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Lavoro e congedo parentale

La storia di papà Alessandro, discriminato sul lavoro: "Dopo il congedo sono dovuto scappare"

Di Niccolò De Rosa
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11 Gennaio 2018
Alessandro aveva sfruttato il congedo parentale per dedicare sei mesi alla moglie e alla figlia appena nata, ma una volta rientrato in azienda, tutto era cambiato. Demansionato, discriminato e messo in cassa integrazione, Alessandro si è trovato costretto a ripartire lontano dall'Italia. Ecco la sua storia

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Alessandro Moscatelli, 47 anni e un cambio di vita radicale dovuto alla scelta di essere genitore con tutto se stesso.

Una moglie, una carriera avviata e una figlia piccola infatti non sono stati, come si potrebbe pensare, il coronamento di un sogno, ma i pezzi di un puzzle che Alessandro ha dovuto disfare e ricomporre lontano da casa.

 

Il protagonista della storia infatti si è trovato costretto ad emigrare in Australia per sentirsi libero di fare il padre, senza alcun giudizio o vessazione per la sua scelta che qui da noi in pochi hanno ancora il coraggio di compiere.


Ma partiamo dal principio. Come è iniziata la tua storia?
«Hai 42 anni, vivi a Milano con una compagna australiana e una figlia di due anni, un lavoro che ancora ti piace anche se ti piaceva di più prima. Un'azienda a cui hai dato molte ore e pensi che non ci sia nulla di male a riprendertene qualcuna indietro, e anche qualcuna in più. Tutte da dedicare a alla tua famiglia e magari a una grande avventura insieme.

Per un po' vai avanti e fai finta di niente poi, un giorno qualche frustrazione sul posto di lavoro si somma ad altre e altre ancora e il pensiero folle o lucido arriva dritto: si può anche fare.

Si potrebbe anche fare che per 6 mesi diventi padre a tempo pieno, che per 182 giorni ti dedichi solo a tua figlia; d'altra parte la legge te lo consente.

Certo in azienda non saranno contenti ma lavori lì da 7 anni, ti hanno fatto crescere, sei una risorsa, lo dici con largo anticipo, ne parlate apertamente, un po' capiranno. No?

E poi arriva la seconda follia: sei mesi sono davvero tanti, l'avventura deve essere extra large. E se partissimo per un grande viaggio? Magari ce ne andiamo 3 mesi in Australia dai nonni di Sofia. E magari ci andiamo con calma, fermandoci per strada all`andata e al ritorno, forse a trovare qualche altro parente sparso per il mondo. Qualche soldo da parte c'è, qualcosa arriva con il congedo, l'ospitalità in Australia è gratuita e tutto il resto del viaggio sarà molto gipsy... »

 

Come è stata vissuta la scelta di ottenere un congedo parentale paterno all’interno dell’azienda?

«Sono rimasti spiazzati dalla decisone di un padre di prendersi tutti i sei mesi previsti dalla legge sul congedo parentale. Non penso che gli fosse mai capitato prima, per cui credo non sapessero neanche bene come gestire la cosa in un primo momento. D`altra parte, al mio ritorno, quando la situazione in azienda si era fatta drammatica e avevo consultato un avvocato, questo mi aveva detto:

"È la prima volta che mi capita di incontrare un padre vessato, in lei vedo tutte le storie che ho raccolto dalla parte delle donne farsi uomo".

E io avevo risposto: “e allora mi studi, sperimenti su di me così magari troviamo un rimedio per I futuri padri in congedo”».

Avevi già avuto avvisaglie di un cambiamento di rapporti nei tuoi confronti dopo l’aver comunicato la decisione di prenderti un congedo?
«All'inizio sono stati cauti, mostrando la volontà di trovare una soluzione per tutelare me e l’azienda, in modo che il processo lavorativo fosse garantito durante la mia assenza e io potessi poi tornare al mio posto di lavoro. Fra l'altro, per cercare di “limitare i danni” io avevo comunicato la mia decisione ben tre mesi prima dell’inizio del congedo, a fronte dei 15gg previsti dalla legge.

Che situazione hai trovato al tuo rientro?
È stata una discesa all'inferno, una specie di Apocalypse Now in chiave meneghina. Alla mia scrivania c'era una collega che aveva preso la gestione del mio vecchio gruppo di lavoro e del cliente che seguivo. Sono stato parcheggiato in un altro ufficio per un paio di settimane senza avere una risposta su quale fosse il mio futuro. Poi mi è stato offerto “l'unico posto libero”, demansionato nei fatti ma almeno a parità di stipendio. Posizione che io ho accettato trovandomi a svolgere compiti di cui mi occupavo dieci anni prima. Se vuoi essere davvero positivo pensi di ringiovanire. Fra l'altro con l`aggravante di dover riportare alla persona che mi aveva sostituito durante la mia assenza (imbarazzata quanto me).

Poco dopo sono stato messo in cassa integrazione insieme a una decina di colleghi. Ho potuto dialogare con l'azienda solo grazie alla preziosa mediazione di un sindacalista che ha paventato una causa per discriminazione facilmente vincibile. La mia netta impressione è stata quella che dovessi ricevere una punizione esemplare per aver osato usufruire come padre dei sei mesi di congedo previsti dalla legge».

 

Qual è stata la cosa che più di tutte ti ha spinto a lasciare l’Italia?

«Quando esci dal mercato del lavoro con un incentivo, e in particolare da quello dell'advertising, a 43 anni sai che devi ripartire da capo re-inventandoti completamente. Una sfida che io ero pronto a cogliere con tutte le necessarie energie ma ho pensato che l'Italia non fosse il paese più adatto dove convogliarle. Se ti capita di partecipare a uno dei corsi per i cassaintegrati, ti rendi subito conto che sei arrivato al capolinea. Al contrario l'Australia era una possibilità a portata di mano: un paese giovane e fresco dove aveva più senso ricominciare. Non voglio dire che qui sia tutto facile, ma credo sia un posto su cui valga la pena scommettere per costruire qualcosa da zero. Poi qui vivono i nonni dei mie figli e credo che la qualità di vita delle famiglie e dei figli sia decisamente migliore, a partire dagli spazi e risorse a loro dedicati».

Com’è percepito (in ambito lavorativo) l’essere genitore in Australia?

«Io qui ho avviato un piccolo business distribuendo vino Italiano, mia grande passione e modo per rimanere in contatto con il mio vissuto. Al momento mi gestisco tempi e risorse nell’alternanza lavoro- famiglia. Posso però dire che ci sono risorse governative concrete a tutela dei figli a partire dall’aiuto all'affitto, se hai bambini che vivono con te ricevi un indennità sostanziosa (chiaramente in base al reddito), idem per l'asilo nido (il posto si trova facilmente) e il doposcuola. Io vivo a Brisbane, la capitale del Queensland, ma credo che negli altri stati sia simile. E poi tutti gli spazi perfettamente attrezzati cominciando dai parchi giochi e dalle piscine».

Pensi di tornare un giorno?
«Amo l'Italia e mi manca la nostra storia e cultura anche se provo a farmi ambasciatore qui di queste inestimabili ricchezze. Cerco di tornare una volta l'anno per fare una sana ricarica affettiva del mio paese.

I miei figli, il mio progetto lavorativo, la mia vita, adesso sono qui ma mi piacerebbe tornare definitivamente un giorno. In ultimo vorrei chiarire una cosa: I conti con la mia vecchia azienda sono chiusi. Ho deciso di raccontare la mia storia per combattere il, credo, diffuso e retrogrado pensiero che vede I padri che decidono di usufruire interamente del congedo parentale come degli “strani animali”, nella migliore delle ipotesi.

E poi una riflessione: “ma se questo è l'atteggiamento all'interno di una grossa Agenzia di Pubblicità di Milano, che ti immagineresti essere luogo di pensiero evoluto, cosa succede altrove?”.

Sulla base delle avventure e disavventure trascorse in quell'anno ho scritto e pubblicato un libro: “Cambi di Rotta” in cui c'è molto del mio trascorso.

Immagino Il giorno che Sofia, co-protagonista della parte più bella di questa storia, potrà leggerlo. Alcune cose non sono andate come previsto, ma adesso mia figlia ha una fratellino: Jack e tutti noi una seconda chance dall’altra parte del mondo. E poi certo che rifarei tutto».