frasi per il papà

Le più belle frasi da dedicare a un futuro papà

Di Sara Sirtori
futuro-papa
27 gennaio 2020
Una raccolta di frasi semplici ma speciali da dedicare al papà: abbiamo selezionato le più belle frasi d'auguri per un papà in dolce attesa, poesie sul papà e infine una dolcissima lettera di un neonato al papà.

 

Le frasi da dedicare a un futuro papà

 

Diventare papà è un traguardo importante, che comporta anche cambiamenti e nuove responsabilità, ma è anche e soprattutto un momento di immensa gioia.

Se un vostro amico o parente sta per diventare papà, cercate di festeggiarlo dedicandogli un pensiero speciale, una frase o una poesia che possano fargli capire che siete felici per lui.

Ecco le più belle frasi per i futuri papà che abbiamo selezionato per voi.

 

 

Frasi per un papà in dolce attesa

 

  • Auguri al futuro papà! La nascita di un figlio è una benedizione di Dio. 
  • Un piccolo raggio di sole arriverà nella vostra vita sotto forma di un bambino: auguri al neo-papà!
  • Al futuro papà, i nostri auguri dal profondo del cuore per l'arrivo della vostro piccolo frutto dell'amore.
  • "Ogni uomo può essere padre. Ci vuole una persona speciale per essere un papà". (Giorgio Manfrin)
  • "Un padre ti dà la vita, ti nutre, ha cura di te con il suo immenso amore. Un padre dona se stesso per amore tuo". (Egizia Russo)
  • "Un cuore di padre è il capolavoro della natura". (Antoine François Prévost)
  • "Ho imparato che quando un neonato stringe per la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno, l'ha catturato per sempre". (Gabriel García Márquez)
  • "Un padre è meglio di cento insegnanti". (George Herbert)
  • Subito dopo Dio, viene Papà. (Wolfgang Amadeus Mozart)
  • Non è difficile diventare padre. Essere un padre: questo è difficile. Wilhelm Busch

 

 

Poesie dedicate al papà

 

"Padre, anche se…"

di Camillo Sbarbaro

 

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso, egualmente t'amerei.
Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno
che la prima viola sull'opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell' altra volta mi ricordo
che la sorella, mia piccola ancora,
per la casa inseguivi minacciando.
(la caparbia avea fatto non so che)
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura, ti mancava il cuore:
che avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia e, tutta spaventata,
tu vacillante l'attiravi al petto
e con carezze dentro le tue braccia
avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo ch'era il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t'amerei.

 

Il Principe

di Marco Moschini

 

Arriva un Principe
con un cavallo bianco:
viene da lontano
e sembra molto stanco.
Al posto della spada
c'è l'ombrello
e c'è il cappotto
al posto del mantello;
però a guardarci bene
il cavallo non ce l'ha,
io gli corro incontro
e gli dico: "Ciao papà!"

 

Cos'è un papà

di L. Musacchio

 

Il papà non è solo
l'amico delle capriole sul letto grande,
non è solamente l'albero al quale mi arrampico
come un piccolo orso,
non è soltanto chi tende con me l'aquilone nel cielo.
Il papà è il sorriso discreto che fa finta di niente,
è l'ombra buona della grande quercia,
è la mano sicura che mi conduce nel prato
e oltre la siepe.

 

A mio padre

di Alfonso Gatto

 

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l'ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s'accenda
di speranze di poveri di cielo
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.
Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un'ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
– Com'è bella notte e com'è buona
ad amarci così con l'aria in piena
fin dentro al sonno – Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l'alba.

 

Lettera di un neonato al papà

 

"Caro papà,

quando ero nella pancia di mamma non ho mai avuto paura. Lì era bello; ad ogni passo che lei faceva mi sentivo cullato, il battito del suo cuore era una musica dolce che ascoltavo prima di addormentarmi.  

 

Poi, a volte, sentivo qualcosa che mi toccava un piedino, o il braccio: erano le tue mani papà. Potevo riconoscerle, perché a differenza di quelle delle mamma, si muovevano con un po' di timore. Forse avevi paura di farmi male o di darmi fastidio. Invece a me piaceva. Mi sentivo felice. Quando hai iniziato a parlarmi, piano piano ho imparato a riconoscere anche la tua voce; che buffo eri quando mi cantavi quelle canzoncine, o quando mi raccontavi delle domeniche che sarebbero arrivate, dei giochi con la palla, della scuola, delle gite. Che ridere papà. Anche la mamma rideva, forse anche lei pensava che tu fossi buffo.

 

Un giorno è successo qualcosa di strano; ho fatto una capriola e avevo tantissima voglia di nuotare…sentivo la mamma un  po' ridere e un po' piangere. Poi ho riconosciuto la tua voce. Dicevi alla mamma che era bravissima, che stava facendo un buon lavoro. Dicevi che da lì a poco, io sarei stato tra le sue braccia e che doveva mettercela tutta.

 

Quando finalmente sono nato, vi ho sentiti. Ho sentito la pelle della mamma e il sapore del suo latte. Ho sentito cadere sulla mia testa gocce di lacrime. Ma eccole li: le tue mani. Le ho riconosciute perché si muovevano con lo stesso timore di quando mi accarezzavi attraverso la pancia. E finalmente mi sono sentito al sicuro.

 

Da quel momento ti sei preso cura di me. Hai smesso di andare alle partite di calcetto, ora giochiamo insieme a bubusettete. Hai smesso di guardare i film di paura, ora insieme leggiamo tanti libri di fiabe. Hai smesso di andare a dormire tardi perché ora, quello che ti piace, è addormentarti abbracciato a me. Quando mi cambi il pannolino, sei sempre il solito papà buffo che ho sempre pensato! Le tue smorfie mi fanno ridere un sacco!

 

Ora sono un po' più grande. Sto crescendo papà, e non ho paura. So di potere scalare il divano, perché tu sei vicino a me. So che posso fare le corse, perché se cado un tuo bacio fa passare il dolore. So che posso combinare tutti i disastri del mondo, perché quando la mamma mi rimprovererà, tu sarai mio complice e dietro di lei mi farai l'occhiolino.

 

Papà, promettimi una cosa: promettimi che anche quando ti arriverò alle spalle non smetterai di raccontarmi di mostri e pirati, non smetterai di fare capanne con sedie e coperte ma soprattutto continuerai a  fare ridere la mamma. Grazie papà, per avermi regalato te stesso.

 

Con tutto il bene del mondo, il tuo bambino."