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Ti senti una MUM (Mamma Ufficialmente Malmessa)?

di Sara Sirtori - 08.06.2020 - Scrivici

mum
Fonte: shutterstock
Chi sono le MUM? Sono le mamme che durante la pandemia hanno portato avanti la gestione della famiglia e della didattica dei figli. Vediamo l'impatto del lockdown sui bambini e sulle mamme, che hanno visto aumentare il loro carico di lavoro e hanno in alcuni casi dovuto modificare alcuni aspetti della propria vita lavorativa.

Mamme ufficialmente malmesse

MUM (mamme ufficialmente malmesse) è un termine coniato dal Corriere della Sera per indicare le mamme italiane che durante il lockdown hanno supervisionato la didattica a distanza dei figli e gestito le incombenze familiari.

Durante questi mesi di pandemia, per le famiglie con bambini si sarebbe potuto fare qualcosa di più?
Come le mamme hanno gestito il lavoro da casa, le faccende domestiche e l'aiuto scolastico ai figli?

Scopriamo quale è stato il carico di lavoro sulle spalle delle mamme durante il lockdown e come stanno gestendo la Fase 3.

In questo articolo

L’impatto del lockdown su bambini e ragazzi

L'impatto della chiusura sui bambini e ragazzi è stato sottovalutato.
Sono state prese in considerazione la vulnerabilità dei nonni e dei rischi che correvano dal punto di vista sanitario, le problematiche dei genitori, alle prese con il crollo del reddito. Ma ai bambini chi ha pensato? Sono stati ritenuti forti e in grado di cavarsela, ma così non è stato. I ragazzi si sono sentiti abbandonati a causa della mancanza del contatto con le maestre e con i compagni.

Alessia Mosca e Francesco Luccisano sul Foglio hanno documentato che, di 8 milioni di studenti italiani, 850 mila non hanno gli strumenti per la didattica a distanza; degli altri, il 57% li condivide con altri membri della famiglia. In questo modo, sono tagliati fuori dall'apprendimento i più vulnerabili: disabili, studenti a rischio d'abbandono, famiglie a basso livello di alfabetizzazione.

L’aspetto della socializzazione

Ai bambini e agli adolescenti è venuta a mancare la socialità della scuola e il suo lato divertente, lasciando il resto (studio, compiti, voti). I docenti sono stati costretti a "reinventarsi": molti ci sono riusciti, alcuni non ce l'hanno fatta, qualcuno non ci ha nemmeno provato.

Il peso maggiore è ricaduto sulle mamme, che hanno dovuto conciliare il lavoro da casa, le faccende domestiche e l'aiuto scolastico ai figli.  Infatti il 72% delle persone rientrate al lavoro nella Fase 2 erano uomini.

Le difficoltà di essere madri in Italia

Save the children ha pubblica un rapporto chiamato "Le Equilibriste: la maternità in Italia 2020 sulla difficoltà di essere madri in Italia".

Secondo questa analisi emerge che a molte mamme in Italia sono costrette a rinunciare alla carriera professionale (tra i 25 e i 54 anni solo il al 57% delle madri risulta occupata rispetto all'89,3% dei padri), non possono appoggiarsi ad una rete per la prima infanzia (solo il 24,7% dei bambini frequenta un  servizio socio-educativo per la prima infanzia) e spesso ammettono di aver modificato qualche aspetto della propria attività lavorativa per cercare di conciliare lavoro e vita privata (la scelta della riduzione dell'orario di lavoro ha riguardato il 18% delle donne e solo il 3% degli uomini).

Mamme e aumento del carico di lavoro

Con il coronavirus per il 74% delle donne è aumentato il carico di lavoro domestico.
Secondo i dati fornite dal Sole 24 Ore, su oltre 9,8 milioni di occupate in Italia, le mamme sono 5,4 milioni e, di queste, 3 milioni hanno almeno un figlio con meno di 15 anni.

Durante il lockdown le mamme hanno lavorato più dei papà e nella fase 2, a causa delle difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia, alcune di loro si sono ritrovate di fronte al dilemma se continuare a lavorare oppure no.
Questo secondo i dati di ricerca forniti della Fondazione studi dei consulenti del lavoro.

Da quando è iniziata la pandemia, il 74% di mamme con un figli con meno di 15 anni ha lavorato ininterrottamente, il 12,5% ha ripreso il lavoro dallo scorso 4 maggio, mentre il 13,5% è tornata alla propria attività entro la fine del mese di maggio.

Anche con l'avvio della Fase tre, le più penalizzate rischiano di essere le madri lavoratrici.

Molte donne, soprattutto quelle con retribuzioni più basse e impiegate in settori dove è necessaria la presenza fisica, rischiano di dover decidere di non rientrare al lavoro, aggravando la già difficile situazione dei livelli occupazionali femminili italiani. Per quelle che invece potranno lavorare in smart working, è forte il rischio di un carico eccessivo di lavoro.

SE TI SENTI UNA MUM, mandaci la tua storia e la tua esperienza in quarantena a redazione@nostrofiglio.it

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