Da mammenellarete

Da mammenellarete.it, ecco come ho imparato a difendermi dalle scottature

Di Enrica Costa
skin
14 Dicembre 2015

Si dice che l'abbronzatura regali fascino e bellezza. Vero, ma occorre evitare accuratamente le scottature pericolose. Lo sa bene Enrica Costa, blogger. Ecco il suo punto di vista su creme protettiva, pelle e scottature. Da mammenellarete.nostrofiglio.it
 
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Durante la mia infanzia e adolescenza, non ricordo una volta in cui abbia usato una crema solare protettiva. Persino il primo giorno al mare, quando bianca come una mozzarella anemica mi stendevo a crogiolarmi al sole facendo impallidire le lucertole autoctone, di crema protettiva neanche l'ombra (scusate il gioco di parole!).


Tempo tre ore e già la mia pelle andava da bianco latte e latte macchiato con un cucchiaio di caffè. Una settimana dopo mia madre poteva farmi passare per la figlia Marocchina adottata a distanza.


Pensavo quasi di essere una sorta di reincarnazione di Apollo, dio del Sole, e me ne sono sempre vantata fino a che un giorno mia madre ha confessato: “Guarda che è perché non avevo voglia di spalmarti di crema perché tu ti rotolavi nella sabbia e venivi fuori come una cotoletta, sai che scocciatura poi la sabbia ovunque! E che ti è andata bene che non ti scottavi...”.


Che dire, ognuno ha le sue priorità.


Per anni ho quasi dato per scontato che le creme protettive per il sole, utili prodotti per carità, fossero più un optional che veniva scelto da mamme non “sabbiofobe” come la mia.
Poi ho incontrato quello che sarebbe diventato mio marito e ho compreso il profondo significato di “catarifrangente umano”.


Con lui ho scoperto non solo quanto la crema solare protettiva fosse fondamentale per evitare scottature, ma anche che dovesse, udite udite, essere applicata con meticolosa precisione. Tipo: appoggiare una mano piena di crema sulla schiena dell'amato, senza spalmarla accuratamente, risultava in una scottatura a forma di cinque dita. Patetici i miei tentativi di far passare l'ustione digitale come un tatuaggio all'ultima moda.


Ammetto che la mia consapevolezza sui pericoli dell'esposizione prolungata e non protetta al sole, sia cominciata in tarda età e ammetto anche che per troppo tempo ho dato per scontato che chiunque potesse starsene al sole senza problemi e senza soprattutto scomodi impomatamenti.


Sbagliavo. 

 

Il nostro trasloco in Australia poi, terra nota per l'implacabile forza del sole e al contempo la nascita dei miei figli, hanno dato una definitiva svolta alla mia percezione della questione protezione pelle.


La difesa da scottature non è solo prerogativa di chi ha una carnagione chiara o di chi passa tante ore a rosolarsi.


La cute è una barriera straordinaria, ma non indistruttibile. E' fatta apposta per bloccare i raggi UV, ma non completamente. Utilizzare creme protettive di buona qualità è uno dei modi più efficaci per  rafforzare le proprie difese e dare alla pelle la possibilità di rimanere sana a lungo.


Voglio essere sincera con voi: nonostante i miei mostrilli siano stati abituati fin da piccoli a farsi “incrEminare” (come dice mio marito), ogni volta scatta l'ammutinamento e spalmare un velo di protezione si conclude sempre con me che applico la crema in stile “'ndo cojo cojo”.


Ma il messaggio è chiaro: le scottature sono fastidiose, dolorose e a lungo andare pericolose. In Australia ai bambini viene insegnata una breve filastrocca: Slip-Slop-Slap (Slip on a shirt, Slop on the 30+ sunscreen, Slap on a hat), ovvero infila una maglietta, spalma una crema almeno protezione 30 e infilati un cappello a larghe tese! E se lo dicono loro che di sole se ne intendono... buona crema a tutti!

 

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