Nostrofiglio

LA STORIA

Quando l'amore per i figli non arriva subito: l'esperienza di un papà

Di Alice Dutto
papadifficolta

07 Dicembre 2018
Non è detto che, quando si scopre di diventare padre, si provi quell'euforia che tutti si aspettano. Stefano Sgambati ha raccontato la sua storia nel libro “La bambina ovunque”: un'indagine autobiografica e romanzesca con cui ha voluto dare un messaggio di speranza a tutti gli uomini, che non hanno provato subito la gioia della paternità

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«Quando ho saputo che sarei diventato padre, e per tutti i mesi successivi, non mi sembrava di avere l'atteggiamento che gli altri si aspettavano da me. Continuavo a sentirmi ripetere che avrei dovuto essere al settimo cielo, ma non lo ero: non riuscivo a sintonizzarmi davvero su questa nuova situazione e, siccome di mestiere faccio lo scrittore, ho colto l'occasione per scrivere un libro su ciò che stavo provando» racconta Stefano Sgambati autore de “La bambina ovunque”.

 

Nel libro, il neopapà racconta la gravidanza della compagna, arrivata dopo un percorso a ostacoli passato attraverso la fecondazione assistita, e il suo stato, «nient'affatto interessante». Con un linguaggio ironico e divertente, scrive in prima persona «del suo sentirsi invisibile, inutile – e per giunta braccato dal panico, un animale goffo e ingombrante che non lo lascia mai in pace –, un personaggio secondario che “rimpicciolisce sempre di più mentre la madre si diffonde nello spazio, aumenta di volume e sostanza”».
 

 

Si tratta di un'indagine autobiografica, romanzata, che ha l'obiettivo di abbattere i tabù sulla paternità. «A mio modo, ho voluto dare un contributo positivo a tutti gli uomini, per fargli capire che l'esperienza della paternità può non essere subito così idilliaca come molti la descrivono. Una cosa però è certa: l'amore poi arriva e ti conquista in un modo nuovo, totale e ancor più inaspettato».
 

I perché del "blocco" emotivo
«Credo che il mio “blocco” emotivo dipendesse fondamentalmente da due fattori: il fatto di essere un papà e non una mamma; e il fatto di essere arrivati alla gravidanza dopo un percorso molto lungo, approdato alla fecondazione assistita».

 

Il ruolo del padre
Anche un papà “aspetta” un figlio, ma il modo in cui lo fa è molto diverso rispetto a quello della madre. «Noi non percepiamo i movimenti fetali, non siamo abitati da un altro essere vivente. Un padre non sente la vita che arriva: se la ritrova tra le mani e innamorarsene a prima vista non è necessariamente istintivo».

 

Per questo Stefano si definisce «Un padre non naturale, che però ha imparato ad amare sua figlia con il tempo e l'esperienza: mi piace pensare di volerle bene non perché sono geneticamente predisposto a farlo, ma perché lei mi ha conquistato. Ci siamo conquistati a vicenda».

La sua esperienza è quindi un esempio positivo per gli altri uomini in attesa: «L'importante è avere fiducia e non abbandonare mai la nave: essere sempre presenti nella relazione, in modo da non avere rimpianti quando l'amore arriva. Aspettate che il momento di difficoltà passi: poi sarà bellissimo».
 

Una “iper-gravidanza”

«Avere un figlio per noi è stato molto difficile – prosegue l'autore –. La nostra è stata una iper-gravidanza che è durata circa tre anni. Lo racconto nella seconda parte del libro in cui descrivo tutto il processo della fecondazione assistita in cui i corpi umani e il tempo sono i protagonisti. Se decidi per questo percorso significa infatti che prima hai provato, poi ti sei informato, hai fatto test e controlli e poi, alla fine, è arrivata la gravidanza. Il mio stato di scollamento dalla gravidanza della mia compagna era forse dovuto anche a questo, a una gestazione lunghissima, che è cominciata anche prima che crescesse la pancia. L'impressione era quella di essere l'uomo invisibile: le vere pazienti erano le madri, a cui i dottori dicevano cosa fare. Nessuno si occupava davvero di me».

 

Quella di Stefano non vuole essere una denuncia di maltrattamento, ma la constatazione di un dato di fatto: «Qualsiasi cosa succeda, comunque, non bisogna lasciarsi abbattere. Bisogna affrontare il fatto che per un bel po' di tempo non si sarà i protagonisti, ma che lo si diventerà dopo quando si instaurerà una relazione con il proprio figlio».

Tra l'altro, avere un figlio attraverso la fecondazione in vitro, se è l'unico modo possibile, «è ancora più bello, perché è come se fossi uscito da una lunga battaglia d'amore».
 


Curare la coppia
Un aspetto molto importante, sottolineato dallo scrittore, è quello di sostenersi a vicenda, senza mai perdersi di vista e imparando ad accettare le proprie diversità. «Mentre scrivevo il libro ho intuito quale fosse il punto di massima distanza tra me e mia moglie. Lei soffriva tanto a livello psicologico per questo figlio che non arrivava ma che desiderava; io invece non comprendevo come si potesse amare a tal punto qualcuno che ancora non esisteva. Per me era incomprensibile, per lei naturale. E lì ho capito: non bisogna giudicare il dolore, la sofferenza o il fastidio provati dall'altra persona. Vanno invece accettati e compresi, perché sanciscono la distanza tra uomo e donna e solo avendo rispetto della sofferenza dell'altro ci si può ritrovare e affrontare e superare insieme ogni ostacolo».