Tradimento

Come perdonare un tradimento? I consigli degli psicologi per ricostruire il rapporto

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18 Gennaio 2016
Il tradimento è uno tsunami che spazza via le certezze. Che cosa fare quando si scopre di essere traditi? Come perdonare un tradimento? E quando ci sono di mezzo i figli? I consigli di Sara Piattino, psicologa, psicoterapeuta e dottore di ricerca in psicologia e scienze cognitive all’Università di Genova, e di Alberto Pellai, psicologo, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva.
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“Ciao mamme, ho bisogno di voi. Come riuscire a perdonare un tradimento? Ci provo in tutti in modi ma mi faccio solo del male. Sfasciare una famiglia con un bimbo piccolo? Prima o poi dimenticherò? Ho bisogno di conforto” (da facebook).

 

Il tradimento è una delle esperienze più drammatiche che una coppia possa vivere. Se poi si hanno dei figli, al dolore personale si aggiunge il timore del trauma che la situazione famigliare potrebbe creare nei bambini. Dimenticare un tradimento è impossibile: è possibile però riflettere insieme su quel che è successo e, se c’è da entrambe le parti la voglia di ricominciare, ricostruire il rapporto su basi più solide e stabili di prima.  


Ne parliamo con Sara Piattino, psicologa, psicoterapeuta e dottore di ricerca in psicologia e scienze cognitive all’Università di Genova, e con Alberto Pellai, psicologo, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, autore, tra gli altri, del libro “I papà vengono da marte, le mamme da Venere”, che dedica un intero capitolo alla difficoltà di rimanere coppia dopo la nascita di un figlio.

 

Il tradimento: come uno tsunami che spazza via tutte le certezze. 


“Essere traditi dalla persona che si ama è come uno tsunami, che di colpo spazza via tutte le certezze” dice la psicologa Sara Piattino. “Ci si sente sopraffatti, incerti sul futuro della famiglia, perché si vede vacillare il rapporto non solo con il compagno e con il padre dei nostri figli, ma anche con noi stesse, con le nostre aspettative, con quel che credevamo di sapere e che abbiamo scoperto di non sapere.” Come uno tsunami, il tradimento può determinare la distruzione definitiva della coppia o, se c’è da entrambe le parti la volontà di ricominciare, l’occasione per ricostruire un rapporto più solido e stabile di prima. Una cosa è certa: un tradimento non può passare in sordina, come se nulla fosse successo.

 

All’inizio, non si deve soffocare il dolore, ma vivere le proprie emozioni. 


Impossibile nell’immediato tollerare un gesto così pesante: “Dopo un tradimento si ha lo stesso senso di angoscia che si prova quando muore qualcuno, perché muore la fiducia, l’idea che ci eravamo fatti dell’altro e della realtà che ci eravamo immaginate” prosegue la psicologa. E, come quando c’è un lutto, è inutile soffocare le proprie emozioni, ma è necessario prendersi tutto il tempo per vivere i sentimenti di rabbia, tristezza, dolore, delusione”.  


Passata la prima fase, però, occorre riflettere su quel che è successo.


Il tradimento è un sintomo di una disfunzione della coppia e, proprio come quando si ammala un organo del nostro corpo, il sintomo non va ignorato e nemmeno sopportato, ma va cercata la causa e curata la malattia che l’ha provocato. 


“Un tradimento non si può dimenticare, ma si deve rielaborare” dice Alberto Pellai. “Per questo, la domanda da farsi non è ‘perché mi ha fatto questo’, ma ‘che cosa ci è successo’. Solo analizzando le motivazioni si può capire se la coppia esiste ancora o no”. 


Spesso si tratta solo di una scarica pulsionale priva di significato.


Il più delle volte dietro un tradimento si nascondo delle incomprensioni che il ‘traditore’ non è riuscito ad esprimere ma ha covato dentro fino allo ‘sfogo’ finale. E spesso di mezzo c’è proprio l’arrivo di un figlio. “Nel primo triennio di vita del bambino, la sessualità di coppia subisce una rivoluzione molto importante” prosegue lo psicologo: “il desiderio sessuale della mamma diminuisce di molto, assorbita com’è dal rapporto con il suo bimbo, mentre il papà continua ad avere desiderio della sua donna e al tempo stesso si sente relegato in una zona ‘periferica’ del nucleo famigliare.

 

Può succedere allora che sorgano liti per motivi anche banali ed esterni alla coppia (un classico? La suocera sempre tra i piedi) e che lui, non riuscendo a comunicare alla sua compagna il suo reale disagio, vada a cercare fuori dalle mura domestiche una zona di piacere che gli è mancata. In questo caso il tradimento può rappresentare solo una scarica pulsionale, priva di altro significato, ma proprio per questo il danno può essere riparato”.  (Leggi 14 consigli per far sopravvivere la coppia all'arrivo di un bebè)


Perdonare significa essere disponibili a lavorare sulla ricostruzione della coppia.


Riparare un danno del genere richiede un grande lavoro da parte di entrambi: lui deve ammettere sinceramente di aver sbagliato, di esser pentito del dolore che ha provocato nella compagna, riconoscendo che l’altra storia non ha alcun senso, che non valeva la pena di mettere a rischio il rapporto di amore e fiducia interno alla coppia e impegnandosi a non ripetere più quel che è stato e deve rimanere un episodio isolato.

 

Lo sforzo più grande però sarà da parte di lei, che deve dare nuovamente fiducia al suo uomo e dichiararsi disponibile a ricominciare. E’ un passaggio indispensabile, perché solo analizzando le crepe si può riparare un edificio prima che il danno arrivi alle fondamenta. E solo a questo punto si può parlare di perdono, che non è semplicemente una concessione che lei fa a lui o un’ammissione di colpa da parte di lui, ma un impegno comune per ricostruire insieme il legame.


Imparare dalla crisi per diventare una coppia più matura e consapevole. 


Anche un’esperienza così brutta può diventare salutare per la coppia. “Se si è trattato di un fatto isolato, il tradimento può essere letto come un indicatore di rischio salutare, che non si può dimenticare ma si deve integrare nel percorso della coppia, imparando dagli errori che hanno portato a questa caduta” spiega Pellai. “Un elemento di crisi che va visto non come un fallimento, ma come una zona di danno, in cui abbiamo acquisito competenze, siamo diventati persone migliori e siamo arrivati ad un nuovo stadio del ciclo di vita insieme più maturo e consapevole.” (Leggi anche: coppia, 6 dritte per litigare bene)


Partendo dalla paura che possa ripetersi, bisogna imparare a fidarsi


Come convivere con la paura che ‘il lupo perda il pelo ma non il vizio’? “Le coppie stanno in piedi nel momento in cui uno si fida dell’altro” risponde Alberto Pellai. “Ovvio che, soprattutto nella prima fase dopo la crisi, lui dovrà costantemente sostenere la fiducia che la compagna dovrà nutrire in lui, tranquillizzarla, starle vicino. Ma dopo bisogna fidarsi, altrimenti c’è il rischio che lei entri in una gelosia ossessiva, persecutoria e lui sfugga sempre di più. E a quel punto si potrebbe arrivare davvero alla rottura”. 


Qualche volta però il tradimento rappresenta l’atto finale di una crisi insanabile. 


In alcuni casi il tradimento non rappresenta una semplice ‘sbandata’, ma è espressione di un persistente stato di insoddisfazione, che ha portato il partner a cercare in un’altra storia quella felicità che non trova più nella propria compagna. Il tradimento allora è solo l’atto finale che suggella una crisi definitiva, in cui lui e lei non hanno più nulla da dirsi e non hanno alcuna volontà di ricostruire il rapporto. A questo punto è meglio esser sinceri e ammettere che è finita.  


Pensare anche al bene dei figli. 


Gestire un tradimento è più complicato quando ci sono dei figli, perché obbliga a ragionare su quel che è meglio per loro. “Chi tradisce dovrebbe pensare, prima di mettere in atto un gesto simile, che il tradimento che si fa verso il partner si fa anche verso i figli, verso il loro presente ma soprattutto verso il loro futuro” sottolinea Sara Piattino. “Perché un tradimento, se mal gestito, resterà per sempre un trauma nel figlio, come una cicatrice che segnerà i suoi rapporti futuri, portandolo o ad emulare il comportamento del genitore traditore o al contrario fuggire da situazioni a rischio, evitando di crearsi una famiglia per paura di essere traditi e di rivivere il dolore dell’infanzia. 


Per questo, se il tradimento c’è stato, bisognerebbe cercare di non coinvolgere i figli nei propri litigi e ripicche e separare la crisi di coppia dal ruolo di genitori. E prima di prendere decisioni sul destino della coppia, ponderare bene tutti gli aspetti. I bambini hanno bisogno di crescere con entrambi i genitori presenti nel nucleo famigliare, ma se non c’è più armonia, se si sta tentando di tenere unita a forza una famiglia che non ha più alcun legame reale, di certo non si sta facendo il bene dei figli. A quel punto forse è meglio rimanere genitori uniti anche se la coppia si divide”.  

 

Le 5 cose da non fare quando si scopre di essere stati traditi 



1 - Non additare solo l’altro come colpevole. 
Siamo d’accordo che il traditore è lui, che il tradimento è un atto deplorevole e non dobbiamo certo sentirci in colpa noi, che siamo le vittime, ma è sbagliato puntare il dito solo contro di lui. “Se uno dei due partner tradisce bisogna anche riflettere sulle proprie quote di responsabilità ed essere obiettivi nell’analizzare che cosa non ha funzionato” dice Sara Piattino.  

2 - Non prendersela con “il terzo incomodo”. 
Altro sentimento comune è quello di spostare i sentimenti di rabbia e aggressività verso il terzo incomodo, quasi a voler scagionare l’angioletto amato, che ci sarebbe stato ‘rubato dal diavolo tentatore’: “Se siamo state tradite, la colpa non è della tentazione esterna, ma di una causa interna alla coppia” prosegue la psicologa”. Anche perché di diavoletti in giro ce ne sono a iosa e non possiamo annientarli uno dopo l’altro!

3 - Evitare l’occhio per occhio, dente per dente. 
E’ forse il primo pensiero che viene in mente: quello di mettere in atto anche noi il tradimento, per vendicarci e pareggiare i conti, infliggendo all’altro lo stesso dolore che abbiamo provato noi. Ma è anche un espediente inconsapevole per scagionare l’altro, quasi a voler dimostrare che tutti possiamo cedere alla tentazione, quindi possiamo giustificarlo per quel che ha fatto! “E’ una reazione sbagliata, sia perché dopo ci staremmo più male di prima sia perché andremmo a complicare ancor di più la situazione e a compromettere maggiormente la possibilità di recuperare il rapporto” dice la Piattino. 

4 - Non prendere decisioni affrettate. 
All’inizio non si può essere lucidi nelle proprie valutazioni, per questo bisogna evitare di decidere subito. “Occorre prendersi del tempo per ragionare e riflettere con calma su quel che si vuole” suggerisce la psicologa “e nel frattempo cercare di staccare la mente, distrarsi, uscire con gli amici, altrimenti si rischia di perdersi nel pensiero fisso e di arrivare all’ossessione”. 

5 - Se non si riesce da soli, chiedere aiuto ad uno psicologo esperto. 
Capire perché c’è stato il tradimento e se c’è possibilità di ricominciare è il passo fondamentale. Si può tentare da soli, ma se non si riesce ad esser lucidi, può essere utile  farsi aiutare da una terza persona competente nel settore, come uno psicologo e psicoterapeuta esperti nella gestione della coppia, che può farci analizzare le cose con obiettività.

Guarda anche il video: la coppia dopo la nascita di un bambino