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Famiglie all'estero, come stanno vivendo la pandemia e la lontananza dall'Italia

di Elena Cioppi - 03.02.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Abbiamo chiesto a una terapeuta esperta di psicologia d'espatrio quali sono gli aspetti più difficili della pandemia per le famiglie all'estero.

Il Covid-19 sta cambiando le carte in tavola in modi spesso difficili da decifrare. Sono in particolar modo gli effetti indiretti della pandemia a creare sfaccettature non semplici da individuare, che si riflettono non solo sulla vita quotidiana dei singoli individui, ma anche dei nuclei familiari e dei bambini. I punti di vista su questa emergenza sanitaria, economica e sociale senza precedenti sono tantissimi: oggi abbiamo scelto di esplorare quello delle famiglie all'estero, genitori che, con i loro figli, hanno deciso di lasciare l'Italia per inseguire ad esempio un'opportunità di lavoro; o che si sono trasferiti prima di avere figli e oggi stanno tirando su una famiglia in un paese diverso da quello di nascita.

Queste famiglie, in tempi non sospetti, facevano leva sulla flessibilità: del ritorno a casa, dei ritmi di vita. Quella flessibilità, ora negata a tutti, ha impedito a mamme, papà e bambini che vivono fuori dall'Italia di farvi ritorno, con diversi riflessi sul benessere psicofisico di tutti i membri di quella famiglia. Gestire la lontananza in tempi del Covid-19 non è mai facile, nemmeno con una manciata di chilometri in mezzo agli affetti più stabili. Lo sanno bene quelli che non vedono amici e parenti da mesi per via delle restrizioni che, in Italia, hanno chiuso i confini regionali. Chi vive all'estero però vive emozioni ancora diverse da chi si trova in una situazione simile in patria: per questo abbiamo chiesto ad Anna Pisterzi, psicologa psicoterapeuta nonché fondatrice e direttrice di Transiti che si occupa proprio di psicologia d'espatrio, di spiegarci nel dettaglio come si riflette questa situazione sulle famiglie che vivono all'estero, sui loro bambini e sulle persone che fanno parte della loro cerchia di affetti.

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Famiglie all'estero in tempo di pandemia, come vivono distanza e nostalgia

La scelta di spostarsi all'estero per molte famiglie con bambini anche piccoli - migrazione che in epoca pre-Covid aveva ancora dei margini di flessibilità con ritorni frequenti in Italia, ad esempio - oggi alla luce delle restrizioni e dell'emergenza sanitaria è diventata una sorta boomerang. Quali sono gli aspetti psicologici che caratterizzano i genitori in questa situazione, anche rispetto all'allontanamento dei figli dagli affetti e dagli amici italiani? Lo abbiamo chiesto alla psicologa e psicoterapeuta Anna Pisterzi, che si occupa col suo lavoro anche di seguire gli italiani all'estero per aiutarli a mantenere in equilibrio il loro benessere psicologico.

"Le famiglie expat sono abituate a gestire equilibri molto complessi: spesso all'estero hanno sviluppato una carriera brillante che difficilmente avrebbero avuto in italia a parità di età e sono abituati a sviluppare una rete sociale nel nuovo luogo, magari non profonda, ma sostenitiva almeno sul piano pratico". Questa, la situazione in epoca no-Covid. Una condizione di normalità che permetteva anche il mantenimento di abitudini stabili, capaci di tenere aperto il canale con le persone rimaste in Italia. "La consuetudine del viaggio in italia ogni 6 mesi, così come ricevere la visita dei nonni almeno una volta l'anno rendeva possibile tollerare la nostalgia, i momenti di solitudine e le difficoltà incontrate nelle incombenze quotidiane. Le relazioni sui social e le videochiamate in italia contribuivano all'equilibrio".

Poi però, è arrivato marzo 2020. E lo scoppio della pandemia mondiale che ha limitato la libertà personale e messo al primo posto la prudenza.

"Di colpo tutto è mutato, il mondo si è fermato, le persone si sono trovate bloccate e hanno percepito di essere in un paese "straniero" ed è stato come ritrovarsi psichicamente in un atollo sperduto nel mare. Del paese ospitante è diventato evidente l'aspetto normativo ed è aumentata la percezione delle differenze culturali e quindi il sentirsi estranei. C'è stato in marzo, quando sono esplosi i casi di Bergamo la percezione di vedersi additati come untori perchè italiani. Inoltre,  per chi si è ritrovato a vivere in paesi che hanno adottato differenti misure, magari meno restrittive, è stato disorientante non sapere a quale regola fare riferimento. Ad esempio mentre in Svezia tutto era aperto le persone non avevano l'obbligo di mascherina sentire i parenti in italia in lock-down produceva una dissonanza cognitiva ed emotiva più difficile da gestire e da spiegare ai bambini. In ultimo, purtroppo per alcune famiglie  c'è stata la gestione della a distanza delle malattie e dei lutti dei propri cari".

La lontananza crea una sospensione che rende difficile una piena elaborazione

Come i genitori all'estero stanno vivendo questa emergenza

In mezzo a questa altalena di stati d'animo, i genitori spesso tendono a minimizzare i propri per tenere sotto controllo le emozioni dei bambini, aumentando però in certi casi il malessere non solo individuale ma anche familiare. Questo accade perché, come ci ha detto l'esperta "le emozioni sono contagiose, ossia sono percepite da tutti sempre e fanno parte di un meccanismo ancestrale. Le emozioni sono programmate per salvarci la vita, quindi devono essere velocissime e facilmente condivisibili anche al di sotto del piano della coscienza. Questo per dire che la consapevolezza dei propri stati d'animo, sempre importante per essere presenti a noi stessi, diviene fondamentale in presenza di bambini. Loro sentono quello che sentiamo noi, hanno una percezione spiccata degli umori, si potrebbe dire che "hanno le antenne" anche se non sanno perchè provano quel sentimento negativo o positivo".

I bambini hanno bisogno che gli adulti digeriscano l'emozione e scelgano parole adeguate all'età per raccontare cosa accade.

Per gestire meglio questo cumulo di emozioni, la psicoterapeuta consiglia all'adulto di non negare mai l'emozione che sta provando, anche se è negativa. "Se succede, i bambini possono rimanere interdetti perchè quello che sentono e vedono è differente da quello che il loro genitore sta dicendo". Per i bambini, fino ad una certa età, quello che dicono i genitori è la verità assoluta: questa distorsione "può portarli a pensare, con gli strumenti rudimentali che hanno a disposizione, che quello che sentono è evidentemente sbagliato". Le conseguenze di questa situazione possono essere comportamenti all'apparenza incomprensibili, che però a un'analisi più attenta incomprensibili non sono mai. Crisi di rabbia o di pianto improvvise nei bambini possono essere manifestazioni di questo tipo.  

Un buon suggerimento può essere usare un medium come ad esempio la letteratura per l'infanzia. Ci sono dei libri meravigliosi che trattano tematiche difficili o spinose in modo adeguato e aiutano tutta la famiglia ad affrontare il discorso insieme. 

Tornare in Italia: sentimento istintivo o desiderio esistente?

Il desiderio di molte famiglie di dislocare la propria residenza da quella acquisita (ad esempio con un trasferimento all'estero, ma non solo) a quella d'origine ha generato un flusso di migrazione al contrario, con una grande imposizione del trend del South Working (persone che da nord si sono ritrasferite al sud Italia) o, appunto, di famiglie che, pur convinte della loro scelta di vivere fuori dalla Penisola, hanno scelto di tornare. Quanto c'è di stabile in questo desiderio e quanto invece di istintivo, vista la situazione? Anna Pisterzi ci ha detto che "quando succede un evento eccezionale e disorientante come questo, che mette in discussione profondamente il senso dell'esistenza a livello collettivo, viene istintivo pensare di tornare al luogo e agli affetti che primariamente e profondamente sentiamo come casa. Soprattutto se gli aspetti che ci legavano al luogo come il lavoro saltano o se si sta svolgendo un lavoro in smart working che può alimentare l'idea di poterlo svolgere ovunque".

Anche se psicologicamente è un passaggio comprensibile, è importante valutare bene la scelta, soprattutto perché si riflette su tutti i membri della famiglia, bambini compresi. "Credo che questa decisione vada pensata ed elaborata in modo approfondito poichè, mentre per alcune famiglie può essere lo stimolo a mettere in pratica un pensiero che stava maturando, per altre può essere una fuga illusoria da una situazione che permane ovunque e con cui è necessario imparae a convivere. Anche perchè l'illusione è la madre della delusione e comporta aggravio di sofferenza e fatica".

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