Papà nella rete

Il bello di essere papà: la storia di papà Paolo

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03 Giugno 2014
Un dolce papà rivive sul nostro blog mammenellarete la storia della sua paternità. Dai corsi preparto alle contrazioni. Dalla sala parto alla nascita del proprio bambino.
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di Paolo Casti

Quando avevo 20 anni tutti mi chiedevano «Ma quando ti sposi?». A 32 anni, sono finalmente riuscito a coronare il sogno di sposare Claudia, la ragazza con cui ero fidanzato da ormai 14 anni. «Ma quand’è che fate un figlio?». Dopo due anni di felice matrimonio ecco arrivare la ciliegina sulla torta, nel 2007 è nato Elia.

«Ma quando glielo date un fratellino o una sorellina?», ti verrebbe da rispondere in modo sgarbato con la più classica delle risposte «Ma quand’è che imparate a farvi….», ma alla fine opti per la più tipica, ma non meno pungente, «Lo sai perché mio nonno è campato fino a cent’anni?».

È bello essere papà. Ricordo, come fosse ieri, quando accompagnavo Claudia ai corsi preparto, i falsi allarmi e le corse all’ospedale; poi finalmente il giorno tanto atteso arrivò. Lei era già all’ospedale, la portai io la mattina perché le contrazioni si erano fatte regolari, ma la dilatazione non era ancora buona. Per evitarci di andare e venire, la trattennero lì, e io tornai a casa; il tempo di mangiare un panino, accendere la televisione, ed ecco la chiamata «Paolo, corri forse ci siamo!».

 

Tempo trenta minuti e sono a Cagliari; falso allarme, la dilatazione non è ancora buona e il ginecologo ha detto di aspettare. Che faccio? Torno a casa? E se richiama? Scendo giù al parcheggio, abbasso lo schienale, e mi assopisco in macchina.

Elia nacque l’indomani, alle 12:18. Chiamai in ufficio per dare la lieta notizia; mi godo i tre giorni di permesso per la nascita di mio figlio, che ovviamente trascorro ad andare e venire dall’ospedale. Sembra ieri. Claudia, lavora, fa l’edicolante; tutti i giorni sveglia alle cinque del mattino, alle sette viene a casa e io parto al lavoro, che dista 50 chilometri. Per fortuna ha una dipendente, e può riservarsi di tornare al lavoro alle nove; il tempo di preparare Elia e accompagnarlo a scuola.

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