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Tre papà si improvvisano mamme in attesa. Ecco il loro diario

26 Febbraio 2015
Per celebrare la festa della mamma (che in Gran Bretagna quest’anno è il 15 marzo), tre papà quarantenni inglesi hanno deciso di diventare... mamme in attesa per un mese. Steve Hanson, Jonny Biggins e Jason Bramley si sono attrezzati con tute zavorrate pesanti 15 chili che imitano il pancione e i seni ingrossati di una donna incinta, e si sono impegnati a indossarle 24 ore su 24 per un intero mese. Ora sono al dodicesimo giorno della loro “gravidanza”, e pubblicano il loro diario sul sito 3pregnantdads.com
 
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Steve Hanson, Jonny Biggins e Jason Bramley si sono attrezzati con tute zavorrate pesanti 15 chili che imitano il pancione e i seni ingrossati di una donna incinta, e si sono impegnati a indossarle 24 ore su 24 per un intero mese. Ora sono al dodicesimo giorno della loro “gravidanza”, e pubblicano il loro diario sul sito 3pregnantdads.com

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L’idea è venuta ai tre amici e colleghi di lavoro discutendo di Anna Jarvis, la fondatrice della festa della mamma negli Stati Uniti, e di come la celebrazione avesse come intento quello di onorare ogni anno tutte le madri. Così, cercando un modo per celebrare la ricorrenza in modo significativo, hanno pensato di diventare “incinti”. O quantomeno, di fare una cosa il più possibile simile a una gravidanza.

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“Il pensiero – raccontano Steve Hanson, Jonny Biggins e Jason Bramley sul sito – ha preso corpo, ed è diventato un’idea. Che poi si è trasformata in una sfida, dalla quale poi non è stato più possibile tirarsi indietro”. E così i tre quarantenni inglesi hanno ordinato le loro tute da gravidanza e hanno dato il via alla loro avventura.

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Per i tre “papà incinti” l’esperienza non è certo facile: il pancione ha cominciato quasi subito a diventare un peso enorme, a causare dolori e mal di schiena, e a influire anche sull’umore dei tre. E anche se la loro esperienza di gravidanza non è certo completa (mancano le nausee, gli effetti degli sbalzi ormonali, le perdite, le caviglie gonfie e tutto il resto), man mano che passano i giorni si stanno sempre più rendendo conto di quanto sia faticoso essere una mamma in attesa.

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Per Steve e Jonny il compito è un po’ più facile, perché sono aiutati dalle famiglie (anche se le mogli non nascondono un leggero imbarazzo quando accompagnano in pubblico i mariti “gravidi”). Ma per Jason Bramley l’esperienza è resa più difficile dal fatto che al momento la sua famiglia al momento è lontana, a Singapore, e quindi lui si trova a essere una specie di “ragazzo padre” dovendo fare tutto da sé.

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Jonny, padre di due figli, scrive sul diario che vivendo con il pancione ha imparato 5 cose: “1. Le donne pensano che io sia un grande, gli uomini che sia un cretino e i bambini che sia un punchingball. 2. Avere il seno è divertente solo il primo giorno. 3. Se ti piace che una donna appena conosciuta ti tocchi la pancia, questo è il modo giusto. 4. 15 chili di pancia possono rompere una noce al primo colpo. 5. In bici con il pancione, MAI prendere in velocità un dosso rallentatraffico”.

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“Mi stupisco - scrive Jason al quinto giorno - di come le donne incinte non usino la sedia a rotelle. In ufficio la mia sedia ha le rotelle, e per via del peso aggiunto dalla mia tuta di gravidanza la uso in continuazione per spostarmi da una stanza all’altra: geniale”. Per il “papà incinto”, invece, è stato meno divertente il ritorno a casa in bicicletta: ha bucato passando per il parco, e riparare la gomma con il pancione si è rivelata un’impresa impossibile. Alla fine, è tornato a casa a piedi.

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Steve, già al terzo giorno ha sperimentato quanto sia scomodo dormire con il pancione: “Una notte terribile ¬- racconta sul diario -. Non riuscivo a trovare la posizione. E quello che all’inizio erano una divertente novità, i miei seni finti, sono presto diventati divertenti come una scorreggia in una tuta spaziale: tengono troppo caldo, mi premono sul braccio facendolo intorpidire, e così mi sveglio in continuazione. Al lavoro, per fortuna, è andato tutto bene”.

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Jonny, una volta rimasto “incinto”, comincia invece da subito ad apprezzare “le piccole cose della vita”. Come “infilarsi nel letto e sgravare i piedi da tutto quel peso. I cuscini. Un bagno. Tenere il laptop sul pancione e guardare tv spazzatura. Yoga da gravidanza in ufficio. Un giornalista di un giornale cileno che ti chiede quanto ci metti a fare pipì con quel pancione davanti. Un abbraccio da tua moglie, anche se quasi con le braccia non riesci a raggiungerla”.

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Come nelle gravidanze vere, i 3 papà incinti devono fare i conti con problemi “collaterali”, come la scomodità e le corse in bagno per far pipì a causa della pressione della pancia zavorrata sulla vescica. Ma Jonny racconta di aver escogitato qualche trucco per alleviare i sintomi: una maglia antiabrasioni da surfista per proteggere le spalle, escoriate dagli spallacci della tuta gravidica, e una striscia di gommapiuma posizionata dietro il pancione per ridurre la pressione sulla vescica.

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La scomodità del pancione è una costante anche per Steve, che spiega come “ho una borsa di plastica di 15 chili che mi pende dalla vita, e ha un impatto praticamente su qualsiasi situazione fisica. Mi ha cambiato la vita, e posso solo amare o odiare questo pancione. Odiarlo vorrebbe dire vivere una battaglia continua. Così, se proprio non si può dire che lo amo, almeno ci convivo. Quando mi sveglio gli do un buffetto, gli dico ‘buongiorno pancione’ e vado in bagno. E poi la giornata insieme”.

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Anche Jason deve fare i conti con il sonno disturbato dal pancione: “Un sonno molto agitato, mi sono svegliato costantemente surriscaldato e lottando contro i miei nuovi attributi. Sono andato al lavoro a piedi, suscitando reazioni dall’incredulità al terrore. Ma la maggior parte della gente deve aver semplicemente pensato che sono enormemente obeso, non che sono incinto. Al lavoro ho parlato con Dan della gravidanza di sua moglie, che gli ha detto di sentire il peso del bebè. La capisco…”.

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Oltre al sonno disturbato, Jason racconta anche che il pancione impedisce pure un semplice riposino: “Ho tentato di stendermi, ma faceva troppo caldo. Poi ho perso sensibilità alle braccia. Ora mi sembra di avere dei corpi estranei attaccati non solo davanti, ma anche ai due lati del corpo”.

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Nonostante le difficoltà, comunque, Jason sembra essersi calato nel ruolo di papà incinto. Tanto che racconta di essere stato “da Ner, la mia meravigliosa parrucchiera: è incinta anche lei, ma sembra considerevolmente più radiosa di me. Ci siamo scambiati storie di problemi durante la gravidanza: caviglie gonfie, gas intestinali, crampi, emorroidi, reflusso. Me ne sono andato più informato e rassicurato: mi ha risollevato il morale”.

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Anche Steve è entrato nel ruolo. Tanto che racconta con fastidio i discorsi di un collega su come il triathlon sia la sfida più difficile che un uomo possa affrontare, perché spinge oltre ogni limite. “Beh ¬- scrive Steve – ce l’ho io una sfida per te. Si chiama ‘triathlon della mamma d’acciaio’. Con una tuta gravidica addosso prova a tirare fuori il bucato dall’asciugatrice, stirarlo e vestirti. Onestamente, ho un grande rispetto per tutte voi mamme in attesa in tutto il mondo. Per ognuna di voi”.

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Steve spiega nel dettaglio i “disturbi da gravidanza” provocati dalla tuta zavorrata. “È progettata per creare coliche addominali, problemi di postura, dolori addominali, stress lombare, incapacità di stare comodi, pressione su vescica, stomaco e polmoni, respiro corto, difficoltà ad alzarsi, aumento della temperatura corporea, aumento della pressione sanguigna e delle pulsazioni, stanchezza. E non ho nemmeno alti livelli di ormoni o gli altri effetti collaterali della gravidanza”.

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Per Steve, poi, ci sono non solo i dolori ma anche le difficoltà pratiche nella vita di tutti i giorni. “Al lavoro, seduto sulla mia sedia con le rotelle, mi spingo verso la mia scrivania. Bang! La pancia è arrivata prima di me, facendo cadere sul pavimento una penna. Raccoglierla è un’impresa. Arrivato a casa, ho mal di schiena. Cerco aiuto online, digitando “mal di schiena in gravidanza”. E la risposta è ‘La buona notizia è che il tuo bambino sta crescendo’. Ok, ho capito: andiamo a letto”.

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I dolori, dopo 10 giorni, si fanno sentire per tutti. Jason si sente “come dopo una partita di rugby. Mi fanno male la schiena e le spalle. Ho parlato con mia moglie e mio figlio, e poi sono scoppiato a piangere. Mi hanno detto che gli sbalzi d’umore sono parte di una gravidanza, perché il corpo viene sottoposto a cambiamenti tremendi. Sta succedendo anche a me, ma per fortuna non subisco anche l’effetto degli sbalzi ormonali. Mamme, vi rispetto perché dovete sopportare tutto questo”.

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Per Jonny, invece, più che i dolori a dare problemi è la mancanza di sonno causata dal pancione, che non gli lascia tregua. “Ogni mattina - spiega - passo diversi minuti a cercare alla cieca di accoppiare due calzini dello stesso colore. Aggiungete una tuta gravidica da 15 chili e una settimana di notti insonni all’equazione, e la frustrazione arriva a esplodere”.

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A un terzo del percorso, la stanchezza si fa sentire anche per Steve. “A essere onesti, sta diventando dura. Non voglio compassione, ho deciso io di farlo. Sono le stesse difficoltà che incontrano le donne incinte, immagino. Non ho gli ormoni e tutto il resto, ma sto diventando scontroso. Tanto di cappello a mia madre e a tutte le donne incinte là fuori”.

Steve Hanson, Jonny Biggins e Jason Bramley si sono attrezzati con tute zavorrate pesanti 15 chili che imitano il pancione e i seni ingrossati di una donna incinta, e si sono impegnati a indossarle 24 ore su 24 per un intero mese. Ora sono al dodicesimo giorno della loro “gravidanza”, e pubblicano il loro diario sul sito 3pregnantdads.com
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