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Perché il coinvolgimento del papà sin dai primi mesi del bambino fa bene a tutti e due

di Elena Cioppi - 23.10.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Il ruolo del padre nei primi mesi del bambino è fondamentale per la crescita del piccolo, ma fa bene anche al papà. Qui ci sono i benefici dell'attaccamento precoce.

Si parla spesso del ruolo benefico della madre nella prima settimana di vita dei neonati perché a lei sono deputate le prime cure, la comprensione di come iniziare bene l'allattamento e in generale i primi attimi di una vita che è appena cominciata. In realtà però alcune ricerche confermano che il ruolo del padre nei primi mesi del bambino fa la differenza, eccome. E non solo sui delicati equilibri del neonato, ma anche (e a lungo termine) sul benessere mentale del papà. Sebbene la letteratura psicopedagogica abbia acceso negli ultimi anni i riflettori sull'importanza del ruolo paterno nella crescita educativa dei figli, quei primi momenti di intimità sono spesso visti come un segreto tra mamma e figlio, uno spazio in cui nessun altro può entrare. Invece diverse ricerche puntano sull'importanza del rapporto precoce, sin dai primi momenti di vita del bambino, tra papà e figlio. Perché fa bene a tutti, in modo circolare alla famiglia e più intimo a tutti i membri che la compongono.

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Il ruolo del padre nei primi mesi del bambino e i suoi influssi

Se è vero che nel nuovo modello di famiglia il papà è protagonista c'è anche da aggiungere che spesso l'esclusività materna copre i reali effetti e benefici che il rapporto padre-figlio può avere sun bambino anche subito dopo la nascita. Secondo una ricerca di Frontiers in Psychiatry, la situazione in cui anche il padre si connette emotivamente, si sente coinvolto e utile nel nuovo menage familiare porta benefici anche al genitore e non solo al bambino. I ricercatori hanno evidenziato che l'attaccamento precoce aiuta il papà a sentirsi meglio anche a distanza di tempo, ad evitare situazioni in cui ansia e depressione si presentano alla porta, complicando la vita privata e professionale. La ricerca ha individuato tre grandi indicatori nei quali il papà riconosce la sua massima soddisfazione:

  • quante ore trascorre con il figlio appena nato
  • quanto si sente auto-efficace e di supporto
  • quanto si sente valido nel dare aiuto materiale 

I ricercatori hanno notato che chi soffre di patologie legate alla sfera mentale o ha in famiglia casi conclamati, a un anno dalla nascita del figlio vede ridurre i campanelli d'allarme, non subisce peggioramenti e rimane in equilbrio. Ma non solo: i papà che sono coinvolti attivamente ma soprattutto si sentono parte importante dell'assetto familiare sin dai primi mesi del bambino a distanza di tempo mantengono quella sensazione addosso, si sentono soddisfatti e competenti a lungo.

Il potere della condivisione

Lo studio sul potere del coinvolgimento del papà sin dalle prime ore di vita del bambino mette in luce alcuni degli aspetti più difficili della genitorialià: questo perché sono proprio i 40 giorni dopo il parto e come affrontare il puerperio le sfide più grosse che i nuovi genitori si trovano a dover vivere e superare subito dopo la nascita. Genitori felici fanno figli felici? Sì, ma più di tutto, oltre la retorica, permettono a ogni membro della famiglia di vivere in piena serenità il proprio ruolo. E di allontanare lo spettro non solo di ansia e depressione ma anche di tristezza e frustrazione. I ricercatori hanno seguito questo filone anche per spingere sull'importanza delle policy che permettano al padre di stare vicino ai figli come e quando la madre, che gli garantisca permessi e congedi parentali sufficienti alla cura dei bambini nei periodi critici e non lo metta da parte come figura secondaria rispetto alla mamma.

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