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Gianni Bettucci, il fondatore di "The Rainbow Daddies" spiega il co-parenting

di Francesca Demirgian - 16.12.2022 - Scrivici

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Fonte: Instagram
Il co-parenting spiegato a Nostrofiglio. Di cosa si tratta? Cosa significa essere co-genitori? Gianni Bettucci risponde a tutti i dubbi

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Gianni Bettucci e il co-parenting

Con il termine co-parenting si intende il diventare genitori senza essere coinvolti per forza sentimentalmente con l'altra persona. Un modo per diventare padre o madre "in amicizia".

Questa scelta può interessare coloro che sono desiderosi di diventare padri o madri, ma non possono farlo per motivazioni diverse: sono omosessuali, sono single, non hanno una relazione stabile. La co-genitorialità (o co-parenting) è una delle strade da poter intraprendere per avere un figlio. Come Gianni Bettucci anche altri papà e mamme sono dei co-genitori. Una condizione che c'è, è in evoluzione e di cui si conosce ancora poco. 

Chi è Gianni Bettucci

"Manager della compagnia teatrale Familie Flöz, papà gay e fondatore di The Rainbow Daddies".

Si presenta così, in poche parole, su Instagram, Gianni Bettucci (il suo profilo Instagram è @Gianni_Berlino). Fiorentino di nascita, trapiantato a Berlino dal 2001 e, nel 2013, diventato papà di una bambina attraverso il co-parenting, appunto.

La figlia è infatti nata dalla relazione con una ragazza omosessuale sua amica, conosciuta su un portale di co-parenting. Gianni è anche il fondatore di "The Rainbow Daddies", un'associazione in continua crescita che riunisce altri genitori che hanno scelto la strada della cogenitorialità. 

Sul suo profilo Instagram Gianni racconta la sua quotidianità e la sua paternità e a Nostrofiglio ha raccontato la sua esperienza con la co-genitorialità, ha detto cosa vuol dire fare un figlio "in amicizia", quando ha capito di voler diventare padre e tanto altro.

Di seguito l'intervista completa a Gianni Bettucci:

Che cosa vuol dire essere un co-genitore?

Io sono omosessuale e, da quando ho fatto coming out a 20 anni, ho sempre desiderato diventare padre. C'erano però tanti ostacoli; al tempo parlare di omosessualità e genitorialità era una totale contraddizione.

Così per anni ho coltivato questo desiderio nella mia intimità, fino a quando sono arrivato a Berlino: prima ho iniziato a cercare il mio stesso interesse in ragazze lesbiche, poi, tra 2010 e 2013, ho scoperto "Family Ship" un sito tedesco di incontri per co-parenting, una piattaforma che riunisce persone, non solo omosessuali, che vogliono diventare genitori al di fuori di una relazione.

Qui ho conosciuto la persona con cui ho avuto una figlia, Milla. 

Quando hai capito che la strada del co-parenting era la più adatta a te?

Inizialmente mi sono fatto delle domande: mi sono chiesto se, ad esempio, il mio desiderio di cura potesse risolversi con un animale domestico, ma io volevo proprio diventare padre, accompagnare una persona nella vita e donargli tutte le cose belle di cui sono recettore.

Ho pensato all'adozione, ma al tempo non era possibile, l'utero in affitto ha delle implicazioni etiche e morali che non mi permettevano di affrontarlo con la dovuta serenità. Mi sono detto che volevo una madre per mia figlia e, dunque, il co-parenting è stata la strada giusta.

Che relazione hai oggi con la mamma di tua figlia

Dopo la nascita di Milla abbiamo convissuto per 6 anni. Avevo comprato due case vicine, realizzando al centro una grande cucina, che era lo spazio per la famiglia. Poi da una porta si accedeva all'appartamento della madre e da un'altra a quella del padre. Dopo sei anni, però, lo spazio era poco e abbiamo deciso di dividerci.

Ora che viviamo in due case separate facciamo quella che si chiama la condivisione del tempo, Milla sta una settimana da me e una dalla mamma.

E' più facile andare d'accordo quando non c'è una relazione amorosa?

Dipende dalle persone.

Io e Cristina ci siamo conosciuti per diventare genitori, la nostra relazione si è concentrata sul costruire una relazione di affetto e stima ma, sin dall'inizio, abbiamo parlato della nostra idea di genitoritorialità: che tipo di genitori volevamo essere, che tipo di educazione volevamo dare a nostra figlia.

Per cui siamo arrivati alla nascita di Milla con una specie di road map che ci ha aiutato e ci aiuta ancora oggi; quella che, forse, in una relazione manca.

Anche nella co-genitorialità, però, a volte non ci si prepara bene, per questo ho scritto un libro e creato l'associazione "The Rainbow Daddies" che possa essere un aiuto per chi vuole approcciare al co-parenting.

Tua figlia ti fa mai delle domande?

No. Per lei è tutto assolutamente naturale. A Berlino ci sono figli di genitori divorziati, figli di persone che stanno ancora insieme, figli di due mamme senza un papà. Nasci e tutti sono tristi e felici allo stesso modo.

Mia figlia dice sempre "il babbo ama gli uomini, la mamma ama gli uomini e le donne, io per il momento amo tutti". C'è una totale libertà, ho sempre comunicato a mia figlia una normalità e una serenità nel nostro essere, che lei ha percepito.

Se poi qualcuno pensa che il nostro tipo di famiglia sia sbagliat, ho sempre pensato che sia questa persona ad avere dei problemi. Milla sa che dovrà essere lei a spiegare che la nostra famiglia è serena e normale.

Qual è la domanda che ti fanno più spesso?

"Ma non vi sentite egoisti a voler diventare genitori senza stare in una relazione?". Diventare genitori per me è sempre un atto egoistico, almeno in parte, ma non c'è niente di male, l'importante secondo me è che da questo atto ci sia una consapevolezza e una capacità di prendersi cura dell'altro.

La co-genitorialità è qualcosa di molto consapevole, si arriva ad essere genitori dopo un percorso e, intorno a me, vedo genitori capaci, genitori consapevoli, che si fanno delle domande. 

Il mondo è pronto al co-parenting?

C'è da intraprendere un percorso culturale. L'omosessualità come concetto o identità è stata scoperta in Germania alla fine dell'800 e anche il co-parenting è un fenomeno che è nato in Germania e che qui si sta strutturando.

In questi ultimi 10 anni ho capito come questa possibilità possa dare felicità e adattarsi a tante persone, anche eterosessuali: tante madri co-genitori sono, ad esempio, donne che arrivano alla metà dei 30 anni e hanno questo doppio stress di trovare una relazione che funzioni e di diventare genitori perché l'orologio biologico batte, eliminare uno di questi due fattori di stress è una soluzione per molte donne eterosessuali.

Credo che anche in Italia sia necessario parlarne, per sfatare dei falsi miti come ad esempio che il figlio debba essere solo il frutto dell'amore: può essere anche il frutto dell'affetto. 

Vorresti altri figli? E risceglieresti il co-parenting?

Ormai il mio orologio biologico batte, avrei voluto altri figli ma per diverse ragioni non è stato possibile. Se risceglierei il co-parenting? Altri milioni di volte.

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