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Omogenitorialità: significato, pro e contro

di Stefano Padoan - 24.06.2024 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Un tema di cui spesso si parla senza conoscerne i contorni. Scopriamo tutto sull’omogenitorialità: cos’è e che specificità presenta.

In questo articolo

Di omogenitorialità si parla sempre di più, talvolta a sproposito. Cosa sappiamo davvero di questo fenomeno? Quante famiglie coinvolge in Italia? Pro e contro? Una coppia omosessuale come arriva a una scelta genitoriale, quali dubbi e paure affronta? Con Federico Lupo Trevisan, psicologo e psicoterapeuta, proviamo ad approfondire questi temi al centro di un acceso dibattito etico, politico, sociale e culturale, andando oltre il superficiale scontro tra "favorevoli" e "contrari".

Cos'è l'omogenitorialità?

«L'omogenitorialità - introduce l'esperto - è la composizione di un nucleo familiare dove i genitori o il genitore è omosessuale e omoaffettivo. Se si tratta di una coppia genitoriale, tali persone appartengono quindi allo stesso genere».

La fattispecie del singolo genitore, invece, rientra più nella casistica ampia delle famiglie monogenitoriali (genitore single, separato ecc) definite per differenza rispetto alla famiglia composta da due genitori.

«La presenza di un solo genitore non è peculiare dell'omogenitorialità, ma è semplicemente una forma possibile della più generica genitorialità monoparentale o monogenitorialità». Una criticità legata alla famiglia omogenitoriale è che è stata spesso considerata una forma che scardina il concetto "classico" e "tradizionale" dello stare insieme. È proprio così?

Cos’è la famiglia tradizionale

Per famiglia tradizionale si intende un nucleo composto da due genitori, maschio e femmina, eterosessuali ed eteroaffettivi e genitori biologici dei figli che stanno crescendo.

«Nella storia questa fattispecie non era poi così tanto la norma. Da una parte c'erano le famiglie allargate con i nonni e talvolta anche i cugini affidati da fratelli e sorelle e cresciuti come figli propri. Dall'altra le famiglie contadine, con la convivenza di più nuclei familiari e uno scambio importante dal punto di vista intergenerazionale e di fratellanza. Dovremmo forse parlare piuttosto, per riferirci a quel modello, di famiglie moderne e mononucleari».

Una forma familiare, questa, decisamente più recente e risalente agli anni '60, quando i centri della vita sociale sono diventate le grandi città industriali.

I ruoli genitoriali

La famiglia tradizionale è quindi più che altro un costrutto sociale, e come tale non è immutabile anche se molti pensano che lo sia. «Un esempio lampante sono i cambiamenti in atto relativi ai ruoli genitoriali maschili e femminili, impensabili fino a qualche tempo fa ma oggi normalmente accettati come evoluzione positiva e doverosa».

In una coppia omogenitoriale questa ridefinizione dei ruoli ha la peculiarità - forse il pregio - di poter prescindere fin dal principio dai generi dei genitori. «Può essere ad esempio che il ruolo più "paterno" nel senso di colui che provvede al mantenimento del nucleo è ricoperto semplicemente da chi, uomo o donna che sia, ha il lavoro più remunerativo. Criterio, questo, che non sarebbe certo inapplicabile all'interno di una coppia eterosessuale».

Ruoli genitoriali e genere

Ma il ruolo è totalmente scorporabile dal genere? Esistono tratti più "maschili" e "paterni" e tratti più "femminili" e "materni"? «È un tema delicato anche all'interno delle comunità LGBTQ+, perché spesso chi si batte per la parità rischia di vedere queste categorie come un tabù. Ha senso però parlarne, perché la biologia ci restituisce una grande macroscopica differenza: le donne possono portare una gravidanza e partorire e gli uomini no. Il corpo è un principio di realtà che non può essere negato. E questo, soprattutto sull'importante tema di come nascono i figli di coppie omosessuali, segna indubbie differenze di vissuto tra coppie di mamme e coppie di papà. Per quanto riguarda i ruoli, però, l'elemento determinante è quello socio-culturale».

Le paure delle famiglie omogenitoriali

In questo senso, Trevisan rileva che generalmente coppie di due mamme o di due papà sollevano paure diverse rispetto alla futura famiglia. «Spesso le mamme hanno una paura più sociale, di adattamento del bambino o bambina nel mondo "fuori" e di come verrà visto dalla società. I padri esprimono preoccupazioni più legate alla sfera intima: saremo in grado di fornire le cure primarie?». Paure che rispecchiano le sfere nelle quali, in modo stereotipato, rispettivamente uomini e donne sono ritenuti più carenti.

Stereotipi di genere

Le manifestazioni di tali stereotipi sono diffuse. «Nessuno si permette di dare consigli ad una neomamma, per quanto magari possa averne bisogno: ci si aspetta che lei se la cavi, e ciò può comportare anche un peso. Viceversa si dà per scontato che un papà abbia bisogno di aiuto nelle cure parentali: offrire aiuto è di per sé positivo, ma deriva da un pregiudizio invalidante circa la sua capacità genitoriale».

I papà si trovano di fronte a preconcetti simili anche in ospedale, dove la figura ritenuta fondamentale nel sostegno di un bambino malato è quella materna. "La mamma dov'è?" è una domanda, innocua nelle intenzioni di medici e infermieri, che sottolinea la presunta indispensabilità di una figura femminile. Questa però non sempre c'è, sia in caso di papà single che in caso di coppie di papà

Il desiderio di diventare genitori

Esattamente come la la genitorialità etero, anche la omogenitorialità è una possibilità e non un dovere e come tale è oggetto di un processo decisionale articolato e talvolta travagliato. «Nella pratica clinica, il tema della genitorialità non è certo il più affrontato perché si lavora anzitutto sull'accettazione del proprio orientamento sessuale ed affettivo.

Poi c'è una difficoltà che si condivide con gli uomini e le donne etero, ovvero la pressione sociale circa la propria volontà generativa. "Quando fai un figlio? Quando ti trovi una brava ragazza?" sono domande ancora frequenti. Non va meglio alle coppie, che se scelgono di non avere figli decidono di non parlarne per il giudizio cui sarebbero sottoposte».

La scelta di diventare genitori

Una persona di qualsiasi orientamento sessuale fa dunque i conti con la spinta, più o meno forte, verso la genitorialità che viene da dentro e da fuori di sé. Questa pressione verso la vita che si sente fin da piccoli (prima di scoprire il proprio orientamento sessuale) però, per le persone omosessuali entra in contrasto poi con le reazioni altrui di fronte all'annuncio di voler diventare genitori.

«Altra differenza tra coppie eterosessuali e omosessuali è che, nella scelta, il desiderio di trasmettere il proprio patrimonio genetico non è una variabile perché è un'eventualità esclusa in caso di adozione - come per chiunque - e non certa nemmeno ricorrendo ad altre tecniche. Il desiderio di diventare genitori non è un semplice richiamo della natura alla riproduzione della specie, ma ha componenti più complesse».

I numeri dell’omogenitorialità in Italia

L'omogenitorialità è un tema controverso, ma quante persone coinvolge? «Alcune tecniche sono molto costose e spesso agli onori delle cronache giungono casi di persone note e con un certo status socio economico, che non sono la regola. I numeri reali sono abbastanza irrisori ma le statistiche non distinguono tra figli adottati, nati da precedenti relazioni (la maggioranza, con quella che viene definita stepchild adoption) o nati da un progetto concepito all'interno di una coppia omosessuale». 

Famiglie arcobaleno: cosa sono?

Quando si parla di omogenitorialità, uno dei termini più usati è quello di famiglie arcobaleno, in chiaro riferimento ai colori della bandiera più rappresentativa del movimento LGBTQ+.

Spesso, per analogia, il termine si riferisce anche ai membri dell'Associazione Famiglie Arcobaleno.

«È la realtà associativa più importante e rappresentativa in Italia, che raccoglie soci e socie che sono genitori omosessuali ma anche sostenitori, amici e famigliari. Per loro, i colori della bandiera che sono simili a quelli della bandiera della Pace suggeriscono che la loro missione è quella più generale di favorire l'inclusione sociale e la promozione del concetto che non esiste la famiglia ma una pluralità di famiglie, ciascuna con la propria sfumatura».

L'intervistato

Federico Lupo Trevisan, psicologo e psicoterapeuta, collabora con i servizi di psicologia di vari Istituti scolastici ed effettua consultazioni per enti pubblici e privati. Svolge attività clinica e gestione dell'emergenza psicologica ed è formatore e supervisore in ambito educativo e sociosanitario nell'area della disabilità e grave marginalità. Profondo conoscitore delle tematiche omogenitoriali, collabora da tempo con l'Associazione Famiglie Arcobaleno. È coautore, insieme a Elena Buday, di "Non Succede per Caso. Percorsi omogenitoriali tra desideri e realtà" (Franco Angeli, 2018).

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