Interviste

Il disordine fa bene (anche ai bambini): quattro consigli ai genitori

Di Sara De Giorgi
caos
08 Gennaio 2019
Spesso, noi genitori siamo così tanto abituati all'idea di ordine da non riuscire ad apprezzare le virtù del disordine, che sono molte. Abbiamo intervistato il giornalista ed economista Tim Harford, autore del libro "Che Casino!" e strenuo sostenitore dell'utilità del disordine per la creatività e per la produttività. A lui abbiamo chiesto di spiegarci qualcosa in più sull'importanza, nella vita, di accettare sempre l'imprevisto. 
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È certamente più comodo, in qualsiasi situazione, avere un piano perfetto, ordinare tutto a puntino ed eliminare ogni distrazione. Ma essere ordinati in modo quasi maniacale non è sempre utile come si crede. Anzi, se a volte l'organizzazione aiuta molto, in altri casi, invece, siamo così tanto abituati all'idea dell'ordine da non riuscire ad apprezzare le virtù del disordine, che sono molte.

Il disordine fa bene alla creatività e alla produttività

 

In particolare, alcune persone affermano di trovarsi a proprio agio solo ed esclusivamente nel disordine: potrebbero avere ragione, secondo quanto sostiene l'economista, divulgatore scientifico e giornalista inglese Tim Harford, autore del libro Che Casino! Il potere del disordine per tirar fuori il meglio di noi stessi pubblicato da Egea Editore nel 2018. Harford, nel suo libro, ha raccontato - citando anche personaggi famosi come Steve Jobs, Martin Luther King e Donald Trump - molte storie significative, che valgono come esempi per dimostrare l’importanza di non esagerare con l’ordine e con gli schemi in un mondo già caotico.

 

Abbiamo intervistato lo scrittore, chiedendogli di spiegarci qualcosa in più sull'utilità del disordine e sull'importanza di accettare sempre l'imprevisto.

 

L’utilità del disordine per la creatività e per la produttività

 

L'idea di scrivere un libro che parlasse del disordine è venuta fuori gradualmente e da un processo complicato. L'autore ci ha spiegato che: «Si tratta di un argomento che interessa molto agli economisti, dal momento che un'economia competitiva è sempre al confine tra ordine e caos. Ma più ho esaminato l'argomento, più ho trovato ambiti interessanti, dalla sicurezza nell'ambito delle compagnie aeree al jazz, ecc. Così, mi sono molto divertito a scrivere il libro».

 

Quali sono i vantaggi di affrontare la vita affidandosi, in gran parte, all'improvvisazione?


 

Per Tim improvvisazione significa "rispondere a qualcosa di nuovo", piuttosto che appoggiarsi a una vecchia sceneggiatura o ad un piano che non va più bene. «C'è un lato oscuro in tutto ciò: nel libro descrivo l'uso dell'improvvisazione per destabilizzare i propri avversari. Un esempio sono personaggi molto combattivi come Jeff Bezos di Amazon, il generale tedesco Erwin Rommel e il presidente Trump: loro hanno usato questa tattica in modo molto efficace».

 

«Ma», ha chiarito Harford, «c'è anche un lato molto positivo: quando improvvisiamo ci apriamo a nuove possibilità, correndo un rischio e rispondendo all'azione delle persone che ci circondano. Nel libro descrivo anche l'uso dell'improvvisazione nei grandi discorsi di Martin Luther King, nelle strategie per affrontare la demenza e, naturalmente, parlo dell'improvvisazione nella musica. Ma forse l'esempio più ovvio è la classica e proficua conversazione faccia a faccia».

 

Infatti, secondo lo scrittore, è ormai normale che le persone comunichino tramite e-mail, social media o messaggi di testo: ciò consente loro di ritardare, di pianificare o anche di fare affidamento su una risposta automatica.

 

«Molte persone si sentono più a loro agio in questo modo e, come sostiene, nel libro, uno studente delle scuole superiori, il problema di una vera conversazione è che "avviene in tempo reale e non puoi controllare quello che dirai". Ma sappiamo tutti che, se riusciamo a superare il nostro bisogno di ordine e controllo, possiamo avere una conversazione profonda in cui ascoltare davvero, essere sorpresi o deliziati e produrre, in seguito, una risposta originale. Tali conversazioni sono alcune delle esperienze più soddisfacenti che una persona possa avere nella sua vita».

 

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"Devi avere il caos dentro di te per dare alla luce una stella danzante", ha scritto Nietzsche. Come e perché il caos influenza la nostra creatività?

 

Per Harford ci sono due ragioni. «La prima è psicologica, la seconda è più tecnica. La spiegazione psicologica è che le situazioni inattese catturano la nostra attenzione. Ho intervistato Brian Eno, che ha collaborato con David Bowie e molti altri grandi artisti. Lui stesso mi ha detto che "nemica del lavoro creativo è la noia" e che, invece, "amica del lavoro creativo è la prontezza". Cerchiamo situazioni familiari e prevedibili perché ci fanno sentire a nostro agio, ma queste annoiano e smorzano la nostra creatività».

 

Invece, per lo scrittore, una situazione più imprevedibile, con decisioni rapide, collaborazioni difficili o strumenti non convenzionali, è più scomoda, ma produce una grande risposta creativa. «Un esempio famoso è quello che ha come protagonista il pianista jazz Keith Jarrett, che improvvisò la sua più celebre esibizione su un pianoforte rotto e dopo essere stato spinto a suonare quando non voleva: il "cattivo piano" produsse alcuni dei suoi pezzi più famosi».


La ragione più tecnica è che gli ostacoli o le interruzioni casuali ci costringono a cercare una gamma più ampia di possibili soluzioni. «Ciò vale nel caso degli artisti, ma anche in quello dei pendolari (ci sono evidenze del fatto che gli scioperi dei trasporti spingano, ad esempio, le persone a trovare percorsi migliori) e, infine, vale anche per gli algoritmi del computer (che usano molto spesso la casualità per aiutare la ricerca di soluzioni)».

 

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Quindi, la nostra fiducia nell’organizzazione personale è giustificata o mal riposta?

 

«L'ordine e l'organizzazione possono funzionare molto bene, ma spesso li adoperiamo nelle situazioni sbagliate. Ad esempio, speriamo che l'algoritmo di una app di appuntamenti ci indichi la persona perfetta, anche se non ci sono prove che ciò sia vero.

 

Accade lo stesso quando facciamo sforzi per gestire il nostro tempo. Le prove suggeriscono che il tentativo di pianificare un sacco di appuntamenti e di attività in un periodo di tempo ristretto ci si ritorce contro: saltano le scadenze e ci demotiviamo. Obiettivi più semplici, meno pianificazione e orizzonti temporali più lunghi producono risultati migliori. Dunque, essere organizzati va bene, ma solo se si organizzano le cose che possono essere organizzate, non le cose che saranno sempre disordinate».

 

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Ecco i consigli dell'autore che i genitori possono seguire da subito con i loro bambini

 

1. Lasciate che sperimentino insuccessi e difficoltà. Garantisco che prima o poi falliranno in qualcosa (a meno che non provino mai), quindi è meglio permettere loro di fallire presto. Sosteneteli, incoraggiateli, confortateli, ma non cercate di rendere tutto perfetto.

 

2. Quando la situazione è confusa o frustrante, cercate l'opportunità. Come il grande spettacolo di pianoforte di Keith Jarrett - o i pendolari che hanno trovato un modo migliore per lavorare durante uno sciopero - potreste scoprire che un problema è in realtà un suggerimento per trovare un modo migliore in futuro.

 

3. Lasciateli giocare. Ho tre figli e conosco la tentazione di farli divertire costantemente, pianificare il loro tempo, iscriverli a sport vari e a club o, peggio ancora, metterli davanti agli schermi dei computer tutto il giorno. Ma sono sempre sorpreso di quanto velocemente trovino qualcosa di interessante da fare se li si lascia tranquillamente annoiare. 

 

4. Lasciate che facciano un casino nella loro stanza. Riporto nel libro alcune incredibili ricerche sugli impiegati la cui scrivania è riordinata e svuotata da altri: è molto dannoso per la loro felicità e produttività. Non è piacevole vedere un casino, ma preferirei che i miei figli si sentissero capaci di controllare uno spazio disordinato, piuttosto che frustrati e impotenti in una camera da letto ordinata».

 

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