Da mammenellarete

Da mammenellarete, il lato oscuro della depilazione

Di Deborah Papisca
depilazioneviso
02 Novembre 2015

Se c’è un problema di portata massima nella vita di una donna è il bulbo pilifero. Lo sa bene Deborah Papisca, blogger, e il suo punto di vista su cerette, pinzette, rasoi e schiume depilatori. Da mammanellarete.nostrofiglio.it
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Se c’è un problema di portata massima nella vita di una donna è il bulbo pilifero.


Sembra un nonnulla ma per noi esseri muliebri la presenza di quella radice proliferante in ogni singolo millimetro del nostro corpo e che intensifica la sua presenza strategicamente in aree fragili (dalle ascelle, alle gambe, dalla zona inguinale all’area “baffo”) si sviluppa sotto mentite spoglie di moquette, steppa russa con cespugli folti a singhiozzo per arrivare  alla foresta pluviale amazzonica.


Nella stagione invernale una donna può convivere accettando questi attacchi folli di ipertricosi celando lo scempio con calzamaglie di lana, collant coprenti che nemmeno una vedova del profondo sud, tuta da palombaro.
Ma d’estate, no. Tutto questo non è possibile. Al bulbo pilifero non si sfugge e allora si ricorre ai più svariati rimedi:

 

  • Rasoio. A meno che non abbia la fortuna di avere la stessa calvizie di Homer Simpson con tre capelli individuabili non  pensarci nemmeno all’idea di rastrellarti con una lametta. In più resisti alla depilazione “mordi e fuggi” senza l’ausilio della schiuma da barba presa di straforo dall’armadietto di lui. Saresti confusa per il nuovo modello di carta vetrata e inserita nell’inventario di un negozio di ferramenta;
  • Schiuma depilatoria, qui va già meglio. I peli rabbrividiscono al contatto con questa sostanza che li fa arricciare di paura nemmeno avessero visto Naomi Campbell senza trucco e parrucco;
  • Pinzette. Sempre che ti trovi classificata nella tipologia dei  peli di Homer Simpson altrimenti mi sento di consigliarti il montaggio delle navi dentro le bottiglie di vetro. A confronto il dispendio di energia e nettamente minore;
  • Ceretta. Eccolo qui lo strumento di tortura dell’epoca moderna, il Darth Veder travestito da Fata Smemorina. Lei non conosce pietà, soprattutto se agisce per mano di una estetista pelofobica, dallo strappo  impietoso e cinico. Tu sei stesa sul lettino con lo le pupille dilatate, il sudore tramutato in milioni di perline che hanno attivato una egemonia senza precedenti sulla tua fronte, hai già iniziato a snocciolare una serie corposa di preghiere di almeno tre religioni diverse perché hai scelto da dove iniziare il “trattamento”: dall’inguine (il confine tra sadismo dell’estetista e masochismo della cliente a volte è labile).

E capisci che la vita è brutale, che il canone di bellezza di questa società pure e vorresti tanto essere nata nel paleozoico dove la peluria era tutto nella vita di una cavernicola. Ma sei lì stesa con la visione che dopo la tua pelle sarà liscia come il velluto, le tue gambe potranno mostrarsi libere nel loro look “adamitico” e il bikini sarà fiero di te.

 

Poi, ecco che si presenta sul palcoscenico della tua dimensione estetica un personaggio controverso, l’antagonista della Soap, la Brooke Logan con una clava da infilarti tra le ruote: la follicolite da irritazione.


Che fa impressione solo a sentirla nominare, immaginiamoci vederla in tutto il suo splendore.
Peli incarniti, brufoli di dimensioni varie, macchie sulla pelle, prurito, e mettiamoci anche le pustole. Olè.


La follicolite da irritazione può verificarsi in forma lieve e allora la paura passa in pochi giorni, facendoti tirare un sospiro di sollievo e rimuovere il piccolo trauma con una giornata di shopping sconsideratamente giustificato. Oppure c’è un secondo caso in cui la follicolite si presenta bardata di tutte le simpatiche caratteristiche sopra elencate e qui per rimuovere il trauma dovresti chiedere l’amicizia su Facebook a Karl Lagerfeld con preghiera di vendergli l’anima in cambio di un suo outfit, anche vintage.


I rimedi per combattere questo armaggedon comunque ci sono, per fortuna.
In attesa che la moda ci riproponga l’inno al pelo facciamo attenzione alla nostra pelle,  alla tentazione diabolica del rasoio, e al Dna dell’estetista. E poi, se devo dirvela tutta a me piace, salvo esigenze estive, lasciare in pace la mia pelliccetta ecologica. Ma questo resti tra noi, ok?