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"L'Orco": se uno sconosciuto plagia tua figlia sul web

Di Sara De Giorgi
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31 maggio 2018
In Internet si possono nascondere pericoli che occorre non sottovalutare, soprattutto se si hanno figli adolescenti che come tutti navigano spesso in rete. Abbiamo intervistato Marco Trogi, autore del libro "L'Orco", romanzo giallo scritto per esorcizzare la terribile storia vissuta da lui e dalla sua famiglia. 

Il mondo delle chat in Internet ha molti lati positivi, ma a volte dietro al web si possono nascondere insidie da non sottovalutare, soprattutto se ad essere coinvolti sono bambini e adolescenti. Abbiamo intervistato Marco Trogi, autore del libro L'Orco (Eclypsed Word editrice, acquistabile nei web store e su Amazon), che ha scelto di scrivere un romanzo noir per esorcizzare una terribile storia vissuta da lui e dalla sua famiglia. Infatti, la figlia adolescente di Marco fu plagiata - al punto da andare contro la sua stessa famiglia - da uno sconosciuto incontrato nel web: solo dopo tempo e alcuni eventi molto spiacevoli, la situazione si risolse con l'intervento della giustizia.

 

 

L'inizio di tutto: la percezione di qualcosa che andava nel comportamento dell'adolescente

 

All'inizio Marco notò, assieme alla moglie, improvvisi cambiamenti comportamentali nella figlia, ma in particolar modo fu messo in allarme dalla immotivata aggressività nei confronti dei genitori e la crescente tendenza a isolarsi.

 

"Sembrava come se, giorno dopo giorno, stesse cambiando personalità, nostra figlia non era più la bambina che avevamo cresciuto, qualcosa di cattivo le si era insediato dentro e noi non riuscivamo a comprendere. Potrei dire, per fare una battuta che, se avessimo voluto leggere tutto con una chiave più suggestiva... avremmo forse dovuto chiamare un esorcista", ha spiegato Marco.

 

"Io, mia moglie e i due fratellini, infatti, divenivamo ogni giorno che passava non solo degli estranei per lei, ma letteralmente dei nemici. Questo fu un sintomo troppo evidente che ci portò a pensare che qualcuno la stesse plagiando, inducendola alla rottura con la propria famiglia. Le chiedemmo spiegazioni, ottenendo in cambio ancora più ostilità, sino a che, insistendo, litigata dopo litigata, venne fuori il nome di questo individuo. Si trattava di una persona sconosciuta che, non solo aveva avviato una relazione cosiddetta "al buio" con nostra figlia, ma che arrogantemente si rifiutava categoricamente di mostrarsi di persona".

 

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La gestione della difficile situazione e la ricerca di soluzioni

 

Marco Trogi e sua moglie all'inizio erano spaventati e smarriti, anche perché chiesero l'intervento delle forze di polizia, che però si limitarono a consigliare di far visitare la ragazza da uno psicologo.

 

Gli agenti tralasciarono il fatto che c'era un individuo ignoto che stava minacciando di portare via la figlia di Marco, addirittura assieme alla sorellina più piccola e che questa persona non voleva che i genitori si mettessero in mezzo.

 

"Se devo essere sincero, io non ho mai avuto paura di niente e di nessuno, ma ricordo di aver vissuto quei giorni letteralmente avvolto dalla paranoia. Avevo la sensazione di trovarmi in una stanza buia, senza finestre e di avvertire dall'interno la presenza di qualcuno che voleva farmi del male, senza sapere però come e da che parte mi avrebbe potuto attaccare. Questa persona, infatti, poteva trovarsi ovunque, a mille chilometri di distanza oppure sotto casa", ha raccontato lo scrittore.

 

"Purtroppo ci volle un tentato suicidio affinché mia figlia riuscisse a ritrovare il controllo di se stessa, delle proprie azioni e la fiducia nella propria famiglia. Solo dopo la giustizia fece il proprio dovere".

 

 

L’idea di un romanzo: perché?

 

"Perché, avendo altri due figli più piccoli, la cosa andava, metabolizzata ma non certo cancellata, anche se poi dentro al cuore forse tutti lo avremmo voluto fare, doveva restare dentro noi come monito e avvertimento", ha dichiarato Marco.

 

Così Marco Trogi iniziò a trascrivere i fatti, poi, non contento e per esorcizzare meglio tutto, d’accordo con la figlia stessa, decise di provare a immaginare cosa sarebbe potuto accadere se la situazione non fosse invece finita bene. "Riscrissi pertanto il tutto in terza persona e, liberando così la mia provata immaginazione, architettai un vero e proprio intreccio da thriller dando vita a un ipotetico seguito alla storia".

 

 

I pericoli della rete

 

"Internet e i social network, sono indubbiamente espressioni decisamente positive del progresso, ma restano pur sempre degli strumenti e, come tutti gli strumenti creati per migliorare le nostre vite, la comunicazione e la socializzazione, devono essere fini a se stessi. Con questo voglio dire che non possono assolutamente sostituire i reali rapporti umani perché altrimenti divengono pericolosi", ha chiarito Marco.

 

 

Cheosa possono fare i genitori per evitare che i figli si trovino in simili situazioni pericolose?

 

Secondo lo scrittore i genitori non devono considerare i problemi dei loro figli sempre di facile soluzione, perché potrebbe non essere così.

 

"Le generazioni mutano e gli adolescenti, a volte, sono molto fragili. Pertanto, al minimo segno di cambiamento o di difficoltà, devono subito indagare e, se necessario, intervenire, con la giusta discrezione e il giusto atteggiamento. In secondo luogo - e sicuramente qualcuno avrà qualcosa da ridire - i genitori, devono spiare i loro figli. Lo so, non è leale, né etico ma ogni tanto una sbirciatina ai messaggi e alla cronologia di Internet, va data. La maggiore esperienza di vita di un genitore potrebbe consentire molto probabilmente di capire fra le righe di un messaggio, ad esempio, se la persona che sta scrivendo è realmente chi dice di essere. Ricordatevi, cari genitori, in amore e in guerra ogni mezzo è lecito, soprattutto se quel mezzo potrebbe salvare la vita a vostro figlio".

 

Per ulteriori informazioni sul libro, potete visitare la pagina Facebook dell'autore: L'Orco - romanzo.

 

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