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Cosa fare quando il papà lavora lontano

di Zelia Pastore - 18.08.2020 - Scrivici

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Spiegare perché questa sera non viene a cena, gestire la nostalgia della mamma e del bambino figlio: i consigli della Pedagogista Elisabetta Rossini

Quando il papà lavora lontano

Sono molte le famiglie che, nella loro quotidianità, non hanno la fortuna di vivere tutta la settimana sotto lo stesso tetto. Talvolta i papà sono costretti per lavoro a stare fuori dal lunedì al venerdì, oppure a effettuare trasferte più o meno lunghe. Come fare per spiegare ai figli questa lontananza? E come gestirla? Lo abbiamo chiesto a Elisabetta Rossini, Pedagogista dello Studio Rossini Urso.

In questo articolo

Se un papà deve stare lontano dalla famiglia per lavoro, ecco cosa tenere presente

«La prima cosa importante da sapere - dice l'esperta - è che tutto dipende dall'armonia della coppia: se i genitori vivono bene i momenti di lontananza, allora anche il figlio lo farà, perché l'ambiente attorno a sé gli trasmette serenità».

I BAMBINI VIVONO QUELLO CHE VIVIAMO NOI.

«Ricordiamoci che i bambini prendono in prestito le nostre emozioni, soprattutto se sono di fronte a un fatto nuovo. Tante volte, specialmente fino a 4-5 anni, la loro frase "mi manca il papà, dov'è il papà" è quello che è, ovvero una semplice domanda per sapere. Invece noi tante volte proiettiamo le nostre ansie su di loro, e questa domanda la leggiamo carica di problematicità solo perché siamo noi a viverla con fatica. Così, se sappiamo che torna per cena, sappiamo mantenere la calma, ma se invece torna tra 3 giorni abbiamo paura a rispondere, perché temiamo che nostro figlio non regga l'attesa. Quando invece probabilmente è più un problema nostro». 

IL SENSO DEL TEMPO DEI BAMBINI.

Quanto descritto sopra è ancora più vero se consideriamo che «i bambini in età prescolare non sanno interpretare il tempo (per cui 1 ora o 3 giorni per loro non hanno molto significato) e non hanno elementi per reputare strana l'assenza del papà, dato che il metro del loro mondo è ancora limitato a ciò che vivono in famiglia».

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È invece più facile che, crescendo e conoscendo anche la routine di altre famiglie, nostro figlio patisca di più il distacco e chieda "perché il mio papà non torna a casa tutte le sere?": «Anche in questo caso - prosegue la pedagogista - non è da subito una domanda che esprime un disagio: ci sta solo chiedendo come deve interpretare questa cosa. Vi basta rispondere in maniera tranquilla dicendo la verità ed essendo onesti con loro, anche rispetto alle vostre emozioni: si accorgono se questa domanda vi inquieta, anche se vi sforzate di rimanere impassibili. Molto meglio dire loro come vi sentite davvero: "Alla mamma un po' manca il papà". In questo modo normalizzate l'emozione e fate vedere a vostro figlio che, se la stesse provando anche lui, non è una cosa strana o sbagliata».

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Come può un papà lontano essere presente per suo figlio?

L'APPUNTAMENTO FISSO, PER RACCONTARSI.

«Create un appuntamento fisso, come quello della buonanotte ogni sera. Evitate però le telefonate-interrogatorio: piuttosto parlate voi, raccontate cosa avete fatto, un aneddoto. Aiuta i bambini perché facciamo vedere loro come si racconta una giornata». 

VERBALIZZATE LA NOSTALGIA.

«Dite che pensate a vostro figlio: "Mi sei mancato, sono contento di sentirti". Spetta anche al papà gestire la nostalgia, propria e dei figli». 

STABILITE DELLE REGOLE COME GENITORI E SEGUITELE SEMPRE.

Una volta a casa, i papà possono incappare in un altro pericolo, «l'ansia di voler recuperare il tempo perduto con il figlio. E quindi capita che i padri quando ci sono rischiano di evitare scontri per godersi i tempi con loro: così la mamma, che si è già sobbarcata tutta la settimana la fatica di essere normativa, non riceve un grande aiuto e in più rischia di passare come la cattiva rispetto al padre più indulgente». Anche qui, stiamo solo proiettando le nostre paure e i nostri sensi di colpa sul bambino: «È fondamentale condividere un progetto educativo comune, poche regole su cui si è entrambi d'accordo che però anche il papà si impegna a fa rispettare».

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Come gestire la lontananza del papà? 

BAMBINI 0-6:

Per i bambini 0-6 anni può essere utile iniziare a farli orientare nel tempo: «Fate un cartellone, un calendario in cui segnate quando torna il papà. Serve a inserire questo avvenimento in una regolarità che non li disorienta. Con loro, ma anche con i più grandicelli, è importante farli reagire alla nostalgia facendo qualcosa di pratico: un bigliettino o un disegno da fargli trovare al suo ritorno, una telefonata, pensare a cosa fare con lui al suo ritorno. Aiuta nel distacco anche regalare al papà un piccolo segno da portare con sé, come fosse un filo che li unisce. Li tranquillizza anche perché spesso i bambini hanno paura che il papà si senta solo».

ADOLESCENTI E PREADOLESCENTI.

In preadolescenza e in adolescenza, il ruolo del padre è ancora più delicato: «Dire "ne parliamo quando torna papà" passa il messaggio che le regole continuano a venire da entrambi i genitori. E attenti, perché il loro ruolo a quell'età è quello di demolirvi, vi accuseranno di non esserci mai e di non avere il diritto di rimproverarli: tenete il punto e ricordatevi che non potete sempre piacere ai vostri figli».

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Anche nel caso di separazione bisogna gestire bene la lontananza del padre: «Valgono le stesse regole per i genitori: l'armonia della coppia non c'è più, ma deve rimanere un equilibrio sul fronte educativo anche per evitare che il papà, vedendo meno il figlio, si senta meno in diritto e in dovere di fare la sua parte di normatività».

Importante anche non usare il bambino per affrontare questioni di coppia, «né accusando l'altro di causare nel bambino una sofferenza con la sua assenza, né dicendo a vostro figlio frasi come "Il papà non c'è mai": quello sì che fa male al bambino, perché potreste indurlo a pensare questo di suo padre anche quando, magari, di suo non soffre particolarmente per la frequenza con cui lo vede. Se doveste inavvertitamente pronunciare questa frase, semplicemente spiegatevi con vostro figlio: "Ho avuto una giornata pesante, ero nervosa e mi è scappato". E poi fate notare al bambino quando il papà c'è, non quando manca».

L'intervistata

 

Elisabetta Rossini è Pedagogista dello Studio Rossini Urso (assieme alla collega Elena Urso). E'autrice di numerosi libri dedicati alla genitorialità, tra cui "I genitori devono essere affidabili, non perfetti" (Edizioni Edicart).

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