Storie

La magia del nostro primo abbraccio

Di mammenellarete
abbracciopiedineonato
31 Ottobre 2016
Sgusci fuori da me e io tremante ritrovo la forza per continuare il mio pianto. Ma questa volta di felicità. Ti guardo... carponi, sotto di me ci sei tu... ancora attaccato al cordone, in posizione fetale, sporco. E io ti prendo in braccio così, la prima volta che ci siamo toccati dall'esterno è stato questo...
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Ripercorrerei quel momento ogni giorno. Lo ricordo come fosse ieri. È iniziato tutto con un test positivo, sai di quelli che si comprano in farmacia... un test che poi il laboratorio analisi non mi avevano confermato! Già... un test positivo seguito da uno negativo.

Puoi immaginare davanti al secondo esito: il mondo mi era franato addosso. Perché io lo sapevo che c'eri, ti sentivo già dentro di me, crescere, nutrirti dallo stomaco e dal cuore. Sì perché tu non eri aggrappato soltanto al mio ventre... tu sei sempre stato saldamente ancorato al mio cuore e ti sentivo già come parte integrante del mio essere.

 

Da quel giorno ho iniziato a fare una sfilza di test perché dovevo vederti: quel positivo che si ripeteva nei test fatti in casa rappresentavano per me una fotografia di te... l'unico modo per accertarmi che già esistevi.


E poi il tempo passava ed ogni ecografia era per me come un appuntamento al buio: sapevo che avrei incontrato ogni volta l'uomo della mia vita ma ancora non conoscevo il suo volto. La sensazione era quella delle farfalle della pancia: sai gli adolescenti innamorati? Ah no, scusa tu non sai ancora... ma lo proverai, ma forse neanche allora mi capirai.


Tu crescevi... e io anche. E non solo in termini di kg. Cresceva dentro di me una nuova consapevolezza: tu saresti stato una persona speciale, una persona sempre esistita dentro di me. Sei sempre stato nella mia testa, inizialmente, sotto forma di idea, di aspirazione. Eri una sorta di pensiero inarrivabile che stavo raggiungendo.


E poi eccoci... in un attimo arriva il 3 marzo e tu non avevi la minima voglia di conoscere il mondo fuori: tutto sommato non ti biasimavo. Ma ti assicuro che è solo di primo acchito la sensazione sgradevole dell umanità, solo se poni uno sguardo superficiale sulle cose non avrai possibilità di trovare il magnifico nel mondo. Entra nello spirito del materiale, cogli l'essenza, scruta dentro le persone, guarda negli occhi, abbi sempre rispetto di tutti... e sorridi sempre. Vedrai che troverai il vero concetto di bello... perché come un prisma, sarai tu stesso che lo rifletterai. Sarà la tua bellezza interiore che troverai negli altri.


Ma non avevi molta scelta... la tua mamma non riusciva più a tenerti dentro di lei... prepotentemente occupavi le mie viscere, ti facevi spazio, perché tu avevi fame di vita.
Allora quel giorno, quando i medici mi dissero che saresti dovuto nascere, mi è scoppiato dentro al cuore l'insieme di tutto le emozioni umane... l'appuntamento non sarebbe più stato al buio. Era un incontro vero... con quel pezzo di cuore che io e papà avevamo deciso di staccare, di unire, e di vedere cosa fosse successo mescolando l'amore che proviamo l'uno per l'altro.


Erano le due del 4 marzo 2014.


Iniziavano i dolori... ho incominciato a piangere. Inizialmente non dagli spasmi, ma dalla paura di affrontare il momento in cui nasce una mamma... e un figlio.
Perché quello è la summa del senso della vita. Partorisci un essere, ma Partorisci anche te stessa, ti moltiplichi anche spiritualmente... ma è una consapevolezza che arriva con il tempo.
I minuti passano. I dolori aumentano. Si fanno sempre più regolari. Sempre più forti. Il ventre si contrae in una morsa che mi toglie il respiro, mi blocca i polmoni, mi rivolta lo stomaco. Telefono piangendo al tuo papà.


Neanche alle tre e sono in sala parto: hai deciso prepotentemente che vuoi uscire. Vuoi conoscere il tuo mondo. E non mi dai tregua. Ormai non ho più tempo neanche per seguire il ritmo del mio diaframma... non posso dargli un ritmo... perché sei tu al comando. Hai preso le redini e stai facendo di me quello che è meglio per te.
Vedi...quell'attimo è unico... è indescrivibile. Nel momento stesso in cui ti arrendi e pensi che non ce la farai mai, che non sei in grado di sopportare un tale dolore, quello è il momento finale.
Ed eccoti...
Sgusci fuori da me e io tremante ritrovo la forza per continuare il mio pianto. Ma questa volta di felicità. Ti guardo... carponi, sotto di me ci sei tu... ancora attaccato al cordone, in posizione fetale, sporco. E io ti prendo in braccio così, la prima volta che ci siamo toccati dall'esterno è stato questo: tu ancora fisicamente ancorato a me.
Io non avevo parole... e forse le prime parole che ti ho detto sono state le più stupide che mai avrei potuto trovare "ma come sei bello" sussurrato così in un attimo in cui si concentra il divino. L'Epifania. La rivelazione di quello che sei tu ed io. L'essenza della vita.


Siamo divini e non ce ne rendiamo conto. Abbiamo nelle mani il miracolo della vita, un po' di quella polverina magica che, mi raccontavano quando ero piccola, hanno sulle ali le farfalle e gli permette di volare.


Vola bambino mio, ama la vita più che puoi, guarda sempre il mondo così come adesso guardi un gioco nuovo, rispetta sempre tutto ciò che ti circonda, osserva il tutto dall'alto e illuminalo con la tua essenza: ricordati sempre che ciò che ti circonda risplende della luce che tu emetti.


Ricordati che, come ora, andrai avanti a passi incerti e a tratti cadrai sulla strada: andrai per il tuo sentiero ma sempre rimarrai ancorato saldamente al cuore di tua madre che continuerà a portare dentro al suo ventre il ricordo di te.

di mamma Osiride
(storia arrivata sulla nostra pagina Facebook)