Figura paterna

Un padre empatico influisce sull'equilibrio dei propri figli

Di Niccolò De Rosa
papafiglio
01 Dicembre 2016
Lo studio dell'Università di Oxford mette in stretta relazione gli atteggiamenti e le crisi adolescenziali con la presenza o l'assenza di una figura paterna empatica. Dai dati emerge inoltre come sia la qualità più che la quantità del tempo trascorso con i propri figli a fare la differenza.
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Ok, la mamma è sempre la mamma, ma per una crescita corretta ed equilibrata, mai sottovalutare il ruolo dei papà.

 

La madre infatti è percepita dai figli come necessaria, imprescindibile, quasi scontata nella sua dedizione all'allevamento della prole, mentre il padre, anche in virtù di un legame meno stretto (la madre il bebè se lo è portato nove mesi dentro di se!), viene spesso visto dai figli come una figura da conquistare, il cui amore non appare subito così "dovuto", proprio perché meno presente nelle dinamiche quotidiane.

 

A ribadirlo è uno studio dell'Università di Oxford che ha voluto porre l'accento sul tipo di risposta emotiva data dal padre al suo nuovo ruolo di educatore, per poi misurarne gli effetti sul percorso di crescita dei relativi figli. Per i ricercatori infatti, non è tanto il tempo trascorso con i propri bambini la chiave per formare personalità sane, ma il tipo di coinvolgimento emotivo con cui il papà vive i suoi momenti da genitore.

 

«È la connessione e la risposta emotiva  che rende veramente un genitore determinante per quello che succederà ai bambini più in là con gli anni», dice Maggie Redshaw, ricercatrice e psicologa della University of Oxford e co-autrice del testo.

 

La ricerca

Per mettere alla prova tale teoria, la Redshaw e i suoi colleghi hanno estratto i dati da uno studio dell'Avon, nel sud-ovest dell'Inghilterra, il quale ha campionato 10.444 bambini che vivevano con entrambi i genitori, per poi ridurre  progressivamente nel corso degli anni il numero dei soggetti analizzati a 6328. La ricerca ha coperto un arco temporale decennale e gli ultimi bambini presi in esame avevano da poco raggiunto gli 11 anni d'età.

 

Nel corso delle regolari interviste, i partecipanti venivano testati riguardo la propria condizione famigliare, soffermandosi in particolar modo sul rapporto paterno: quanto tempo passava papà nell'ambiente domestico? Che legame emotivo si era venuto a creare con i figli? In che modo e con che sicurezza il padre interpretava il suo ruolo genitoriale? ecc...

 

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Le risposte incrociate a simili quesiti hanno dimostrato che i padri che si sentivano sicuri realizzati nel ruolo di genitore/educatore, crescevano ragazzi più equilibrati, con una probabilità media del 28% in meno di manifestare problemi comportamentali durante la pre-adolescenza.

 

Un padre a proprio agio nella sua figura autorevole (ma non autoritaria!) viene infatti percepito come un'ulteriore protezione e supporto per i momenti di difficoltà, stimolando dunque lo sviluppo emotivo dell'individuo.

 

Il papà detiene dunque un compito complementare rispetto a quello della madre, custode delle necessità immediate di amore e attenzioni materiali, chiudendo un cerchio d'equilibrio che aiuta i piccoli ad avere atteggiamenti positivi nel corso della crescita.

 

FONTE: BMJOpen, TheGuardian

 

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