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Montessori, 5 consigli per favorire l'inclusione nei contesti multiculturali

di Sara De Giorgi - 25.05.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
È possibile educare, secondo il metodo Montessori, tutti i bambini a vivere serenamente in contesti multiculturali, favorendo l'inclusione nelle scuole. Abbiamo intervistato al riguardo la formatrice montessoriana Sonia Coluccelli, autrice del libro Il metodo Montessori nei contesti multiculturali. Esperienze e buone pratiche dalla scuola dell'infanzia all'età adulta  (Erickson), nel quale aiuta a comprendere il fenomeno del multiculturalismo nelle scuole, offrendo dati aggiornati sulla percentuale di studenti di origine straniera nelle nostre scuole, sulla loro provenienza, sulla previsione di successo e di abbandono scolastico.

Oggi la scuola è caratterizzata da contesti multiculturali, spesso ricchi di risorse e difficili da gestire. Il metodo Montessori può aiutare a favorire l'inclusione in tali ambiti? Può essere legato ai temi della convivenza e della relazione tra esseri umani di diverse identità e provenienze, applicandolo dal nido alla scuola primaria, passando per l'insegnamento dell'italiano?

A questo proposito abbiamo intervistato Sonia Coluccelli, autrice del libro Il metodo Montessori nei contesti multiculturali. Esperienze e buone pratiche dalla scuola dell'infanzia all'età adulta (Erickson), nel quale oltre a narrare le esperienze concrete di insegnanti che hanno operato in contesti multiculturali (in Italia, ma anche in Africa), aiuta a comprendere il fenomeno, offrendo dati aggiornati sulla percentuale di studenti di origine straniera nelle nostre scuole, sulla loro provenienza, sulla previsione di successo.

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Perché è meglio scegliere scuole con contesti multiculturali?

«Nel nostro Paese il numero di scuole che hanno bambini non italiani è alto e in alcune città o aree il numero è superiore rispetto alla media. La scuola è il luogo in cui si costruiscono la conoscenza e la personalità, sicuramente una scuola multiculturale allena più facilmente queste capacità e permette ai bimbi di sviluppare le competenze di cittadinanza, che sono fondamentali per il loro futuro». 

In che modo possono i principi Montessori favorire l’inclusione?

«Maria Montessori ha scritto delle pagine molto interessanti in cui evidenzia l'inconsistenza dei principi relativi alle frontiere. È assurdo, a suo parere, che le merci possano muoversi e che non possano muoversi invece le persone. Lei immaginava una comunità umana allargata e non definita in base alle nazionalità. Su questo principio di fondo lei ha insistito tanto, soprattutto negli ultimi anni della sua vita.

D'altra parte, gli strumenti montessoriani sono fortemente inclusivi perché permettono di superare ostacoli nell'apprendimento, soprattutto per chi non parla italiano. Nel metodo Montessori c'è un passaggio che avviene attraverso i materiali: poter apprendere non in maniera mediata dalla parola, ma dai materiali, è fortemente inclusivo e di supporto al successo scolastico». 

Secondo i principi Montessori, come i bambini possono imparare il rispetto e la convivenza serena con gli altri?

«Maria Montessori insisteva molto affinché, per esempio, le classi fossero miste per età: anche questa è una forma di diversità che ad oggi va valorizzata.

La pedagogista ha teorizzato una comunità di bambini che apprende diverse capacità e competenze, le quali devono essere messe a disposizione di tutti. Sicuramente c'è una dimensione di gruppo e di coesione sociale molto forte nelle idee della Montessori: basti pensare alle classi plurietà e al mutuo aiuto, nel quale la maestra è sempre un passo indietro e permette ai bambini di mostrarsi reciprocamente cosa è possibile fare e come ci si può esercitare. In situazioni in cui ci sono diversità linguistiche e culturali, l'idea della molteplicità che convive è strutturale nel metodo». 

Consigli per favorire l'inclusione secondo il metodo educativo montessoriano

Ecco, secondo Sonia Coluccelli, alcuni consigli per favorire l'inclusione e per educare i bambini alla multiculturalità.

  1. «Praticare nella quotidianità scolastica un tempo dedicato al lavoro in cerchio. Anche fisicamente, ciò permette di mostrare una comunità di pari, dove non ci sono primi e ultimi. Si crea così una comunità che cresce.
  2. Adoperare materiali che facilitino l'apprendimento senza l'uso di lunghe spiegazioni verbali. Così i genitori possono facilitare ai più piccoli l'apprendimento dell'italiano, ad esempio. 
  3. Lavorare sul linguaggio. Ci sono vari tipi di linguaggi usati dagli adulti: quello religioso, quello nazionale, ecc. Occorre che gli adulti e soprattutto i genitori facciano attenzione quando parlano, evitando di descrivere una visione del mondo errata o distorta.
  4. A scuola è utile che anche la classe sia percepita come uno spazio permeabile, non fisso. L'integrazione avviene quando si fanno saltare i muri: non bisogna dividere (creando separazioni in base a età, abilità, ecc.), ma individuare occasioni perché le appartenenze siano flessibili. 
  5. Frequentazione di luoghi diversi: non è solo la scuola il luogo in cui si impara, ma ci sono tanti spazi in cui la comunità apprende e cresce. L'idea che le esperienze che i bambini fanno possano svolgersi in luoghi diversi vuol dire abituarli a culture diverse. Le espressioni artistiche, musicali, teatrali portano a viaggiare in tempi e luoghi diversi. È importante fare esperienza di cultura reale, sul campo: ciò aiuta a vedere come le comunità siano frutto di intrecci». 

Qual è invece il compito della famiglia?

«Compito della famiglia è quello di continuare ad osservare sempre ciò che i bambini riescono a fare. Spesso i problemi relativi all'integrazione e al supporto derivano da categorie provenienti dagli adulti, che impediscono ai piccoli un approccio più tranquillo e disteso.

I bambini piccolissimi, che hanno assorbito ancora poco delle categorie che noi adulti utilizziamo e che ci distinguono, sono grandi maestri dell'integrazione e dell'inclusione».

Il libro “Metodo Montessori nei contesti multiculturali"

«Maria Montessori ha iniziato il suo lavoro con i bambini nel 1907, in uno dei quartieri di Roma più disagiati, di estrema povertà e miseria (il quartiere di San Lorenzo) e che assomigliava e assomiglia molto a tanti altri quartieri di altre città italiane.

Nello specifico, il testo è caratterizzato dalla domanda di fondo: "Dove ha senso aprire scuole Montessori secondo il principi montessoriani?". La risposta è che occorre pensare che il metodo debba essere ancora oggi rivolto a chi ha meno possibilità, per offrirne invece di più. Sicuramente oggi molti migranti, che all'epoca di Maria Montessori non c'erano, hanno un profilo di vita simile a quello che avevano i poveri di un tempo».

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