Essere padre

Papà si diventa. Le riflessioni di un padre che ha imparato ad amare le proprie figlie

Di Sara De Giorgi
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25 febbraio 2019
Un papà di New York ha raccontato la sua esperienza legata alla paternità sul sito "Humans of New York", spiegando come, durante i primi anni delle figlie, si sentisse inadeguato e raccontando come abbia maturato lentamente l'idea di essere effettivamente un padre felice di due bimbe.

Essere padri al giorno d'oggi. Cosa vuol dire? Sicuramente i primi a poterlo spiegare e raccontare sono i papà stessi. Lo ha fatto un uomo intervistato da Brandon Stanton (1984), autore del famoso blog e delle pagine Facebook e Instagram "Humans Of New York". Brandon Stanton, dopo aver lavorato nel settore della finanza, ha scelto di trasferirsi a New York e di mettere in atto un particolare esperimento di rassegna dei cittadini attraverso foto e brevi interviste. E gli è capitato di intervistare un papà di NY, che si è svelato con sincerità.

 

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L'uomo intervistato, il cui racconto è leggibile in un post sulla pagina Facebook di "Humans of New York", ha espresso i seguenti pensieri: «Facevo il cassiere in una banca. Lavoravo in prima fila e non potevo parlare al telefono, quindi la mia compagna mi mandò un messaggio. Anzi, in realtà me ne inviò due. Nel primo era scritto "Sono incinta", mentre nel secondo invece: "Sono gemelli". All'epoca non vivevamo nemmeno insieme e guadagnavo solo 28.000 dollari all'anno. Non ero pronto. Le bimbe nacquero premature di tre mesi. Ma se quella che poi è diventata mia moglie era spaventata, non me l'ha mai mostrato. Diventò mamma dal nulla in pochissimo tempo. Lei ha sempre detto a me esattamente cosa fare e non è mai stata prepotente. Solo che lei... sapeva, sapeva più di me».

 

«I primi mesi furono terribili perché dormivamo due ore a notte. Mi svegliavo per lavoro alle sette e non mi sembrava di vivere nella realtà. E continuavo a pensare: "Non penso di potercela fare". E quella sensazione è rimasta con me a lungo. Per fortuna adesso le cose sono un po' più facili. Ma mi sembra di non finire mai. Vado a lavoro, torno a casa, poi le aiuto nei compiti e in seguito le mettiamo a letto. Sono stanco morto alla fine della giornata. Non so se sto facendo un buon lavoro. Non mi sono mai sentito un "papà". Mi sentivo anzi solo un personaggio che loro chiamavano "papà". In qualche modo era come se mia moglie fosse la loro mamma e io fossi lì invece solo per supporto. Mi percepivo come una babysitter. Come se guardassi i bambini di qualcun altro».

 

«Non ho mai saputo come dovesse essere o comportarsi un papà. Non era in me. Non sapevo come mostrarlo. Eppure mi sono preso cura di loro. Le amavo. Per molto tempo non le ho mai davvero abbracciate o baciate perché non ero a mio agio. Probabilmente perché non era mai stato mai fatto con me. Ma ora, che è passato tempo, sono diverso. Le abbraccio e le bacio ogni notte, perché mi hanno insegnato loro a farlo. Venivano da me e dicevano: "Papà, ti amiamo!". E mi abbracciavano e mi baciavano. Quindi è quello che io faccio adesso. Ma non è venuto da me. Tutto è venuto da loro».

 

IL POST FACEBOOK DEL PAPA' DA "HUMANS OF NEW YORK":

 

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