Tecnologia e bimbi

Educare i bambini alla tecnologia, 4 consigli pratici per genitori

Di Sara De Giorgi
bimbopc
25 Marzo 2019
Il rapporto tra tecnologia e bambini: un tema complesso e dibattuto. Al riguardo abbiamo intervistato Jordan Shapiro, scrittore americano ed esperto di competenze digitali e di tecnologia nell’istruzione, che ci ha offerto alcuni consigli pratici e "alternativi" su come un genitore può educare i figli in modo efficace in un mondo ormai iperconnesso.

 
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Device digitali (videogiochi, smartphone, ecc.) e bambini: una relazione complessa e su cui si è molto dibattuto e si discute tuttora. Ma qual è la verita? I bambini possono approcciarsi al mondo tecnologico serenamente o occorre dare loro rigide restrizioni? A fare un po' di chiarezza ci ha pensato lo scrittore americano Jordan Shapiro, docente di filosofia, esperto di comunicazione e autore del libro Il metodo per crescere i bambini nel mondo digitale, edito in Italia da Newton Compton Editori. Abbiamo intervistato Shapiro, uno dei massimi esperti mondiali di competenze digitali e di tecnologia nell’istruzione, che ci ha raccontato come nel suo libro, che ha avuto grande successo, abbia proposto un metodo educativo "alternativo" in relazione a bambini e cultura digitale, con consigli pratici su come un genitore può educare i figli in modo efficace in un mondo ormai iperconnesso.

 

 

Il metodo per crescere i bambini nel mondo digitale

 

 

L'idea del libro è nata mentre l'autore guardava i suoi figli giocare. «Ho capito che sarebbero cresciuti in un mondo molto diverso da quello in cui sono cresciuto io, e che molte delle loro esperienze fondamentali sarebbero state diverse dalle mie. Gran parte della vita dei miei figli riguarda il gioco digitale. E mi sono chiesto: "Cosa significa per l'umanità nel suo complesso? Come cambierà la cultura? La società? E la civiltà?"».

 

«Poi ho realizzato che stavo formulando le mie domande in modo sbagliato, perché i device digitali non ci usano, ma siamo noi che li usiamo. Non dovremmo chiederci cosa farà la tecnologia ai nostri figli. Invece, dovremmo chiederci come possiamo educare i nostri bambini a usare la tecnologia in modo che siano allineati con i nostri valori e, inoltre, ad adoperarla per creare il tipo di mondo in cui vogliamo che vivano. I dispositivi digitali esistono, vanno ovunque e sono qui per restare. Quindi, abbiamo bisogno di accogliere e di superare le sfide che questa nuova tecnologia presenta, non di lamentarci dell'esistenza di queste sfide. Gli adulti devono smettere di trovare capri espiatori e iniziare ad assumersi la responsabilità del futuro».

 

 

Come devono comportarsi i genitori se i

figli passano troppo tempo davanti ai videgiochi?

 

 

Secondo Jordan Shapiro i giochi digitali sono, in qualche modo, come tutti gli altri giochi e, allo stesso tempo, diversi.

 

«Da un lato, dobbiamo riconoscere che quando i nostri figli giocano in una "vasca di sabbia" digitale, stanno creando competenze sociali ed emotive per un mondo connesso. Stanno imparando a mediare le loro esperienze attraverso un set specifico di strumenti. D'altra parte, se i nostri bambini passano tutto il loro tempo a sviluppare competenze digitali e non costruiscono relazioni sociali face-to-face, c'è effettivamente un problema».

 

«Penso che gli adulti dovrebbero chiedersi: "qual è la percentuale delle nostre interazioni sociali digitali rispetto a quelle faccia a faccia?". Per quanto mi riguarda circa il 50 o il 60% delle mie interazioni sono ora digitali. Quindi, se volessi dare priorità assoluta alle abilità sociali relazionali face-to-face dei miei figli, sarebbe strano. Invece, l'importante è mirare a un equilibrio, riconoscere l'importanza di entrambe le tipologie di relazioni».

 

 

Allora non dobbiamo preoccuparci se i nostri bambini già da piccolissimi adoperano dispositivi digitali come smartphone e tablet?

 

 

«Beh, penso che in realtà dipenda dal bambino. Ci sono cose non digitali molto importanti di cui i bambini piccoli hanno bisogno. Ad esempio, hanno la necessità di esplorare il mondo, di toccare le cose. Hanno bisogno di tanto contatto visivo, di interazione e di dialogo con gli adulti. Se i bambini piccoli hanno già tutte queste cose fondamentali, non farà loro male se i genitori daranno loro, per poco tempo, un tablet. Ma se il bambino resta seduto da solo a guardare uno schermo per tutto il giorno, senza attenzione da parte dei genitori, c'è ovviamente un problema».

 

 

Dispositivi digitali a tavola: sì o no?

 

 

«I benefici di un pasto in famiglia sono ben documentati. Ma questi benefici hanno poco a che fare con il pasto stesso e riguardano la conversazione, la modellazione dell'etichetta e dei comportamenti. Quindi, se tutti sono a tavola a fissare i loro telefoni mandando SMS, giocando con videogame, navigando su Instagram, ecc., i benefici non ci sono più. Comunque, se la tecnologia è utilizzata invece per migliorare una conversazione, per trovare informazioni che conferiscono maggiore profondità all'interazione tra i componenti della famiglia, allora la presenza dei dispositivi tecnologici a tavola è positiva».

 

 

Quante ore dovrebbe trascorrere un bambino fino ai 7/8 anni davanti al computer o al televisore?

 

 

«Questa è una domanda divertente... come se un secondo di troppo possa provocare problemi di sviluppo. Non è così. Tutto dipende dal bambino. Personalmente, invece di dare restrizioni, preferisco avere aspettative positive. Mi aspetto che i miei figli giochino all'aperto, leggano libri, parlino con altre persone, ecc. Se fanno tutte le altre cose che mi aspetto da loro, perché limitare ciò che scelgono di fare con il tempo che rimane? Questo tipo di approccio è il migliore perché incoraggia i bambini a gestire il proprio tempo, ad assumersi le proprie responsabilità, piuttosto che ad obbedire alle regole e agli ordini legati all'agenda dei loro genitori».

 

 

A scuola invece? Si dovrebbero usare i device tecnologici?

 

 

«La scuola è quasi sempre tecnologica. La matita è una tecnologia. La scrivania è una tecnologia. La lavagna è una tecnologia. La carta è una tecnologia. La campanella della scuola è una tecnologia.

 

E in generale, la maggior parte delle materie sono solo strumenti che usiamo per comprendere il mondo e per comunicare in modo collaborativo e sociale. Pertanto, è essenziale che i dispositivi tecnologici siano integrati nell'esperienza scolastica. Dopotutto, oggigiorno, il pensiero matematico ha poco valore se non può essere comunicato digitalmente. Certo, l'aritmetica è importante (lo sarà sempre), ma occorre ricordare che è "teoria": usare e costruire fogli di calcolo è il nuovo skillset. I bambini hanno bisogno di entrambe le cose. E la scuola è precisamente il luogo in cui dovrebbero esercitarsi usando nuovi strumenti per comunicare vecchi concetti. Questo è ciò che la scuola è ed è sempre stata».

 

 

Connessione tra uso di smartphone ed eventuali disturbi psicologici o dell’attenzione: può essere vero, come sostengono alcuni studi?

 

 

«La maggior parte di questi studi è già stata ridimensionata. Per quanto riguarda i disturbi psicologici, i ricercatori di Oxford Amy Orben e Andrew Przybylski hanno esaminato i risultati di uno degli studi più citati e hanno scoperto che si basava su correlazioni deboli e metodi insufficientemente esaustivi. Riguardo ai disturbi dell'attenzione, la ricerca che io ho esaminato suggerisce una correlazione nella direzione opposta: i bambini con disturbi dell'attenzione sono attratti dagli schermi, ma non sono gli schermi a causare disturbi dell'attenzione».

 

 

4 consigli per genitori alle prese con figli attratti dalla tecnologia

 

 

  1.  Evitate regole severe.
    «Spesso desideriamo che i nostri figli sviluppino un rapporto sano con la tecnologia, ma il modo in cui ne parliamo promuove il contrario. Dobbiamo, invece, incoraggiare i nostri figli a integrare positivamente i media digitali nella loro vita. Per questo, "modellazione e moderazione" sono modi di fare migliori della mentalità "ad interruttore on/off"».
  2. Utilizzate i media insieme.
    «La ricerca scientifica è chiara su questo: i bambini hanno bisogno degli adulti per dare un senso alle loro esperienze digitali e online (proprio come alle esperienze di vita reale). Gli studi hanno dimostrato che noi genitori facciamo esattamente il contrario: quasi tutte le interazioni familiari con i media digitali riguardano restrizioni, supporto tecnico o negoziazioni circa limiti e regole. Dovremmo insegnare ai nostri figli a usare gli strumenti digitali in modo da allinearli ai nostri valori, non fare in modo che li immaginino come tentazioni edonistiche».
  3. Avviateli alla vita online e ai social media quando sono piccoli.
    «Ogni genitore sa che quando i bambini sono molto piccoli, vogliono essere proprio come i loro genitori. E questo è un buon momento per iniziare a insegnare loro buone abitudini digitali. Sfortunatamente, i genitori spesso consentono ai bambini il loro primo accesso alla vita online esattamente nel momento in cui essi raggiungono la pubertà o l'adolescenza. È un momento terribile per iniziare: gli ormoni stanno facendo irruzione, i ragazzi vogliono ribellarsi a tutto ciò che dicono i genitori, e sappiamo tutti che gli adolescenti sono attratti da comportamenti a rischio. Perciò non ha senso».
  4.  Non accusate la tecnologia digitale per problemi più profondi.
    «Si parla molto della dipendenza da videogiochi. Ed è devastante quando un bambino sviluppa una relazione malsana con la tecnologia. Ma ricordate che questo è solo il sintomo di un problema psicologico molto più profondo: forse si tratta di fiducia, autostima o trauma. Questi bambini hanno bisogno dei loro genitori che devono fornire loro amore, sostegno e accettazione. A  volte è possibile che abbiano bisogno di un aiuto professionale per i casi più complessi. E, premesso che l'intervento è certamente appropriato in alcuni casi, gli adulti devono sempre ricordare che il capro espiatorio dei videogiochi affronterà solo il sintomo, non la causa».
Jordan Shapiro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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