.

Una cosa è certa: non viviamo in un mondo in bianco e nero e il colore è un aspetto fondamentale della percezione umana. Tanto che i suoi effetti sulla cognizione e sul comportamento hanno incuriosito generazioni di ricercatori e ricercatrici, come illustra uno studio pubblicato su Science sull'effetto del colore sulle prestazioni cognitive. In particolare, il team dell'University of British Columbia si è concentrata su due colori primari, il rosso e il blu.

I colori potrebbero influenzare la cognizione e il comportamento attraverso associazioni apprese. Per esempio il rosso è frequentemente associato al pericolo e all'errore: si pensi al rosso del segnale stradale che ci intima di fermarci, dei lampeggianti delle ambulanze che ci avvisa di un'emergenza in corso e delle correzioni della maestra. Al contrario il blu è spesso associato alla tranquillità, alla pace, agli spazi aperti: si pensi all'immensità del cielo che ci abbraccia.

Per questo, il rosso attiverebbe il nostro stato vigile e dovrebbe migliorare le prestazioni in quelle attività che richiedono un'attenzione focalizzata. Mentre il blu dovrebbe migliorare le prestazioni nelle attività creative.

Allora, di che colore dipingere le pareti di una struttura educativa?

Gli autori di questo articolo suggeriscono che, a seconda della natura del compito, dell'attività che si deve svolgere in un determinato ambiente, la scelta potrebbe prediligere una palette diversa.

Se il compito richiede l'attenzione vigile delle persone (per esempio, memorizzare informazioni importanti o comprendere gli effetti collaterali di una determinata azione), allora meglio il rosso. Se, invece, l'attività richiede creatività e immaginazione (come per esempio, progettare qualcosa) allora il blu potrebbe essere la scelta migliore.

Da qui però a dire che i colori possano avere effetti terapeutici, è ancora tutto da dimostrare: al momento non abbiamo prove scientifiche sull'efficacia dello spettro visibile (i colori) delle radiazioni elettromagnetiche nel curare le malattie. Nemmeno l'insonnia, come chiarisce la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri.

Pertanto, attenzione a ricorrere a una "pseudo" terapia in sostituzione di una terapia di cui è stata dimostrata sicurezza ed efficacia.

Scienza? Pseudoscienza

Il chimico e divulgatore scientifico Silvano Fuso ha raccontato la storia della cromoterapia sulle pagine di Scienza e paranormale del Cicap.

"Nel 1861, in America, un generale di nome Augustus J. Pleasanton maturò la convinzione secondo la quale la luce del Sole, filtrata attraverso vetri blu, acquistava proprietà curative. E, nel 1871, pubblicò pure un libro dal titolo The influence of the blue ray of the sunlight and the blue color of the sky (trad: "L'influenza del raggio blu del sole e del colore blu del cielo") che venne stampato su carta blu. Un certo dott. Seth Pancoast di Filadelfia lo imitò pubblicando un libro dal titolo Blue and red light ("Luce blu e rossa"), stampato in caratteri blu su carta bianca con bordo rosso, sostenendo che entrambi questi colori avevano una loro specificità terapeutica".

Pleasanton affermava che il blu era il primo rimedio in caso di ferite, ustioni o dolori.

Nel 1920, racconta sempre Fuso, un altro militare, il colonnello indiano Dinshah Pestanji Framji Ghadiali, inventò la "spettrocromoterapia". E per oltre trent'anni numerosi pazienti si sono sottoposti alla sua terapia.

"Egli costruì una macchina chiamata "spettrocromo": consisteva in una forte sorgente luminosa davanti alla quale potevano essere inseriti filtri colorati. Per ogni patologia, Ghadiali suggeriva luci di colori diversi, unite a prescrizioni dietetiche. Pubblicò una voluminosa enciclopedia in tre volumi dal titolo Spectro-Chrome Metry Encyclopedia, un periodico mensile dal titolo Spectro-Chrome… e istituì addirittura uno Spectro-Chrome Institute, nel New Jersey: frequentato da pazienti che, dietro versamento di una cospicua somma di denaro, potevano utilizzare lo Spettrocromo". Ma per la sua attività, Gadhiali fu coinvolto in diversi processi con l'accusa di truffa.

Un approccio che sa di fuffa. Secondo Ghadiali esisterebbe un colore specifico/una vibrazione energetica che seda o stimola il flusso di energia in ciascun organo, provocando una reazione biochimica naturale… per cui conoscendo l'azione dei diversi colori sui diversi organi, si può applicare il colore più appropriato per riequilibrare l'azione dell'organo che sta funzionando male. In altre parole, secondo Ghadiali si potrebbereo curare le malattie ripristinando il normale equilibrio delle energie cromatiche del corpo: ci si può curare con le onde di energia!!!!!

Alle presunte "energie che curano", Silvano Fuso ha anche dedicato il libro Energie misteriose. Viaggio tra scienza e non scienza (C1V, 2016 con la prefazione di Edoardo Boncinelli, qui una presentazione video). 

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