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Lettera ai nonni ai tempi del coronavirus

di Sara De Giorgi - 10.04.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Ai tempi del coronavirus la vita è più difficile. Abbiamo voluto rivolgere un pensiero a tutti i nonni d'Italia riportando una lettera scritta dal Prof. Alberto Pellai e pubblicata qualche giorno fa sulla rivista "Family health", per dire loro che, terminata quest'emergenza, torneremo ad abbracciarli, a parlar loro scambiandoci baci e parole e a chieder loro, se è possibile, di aiutarci con i bambini.

In questi giorni difficoltosi di quarantena a causa del contagio legato al Covid-19, tutte le famiglie sono a casa e tanti nipoti sono lontani dai loro nonni. Per questo motivo abbiamo voluto rivolgere un pensiero a tutti i nonni d'Italia riportando in questo articolo una lettera scritta dal Prof. Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, pubblicata qualche giorno fa sulla rivista Family health.

Ecco dunque il testo della lettera, per dire ai nonni che voler loro bene, in queste settimane, significa purtroppo stare lontani e per rassicurarli sul fatto che presto, finita quest'emergenza, torneremo ad abbracciarli, a parlar loro scambiandoci baci e parole, a dare carezze e a chieder loro di aiutarci con i bambini.

Lettera ai nonni ai tempi del Coronavirus

"Cari nonni,

questo è il tempo più duro. Più duro della roccia. Più duro del marmo. Avete tenuto sulle spalle il peso di questa nazione, dei vostri figli, delle famiglie dei vostri figli. Ci avete aiutato a crescere i nostri figli, i vostri nipoti. Li avete accompagnati all'asilo, a scuola. Avete preparato per loro pranzi, cene, colazioni, merende.


Nelle analisi economiche degli ultimi anni siete stati definiti "ammortizzatori sociali", non solo perché dove ci siete voi, molte difficoltà – di qualsiasi natura esse siano – sembrano scomparire, vaporizzarsi come bolle di sapone. Ma anche perché, in concreto, un'intera parte del Paese vive grazie al vostro risparmio, ai vostri capitali, vive nelle case che voi avete costruito e comprato negli anni della vostra adultità, impresa presso che impossibile, per la maggior parte degli adulti di oggi.

In questi tempi di lavoro precario, di casse integrazioni frequenti, più volte avete dovuto attingere al vostro portafoglio per garantire ai vostri nipoti, ciò che l'incertezza economica delle loro mamme e papà non era in grado di comprare: lo zaino del primo giorno di scuola, il vestito della Prima Comunione, le scarpe per il corso di basket.


Molti di voi chiedono ancora "Posso?", quando si mettono a servizio della loro grande famiglia allargata. "Posso tenere a cena Massimino?" "Posso invitarvi domenica tutti insieme a pranzare da noi?" "Posso portare una settimana al mare la bambina?", "posso comprargli io il grembiulino della prima elementare?". Ora, invece, cari nonni non si può più niente.


In queste settimane volervi bene significa starvi lontani. Proteggervi e avere cura di voi comporta stare distanti, evitarsi, evitarvi. Parlarvi per telefono, farvi vedere i nipoti in videochiamata. E molti di voi hanno anche qualche problema quando sullo schermo del cellulare bisogna attivare il video e non solo l'audio.


Qualcuno, tra noi, sta venendo sotto il vostro balcone. Vi si saluta con la mano. Ci si scambia baci volanti che vengono soffiati dal palmo della mano verso l'alto. Si vorrebbe attaccare quei baci ad un palloncino e farli arrivare davanti alla vostra finestra, perché possano schioccare sonori, pieni di tutto l'affetto con cui vengono lanciati.


Per voi, probabilmente, questo tempo è un tempo di deserto. Il tempo che non avreste voluto vivere mai, vedere mai. Voi che sapete qual è il valore del tempo, sentite che tutte queste giornate vuote di tocchi, di abbracci, di pietanze da cucinare sono un tempo rubato da un ladro che è venuto su questo mondo a fare un grande danno.


Quel virus tremendo vi ha rubato le cose più importanti. Voi sapete bene quali sono. Noi, i vostri figli e i vostri nipoti, lo stiamo imparando, nostro malgrado. Quante volte ci avete detto "Rallenta un po'", "Stai ancora cinque minuti", "Perché non vieni a bere un caffè, così chiacchieriamo un po'" e noi vi rispondevamo: "Certo, appena posso". Ma poi ci sembrava di non potere mai. Ecco, ora che potremmo, in realtà non possiamo. E abbiamo capito quanto sarebbe stato bello, fare più spesso tutto quello che ci proponevate come una possibilità, chiedendolo a bassa voce, un po' timorosi, con l'ansia di non disturbarci.


Siamo davvero tristi. Ci spiace sapervi soli. Ci sentiamo in colpa, se vi immaginiamo in difficoltà e noi in nessun modo possiamo fare niente. Più volte immaginiamo quanto deve essere dura per voi. Probabilmente soffrite perché queste settimane vi devono sembrare come il peggior furto che vi si poteva fare. Nella vostra cassaforte, il tempo della vita è il bene più prezioso. E ora quel tempo, c'è ma è deprivato di vita.


Perché tutto questo spreco? Vi verrebbe voglia di sfidarlo quel vigliacco di virus, dirgli in faccia quello che pensate di lui, guardarlo negli occhi e domandargli come si è permesso di farvi questo scempio. Togliervi il tempo per stare con i vostri affetti. Impedirvi di andare alla messa della domenica. Non permettervi di fermarvi al bar dell'angolo per il vostro caffè di metà mattina. Chi è quel virus che è arrivato ad imporvi tutte queste limitazioni? A voi, che magari avete combattuto per la libertà, per fare fuori un regime, per ribaltare le regole che vi venivano imposte e in cui non credevate.


Passerà questo tempo, cari nonni, torneremo ad abbracciarci. A parlarci scambiandoci baci e parole. A darvi carezze. A chiedervi di aiutarci con i bambini. A ringraziarvi per quanta pazienza avete nella vostra vita, con le nostre vite così affollate e così affrettate. Vi vogliamo bene, anche adesso a distanza. Anzi, ci pare di volervi ancora più bene del solito. Perché adesso ci siamo accorti che il bene per voi è più forte di tutto, anche di questa tragedia che sta sconvolgendo le nostre comunità.


Vi imploriamo di resistere. Non lasciatevi prendere dalla tristezza della solitudine, dall'angoscia della morte, dalla paura di non avere più un tempo davanti. Quel tempo ci sarà. E quel tempo lo scopriremo ancora più prezioso. E ne avremo cura. In questi giorni, coltiviamolo come faremmo con una pianta, interrata in un vaso. Bagniamolo con la forza del pensiero.

Un pensiero che come un filo sottile e invisibile, lega i nostri cuori. Lo stesso filo che avete ricamato, lavorandolo come una trama preziosa, intorno al nostro cuore. Il cuore di noi, i vostri figli e i vostri nipoti. Tutti i giorni noi quel filo lo riavvolgiamo un po'. Stringendo tra le mani una matassa invisibile, che giorno dopo giorno si fa più grande e voluminosa".

di Alberto Pellai

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