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Ona Carbonell: la sfida di una campionessa olimpionica per il riconoscimento della maternità nello sport

di Giulia Foschi - 02.03.2022 - Scrivici

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Fonte: Rakuten tv
Su Rakuten TV verrà trasmesso il 2 marzo, in esclusiva e gratuitamente, "Ona Carbonell: Un nuovo inizio": un documentario sulla storia dell'atleta, che ne segue la vita quotidiana dipingendo un ritratto intimo e d'ispirazione per ogni donna che decida di non rinunciare all'essere madre mantenendo intatte le sue aspirazioni professionali

Ona Carbonell, campionessa olimpionica e mamma

Nella vita professionale degli atleti, la maternità ancora oggi non è contemplata. Tornare a competere dopo il parto richiede alle donne una straordinaria tenacia e un sforzo titanico, poco incentivato e agevolato dal contesto sportivo. Ona Carbonell, campionessa spagnola di nuoto sincronizzato, argento e bronzo alle Olimpiadi del 2012, ha dato alla luce il suo primo figlio Kai e in meno di un anno si è preparata per i Giochi Olimpici di Tokyo 2021. Tra alti e bassi, affrontando le difficoltà legate alla trasformazione del suo corpo, all'impatto emotivo della maternità e all'incertezza di una stagione agonistica rallentata dalla pandemia, ha raggiunto l'obiettivo di tornare a gareggiare dopo aver partorito, "non soltanto per lo sport in sé, ma anche per un mio dovere morale, in quanto la maternità è ancora uno dei più grossi ostacoli che le donne devono affrontare sia nello sport che nella società".

You First Content ha prodotto per Rakuten TV un documentario sulla storia dell'atleta, che ne segue la vita quotidiana dipingendo un ritratto intimo e d'ispirazione per ogni donna che decida di non rinunciare all'essere madre mantenendo intatte le sue aspirazioni professionali. "Ona Carbonell: Un nuovo inizio" verrà trasmesso in esclusiva e gratuitamente su Rakuten TV il 2 marzo. In occasione del debutto del documentario, abbiamo chiesto a Ona di raccontarci alcuni aspetti salienti della sua vita e della sua carriera.

La passione per il nuoto sincronizzato, i valori dello sport e le rinunce necessarie

Quando è nata la passione per il nuoto sincronizzato, cosa ti ha dato e a cosa hai dovuto rinunciare per questo?

"Il mio amore per il nuoto sincronizzato è iniziato nella mia città, Barcellona, quando avevo 9 anni, dopo aver provato la ginnastica ritmica. Mi ha dato molto come donna e come persona: sono stati i valori dello sport che mi hanno formato. Valori che ho trovato riflessi anche nella maternità: l'amore e la passione per qualcosa, la perseveranza, il rispetto, l'educazione. La fase educativa può essere paragonata a una carriera nello sport: in entrambi i casi il percorso è difficile e richiede molta attenzione, tempo, affetto e dedizione. Infatti, per dedicarmi alla mia professione ho dovuto rinunciare a molte cose: tempo con la mia famiglia, tempo per studiare, per condurre una vita più normale e sociale, per viaggiare. Praticamente tutto quello che ho fatto finora è stato allenarmi, allenarmi e allenarmi".

Conciliare la maternità con l’attività da atleta professionista

Come hai vissuto la gravidanza come atleta professionista e come hai conciliato il primo anno di vita del tuo bambino con lo sport?

"Conciliare la mia carriera professionale con la maternità non è stato facile, ancor meno nel mezzo della pandemia. Solo un mese e mezzo dopo il parto ho iniziato ad allenarmi con l'obiettivo di essere in piena forma per i Giochi, appena un anno dopo aver avuto mio figlio. Durante il primo anno di vita di Kai ho dovuto fare uno sforzo enorme, sia fisicamente che psicologicamente, per riuscirci. Essere una madre che allatta significava dormire pochissime ore e non poter fare le pause che facevano i miei colleghi. Nonostante tutte le difficoltà, e grazie al sostegno del mio allenatore, della mia squadra e della mia famiglia, alla fine ce l'ho fatta".

L’amore e il tempo per il proprio figlio

Cosa pensi di aver dato a tuo figlio quest'anno? C'è qualcosa che pensi gli sia mancato?

"Gli ho dato molto amore, e da quando è nato ho cercato di crescerlo come i miei genitori hanno cresciuto me: per me è stata un'ottima educazione. Ho cercato di essere per lui un esempio lottando per i miei sogni, lavorando con costanza e passione per ciò che amo. Mi sarebbe piaciuto trascorrere più tempo con lui durante il suo primo anno di vita, ma il tempo che ho avuto l'ho sfruttato al massimo e anche se ero molto stanca. Allattarlo al seno mi ha permesso di dedicarmi a lui e sono molto felice di averlo potuto fare".

Un messaggio per le madri sportive e per gli atleti

Cosa vorresti dire alle madri sportive e agli atleti dopo la tua esperienza?

"Con questo documentario in cui racconto la mia esperienza con la maternità, vorrei dire a tutte le sportive che vogliono essere madri, ma che temono di perdere la loro vita professionale, di non avere paura e di compiere questo passo perché la maternità e la creazione di una famiglia è la cosa più bella del mondo, se è ciò che desideri. Anche se l'equilibrio tra lavoro e vita privata è difficile e abbiamo ancora molta strada da fare, credo sia possibile. Più rendiamo visibile questa situazione, più sarà normalizzata e più otterremo regolarizzazione e sostegno".

Il corpo che cambia e la preparazione atletica

Con la maternità anche il corpo cambia. Quanto è importante questo aspetto per un'atleta?

"Non è stato facile perché sono tornata molto rapidamente in acqua, quando avevo ancora un pavimento pelvico molto debole: questo ti impedisce di allenarti normalmente. Le tue anche, la tua pancia, tutte le parti del tuo corpo sono diverse. Ho anche dovuto fare particolare attenzione con l'allattamento al seno, perché aumenta il rischio di lesioni a causa degli ormoni. Tuttavia, il corpo e la mente di una donna sono meravigliosi e si può tornare a tempo record a quello che si era prima, anche meglio. Per me la maternità è stata la migliore decisione della mia vita e la rifarei".

La separazione dal figlio durante i Giochi Olimpici

Durante i Giochi Olimpici un'atleta non può vedere suo figlio. Come hai vissuto questa situazione?

"Agli Europei sono stata dieci giorni senza vedere la mia famiglia, quando Kai aveva solo 6 mesi. Per il preolimpico, anche se era a Barcellona, ho trascorso altri 10 giorni lontano da loro, e durante i Giochi Olimpici sono stata praticamente un mese senza vederli. La cosa più difficile nelle tre occasioni, oltre a non vedere Kai tutti i giorni e ad essere lontana da lui nel giorno del suo primo compleanno, è legata all'allattamento: dovevo usare il tiralatte cinque o sei volte al giorno per non perdere il latte, e per un mese questo processo è lungo e complicato.

La denuncia e la testimonianza di Ona

Perché è ancora così difficile garantire questo diritto?

"Penso che ci sia ancora molta strada da fare per raggiungere le pari opportunità tra gli atleti. Credo che l'equilibrio tra lavoro e vita privata esista, ma con troppe difficoltà e avversità. Dobbiamo promuoverlo, soprattutto ora che gli sportivi hanno carriere più lunghe, in modo che noi donne sportive non dobbiamo scegliere tra la maternità e la nostra carriera. Penso che questo sia ingiusto e che sia possibile essere una madre e una sportiva allo stesso tempo, dando ancora il massimo. Per quanto riguarda la mia denuncia, credo che la mia testimonianza abbia fatto il giro del mondo e che sia stata utile sia in Spagna che all'estero. Penso che più noi donne rendiamo visibile questa situazione chiedendo di migliorare i regolamenti, più cambiamenti ci saranno".

L'intervistata

Ona Carbonell Ballestero è nata a Barcellona il 5 giugno 1990. È un'atleta di nuoto sincronizzato, vincitrice di una medaglia d'argento nel duo e una di bronzo nella gara a squadre ai Giochi olimpici di Londra 2012.

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