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Educazione positiva: intervista a Clio Franconi, consulente genitoriale

di Nostrofiglio Redazione - 30.05.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Cos'è l'educazione positiva? Quali sono i benefici? Ne abbiamo parlato con Clio Franconi, Consulente Genitoriale & Facilitatrice in Disciplina Positiva

Educazione positiva: intervista a Clio Franconi, consulente genitoriale

Dialogare, rispettare, fidarsi dovrebbero essere i principi alla base di una relazione, soprattutto nel rapporto genitori-figli. Spesso i conflitti fanno sentire i genitori inadeguati e i bambini insicuri. Vivere il ruolo di genitore con più leggerezza e consapevolezza è possibile cambiando approccio all'educazione. Si tratta di una filosofia educativa che prende il nome di Educazione positiva, un approccio alla genitorialità che permette di raggiungere degli obiettivi educativi nel rispetto dei diritti dei bambini, attraverso un atteggiamento empatico che pone delle regole in maniera autorevole e non autoritaria. 

Abbiamo intervistato sull'argomento Clio Franconi, Formatrice certificata in Disciplina Positiva per Genitori, ideatrice ed organizzatrice del SUMMIT che si è tenuto dal 16 al 21 Maggio, "Educazione positiva - Edizione Fatica Genitoriale". Clio ci ha spiegato molto bene cos'è l'Educazione positiva.

 

In questo articolo

Cosa si intende per educazione positiva e in cosa consiste?

L'educazione positiva fa riferimento a un modo di accompagnare i bambini nella loro crescita, un modo non violento, rispettoso dei bisogni di bambini e genitori.
In letteratura scientifica si parla di "positive parenting" e si fa riferimento a quei comportamenti da parte dei genitori che "massimizzano le probabilità di far crescere bambini e ragazzi in adulti responsabili, sereni, equilibrati".


Corrisponde a quello stile genitoriale definito da Diane Baumrind nel 1966 "autorevole" che prevede sia il rispetto per il bambino, una sintonizzazione sul suo vissuto emotivo, un prendersi cura amorevole ed empatico, sia la fermezza nella definizione dei limiti - contemporaneamente.


Il Consiglio d'Europa nel 2006 ha dato una definizione di genitorialità positiva come "comportamento genitoriale basato sui migliori interessi del bambino che sia accudente, potenziante ("empowering" in inglese, ndr), non violento e che fornisca un riconoscimento e una guida che includano il porre dei limiti per permettere il pieno sviluppo del bambino"

Fonte  https://archive.crin.org/en/library/legal-database/council-europe-recommendation-rec200619-policy-support-positive parenting.html

Positivepsychology.com definisce così l'educazione positiva:


"La genitorialità positiva è la relazione continua di un genitore (o dei genitori) con uno o più figli che comprende la cura, l'insegnamento, la guida, la comunicazione e la soddisfazione dei bisogni di un bambino in modo coerente e incondizionato. (Seay et al., 2014, p. 207)".
Per Godfrey, l'obiettivo della genitorialità positiva è quello di insegnare la disciplina in modo da costruire l'autostima del bambino e sostenere una relazione genitore-figlio reciprocamente rispettosa senza rompere lo spirito del bambino (2019).

Queste definizioni, combinate con la letteratura sulla genitorialità positiva, suggeriscono che la genitorialità positiva:

Implica guidare, implica leadship, implica insegnare. E' prendersi cura, è responsabilizzare, è nutrire, è sensibile ai bisogni del bambino, è coerente. 

Riconosce il positivo, è sempre non violenta, fornisce una regolare comunicazione aperta, fornisce affetto, sicurezza emotiva, calore emotivo, amore Incondizionato. 

Rispetta la fase di sviluppo del bambino, premia i risultati raggiunti, stabilisce dei limiti, mostra empatia per i sentimenti del bambino, sostiene il migliore interesse del bambino.

 


Si appoggia sulle teorie dell'attaccamento, sugli ulteriori sviluppi di Adolf Adler e Rudolf Dreikurs che guardano all'individuo come un essere sociale che ha come bisogno primario quello di sentire un senso di appartenenza al gruppo sociale di riferimento, e ai comportamenti "scorretti"dell'uomo come il risultato di una mancanza di questo sentimento di appartenenza al proprio gruppo sociale.

Alcuni punti essenziali per riassumere:

  • Rispetto del bambino come persona - delle sue capacità e potenzialità sulla base della fase dello sviluppo, cosi come del suo vissuto emotivo
  • Apprendimento con l'esempio (modeling) e l'incoraggiamento: facendo leva sullo sviluppo dell'auto-disciplina, sulla voglia naturale di contribuire e collaborare, e non su leve motivazionali estrinseche come la paura, la punizione o la ricompensa
  • I comportamenti del bambino non sono dovuti a una sua "cattiva" natura o "cattiva" volontà, ma o da una immaturità / competenza non ancora acquisita / comportamento quindi normale per il suo stadio di sviluppo e/o per uno o più bisogni non soddisfatti.

A chi si rivolge?

Si rivolge a tutti. Naturalmente ai genitori; ma anche agli educatori e agli insegnanti, alle figure professionali che accompagnano non solo i bambini, ma anche le famiglie.

Porre le condizioni perché il genitore possa seguire un approccio genitoriale positivo è una responsabilità sociale.

Facendo riferimento sempre al Consiglio d'Europa di cui sopra: 

- riconoscendo che la genitorialità, pur essendo legata all'intimità familiare, dovrebbe essere designata come un ambito di politica pubblica e dovrebbero essere adottate tutte le misure necessarie per sostenere la genitorialità e creare le condizioni necessarie per una genitorialità positiva;


- ricordando il loro impegno a promuovere e perseguire una politica europea comune nel campo degli affari familiari e dei diritti del bambino nell'ambito del Consiglio d'Europa;

- ricordando che le autorità pubbliche hanno un ruolo vitale da svolgere nel sostenere le famiglie in generale e i genitori in particolare, che si esprime attraverso tre elementi fondamentali della politica familiare: trasferimenti pubblici e tassazione, misure di conciliazione tra lavoro e vita familiare, servizi di assistenza all'infanzia e altri servizi;


- considerando che la famiglia è un'unità primaria della società e che la genitorialità svolge un ruolo fondamentale nella società e per il suo futuro;


- consapevoli dei numerosi cambiamenti e delle sfide che le famiglie si trovano ad affrontare oggi e che richiedono un maggiore rilievo e un migliore sostegno alla genitorialità, considerando che tale sostegno è essenziale per i bambini, i genitori e la società nel suo complesso;


- Riconoscendo che tutti i livelli della società hanno un ruolo da svolgere nel sostenere i bambini, i genitori e le famiglie;

-considerando che le autorità pubbliche, in collaborazione con i settori economico e sociale e con la società civile, possono, intraprendendo azioni a sostegno della genitorialità, contribuire a perseguire un futuro più sano e prospero per la società, nonché un miglioramento della qualità della vita familiare;

- Rilevando la necessità di un approccio intersettoriale e coordinato;
- Desiderosi di promuovere una genitorialità positiva come parte essenziale del sostegno fornito alla genitorialità e come mezzo per garantire il rispetto e l'attuazione dei diritti dei bambini,


Raccomanda ai governi degli Stati membri di:
- riconoscere la natura essenziale delle famiglie e del ruolo genitoriale e creino le condizioni
necessarie per una genitorialità positiva nell'interesse del bambino;
- adottino tutte le misure legislative, amministrative, finanziarie e di altro tipo più
opportune, nel rispetto dei principi enunciati nell'appendice alla presente
raccomandazione

Quali sono i benefici dell'educazione positiva?

Se dovessi riassumere al massimo, direi massimizzare le chance di crescere futuri adulti che stiano "bene nella loro pelle".

In altre parole, che si sentano degni di amore indipendentemente dalle loro azioni, dai successi e i risultati raggiunti, semplicemente degni di amore perché esseri umani. Che credano che le loro emozioni (né giuste, né sbagliate) siano un'espressione momentanea che li guidi nella vita; che sappiano ascoltare e prendersi cura dei propri bisogni, che li considerino degni quanto i bisogni di chiunque altro. E da questo poi deriva un saper vivere meglio con se stessi e con gli altri e quindi una società più serena e "sana" in tutti i sensi.


Per tornare al presente, direi che per il genitore tra i benefici ci sono quelli di ridurre lo stress legato all'educazione dei propri figli, di rinforzare il rapporto con loro e quindi "goderseli" un po' di più.

Come si mettono in pratica i principi di questo approccio?

Provando a vedere la situazione con gli occhi (e la mente) del nostro bambino e il comportamento come la parte visibile di un iceberg. Quello che ha spinto il comportamento è la parte sotto l'acqua che ancora non vedo: bisogni nascosti, competenze non ancora sviluppate.
Quindi mostro al bambino che lo capisco, cerco di farlo sentire "visto" da me, che le sue emozioni e i suoi bisogni sono validi - e contemporaneamente lo guido al rispetto di certi limiti, facendo attenzione a che il bambino non si metta in pericolo o non metta in pericolo gli altri.


Questo implica due cose fondamentali:

  1. Il conoscere le fasi dello sviluppo del bambino e alcune basi del funzionamento del cervello,
  2. Priorizzare dei tempi di ricarica personale nei quali coltivare la consapevolezza del mio sentire di adulto. Quali sono le mie emozioni e i miei bisogni, le mie priorità, come posso coltivare compassione nei confronti dei miei limiti e far diventare i miei errori come occasioni di crescita, non come la prova di una mia mancanza o inadeguatezza?

Per fare un esempio, se vedo il mio bimbo di tre anni piangere disperato, scalciando e urlando, perché non gli ho
comprato la barca bellissima che ha visto al negozio, posso:

  • Pensare che sia esagerato, che io stia sbagliando con il mio bambino o che lui sia testardo/oppositivo; quindi posso provare a farlo smettere in un modo o nell'altro, sentendomi un cattivo genitore agli occhi altrui e aumentando notevolmente il mio stress e senso di inadeguatezza; mentre il mio bambino che a 3 anni ancora non sa esattamente perché sente certe cose né perché segue certi impulsi, imparerà che le sue emozioni sono "sbagliate", che lui è un cattivo bambino a sentirle (ovviamente se questo viene ripetuto giorno dopo giorno, non è il singolo episodio a fare la differenza)
  • Oppure posso capire che questo comportamento è normalissimo per la sua età, tenendo conto magari che il bimbo è stanco / ha fame/sete/sonno ed è in un ambiente ricchissimo di stimoli che il suo cervello ancora non sa bene gestire; che magari la mamma è stata tanto con il fratellino appena nato in braccio mentre lui ha passato tutto il giorno al nido dove ha dovuto seguire una serie di regole e ordini; e che quel reclamare la barca era il suo modo di poter affermare una sua volontà, un suo bisogno di attenzione, e anche, semplicemente, di usare inconsapevolmente un pretesto per poter tirar fuori altre tensioni ed emozioni tenute dentro, con la sua mamma che è là per accoglierle. Allora nonostante sia sempre faticoso, posso fermarmi un attimo, guardare il
    mio bimbo negli occhi, prenderlo tra le mie braccia e aiutarlo a calmarsi, sapendo che questa tempesta emotiva poi passa e che io sono là apposta per accompagnare il mio bimbo a traghettare anche queste emozioni

Ci sono degli strumenti educativi per migliorare le relazioni con i figli?

Si, tanti.Tra questi: 

  • Usare l'esempio (fare da modello con le nostre azioni, anziché la "lezione" con le parole);
  • Usare il gioco e modalità ludiche come la musica, il canto, il ballo, etc,
  • Predisporre l'ambiente,
  • Usare le routine condivise,
  • Il tempo a due (un momento di tempo dedicato a ciascuno dei figli individualmente, se possibile
  • messo a calendario in modo che il bambino sappia che è un tempo speciale dedicato a lui)
  • La riunione di famiglia

E' possibile trasformare i conflitti quotidiani in momenti di crescita e solidità delle relazioni?

Il conflitto è parte inevitabile di qualsiasi relazione umana autentica: perché siamo tutti unici, con un mix di bisogni, esperienze, priorità e desideri non solo unici, ma anche in continua evoluzione; e quindi per forza nel momento in cui entriamo in intimità con qualcuno, a un certo punto succede di "non essere d'accordo" ed entrare in conflitto.


Il conflitto è una meravigliosa occasione per conoscersi meglio e capire meglio l'altro: di cosa ho davvero bisogno, cosa mi sta davvero dicendo l'altro, cosa è più importante per me e per lui, come facciamo ad ascoltare i bisogni di entrambi (e attenzione: ascoltare non significa necessariamente assecondare).


Si fa con l'ascolto, di sé e dell'altro, con degli spazi di comunicazione pieni di curiosità e scevri di giudizio e interpretazioni.


Si fa, anche, con il riparare la relazione dopo uno scontro: perché l'idea non è quella di aspirare a diventare esseri umani "perfetti" e sempre sotto controllo, ma capaci di consapevolezza e quindi di saper tornare sulla discussione e poter dire: "scusa.

Ho sentito una grande rabbia in quel momento e ho detto / fatto delle cose d'impulso. Mi dispiace se ti hanno ferito. Ho sentito
rabbia perché quando ho sentito che dicevi ____ ho pensato che volesse dire che non tenevi abbastanza a me / ho avuto paura / _____ e in realtà ho bisogno di_____. Capisco che tu invece hai sentito _____ e avresti bisogno di _____

L'educazione positiva permette di vivere il ruolo di genitore con più leggerezza?

È lo sguardo che portiamo alle cose che ci permette o meno di prenderle con più o meno leggerezza; l'educazione positiva semplicemente si appoggia su alcune scoperte neuroscientifiche recenti che vanno in contrasto con alcune convinzioni radicate nella nostra cultura e certi automatismi ereditati che creano delle sovrastrutture un po' contro natura e quindi che ci affaticano.


Penso all'idea del vizio e del capriccio per esempio, al dare per scontato che il bambino dovrebbe obbedire di buon grado (sottindendendo, quando non lo fa, che o il bambino è "monello" o il genitore non è abbastanza "bravo"); o al voler reprimere ed etichettare come "sbagliate" certe emozioni.

Quali potrebbero essere i limiti dell'educazione positiva?

Più che di limiti parlerei di difficoltà.
La difficoltà principale è che non siamo stati, per la maggior parte, cresciuti cosi e quindi è molto faticoso dare ai nostri figli ciò che noi non abbiamo ricevuto.
Nei momenti di stress il nostro cervello mette in moto automatismi che si sono "registrati" nella nostra infanzia e quindi passare a un tipo di risposta diversa richiede un grande lavoro su di sé, di consapevolezza e anche di autocompassione.


Poi, la nostra società non è strutturata ancora per accompagnare bambini e genitori in questo.
I nostri ritmi di vita non sono concilianti in questo senso,  penso agli orari di lavoro poco flessibili, la mancanza talvolta di strutture per accompagnare i genitori, misure per la parità uomo/donna e quindi facilitare la partecipazione dei padri, eccetera.


Un altra difficoltà è che l'educazione positiva viene talvolta confusa con il permissivismo, oppure con il sottoporre il genitore a un'ennesima corvée o aspettativa nei suoi confronti; quindi vissuta come un peso in più anziché come un aiuto e un alleggerimento.

L'intervistata

Clio Franconi è Consulente genitoriale e facilitatrice in Disciplina Positiva, creatrice del corso online per genitori "TEMPO per Crescere", autrice del blog Parent: Smile and grow e del podcast Piccoli Passi di Educazione Positiva, nonché mamma, Clio non esita a raccontare di quando per calmare la figlia in lacrime ha commesso tutti gli errori elencati nei manuali di pedagogia.

Parte dalle sue esperienze personali con autoironia  per offrire comprensione e rendere accessibile un nuovo modo di considerare l'educazione basato sul rispetto dei bisogni sia del bambino che del genitore, sul rispetto delle regole con empatia. 

E' stata l'organizzatrice del Summit Educazione positiva, tenutosi online dal 16 al 21 Maggio.

 

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