Sesso

Parlare di sesso ai figli. Ecco come

Di Simona Regina
10adultopcteenager
14 Dicembre 2017 | Aggiornato il 26 Marzo 2018
Confrontarsi sull'argomento è un compito educativo a cui non ci si dovrebbe sottrarre per non lasciare che siano solo le immagini erotiche che irrompono da ogni parte (o addirittura pornografiche) a “educare al sesso” i nostri figli e le nostre figlie.
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“Educare alla sessualità significa aiutare bambini e adolescenti a compiere il loro percorso con positività e naturalezza”. Eppure se da un lato il sesso è presente ovunque nella nostra società – dalla pubblicità a internet, dalla televisione al cinema – dall’altro in molte famiglie è ancora un tabù. Di sesso non si parla e, complice anche il fatto che l’educazione sessuale (e all’affettività) non è contemplata nei programmi scolastici (se non a discrezione di alcune scuole e/o insegnanti), per i più giovani è alto il rischio di vivere la sessualità in modo affrettato e inconsapevole.

 

Parlare di sessualità, invece, secondo Anna Oliverio Ferraris, professoressa di psicologia dello sviluppo all’Università della Sapienza di Roma, è un compito educativo a cui non ci si dovrebbe sottrarre per non lasciare che siano solo le immagini erotiche che irrompono da ogni parte (o addirittura pornografiche) a “educare al sesso” i nostri figli e le nostre figlie.

 

Ovviamente tutto va fatto con “delicatezza e discrezione, senza disprezzare o sminuire la loro curiosità: ma nel rispetto dei tempi, dei modi e del carattere di coloro a cui ci rivolgiamo”. E nella consapevolezza che la sessualità “è un aspetto dello sviluppo che coinvolge la persona a vari livelli – sensoriale, sociale, cognitivo, affettivo, morale ed emotivo – e pertanto non ci si può permettere di ignorarla nel corso della crescita e dell’educazione dei figli”.

 

Ma come parlare di sesso in famiglia? Tante risposte le trovate in Tuo figlio e il sesso, un libro ricco di storie e consigli pratici, un libro con cui la psicologa Anna Oliverio Ferraris si prefigge di aiutare genitori ed educatori ad affrontare l'argomento.

 

Tra i due e i sei anni

, i bambini vogliono capire come funziona il corpo umano, perché quello degli adulti è diverso dal loro e perché il corpo femminile è diverso da quello maschile. Fanno dunque tante domande sulle differenze anatomiche tra maschio e femmina: tipo, perché maschi e femmine sono diversi? Perché lui ha il pisellino e io no? E (si) chiedono come nascono i bambini, da dove arrivano. “La loro curiosità va accolta positivamente” sostiene Oliverio Ferraris.

 

Le domande che fanno i bambini in questa fase sono dettate dal bisogno di conoscenza

 

Gradualmente in questa fascia di età i bambini possono recepire queste informazioni:

nomi delle diverse parti del corpo (secondo il loro linguaggio); norme igieniche fondamentali;  differenze maschi/femmine; dove sono i bimbi prima di nascere.

Mamma e papà possono favorire le seguenti abilità:

sentire e mostrare empatia; distinguere le diverse emozioni; esprimere bisogni e desideri; comprendere le differenze di genere e tra comportamenti pubblici e privati; rispettare le regole sociali e culturali.

I bambini possono sviluppare le seguenti attitudini:

rispetto per le differenze; immagine positiva del proprio corpo; apprezzamento per le sue funzioni; rispetto per gli altri; consapevolezza che le emozioni possono esprimersi in modi differenti.

 

 

Verso i sei anni

, vogliono saperne ancora di più. “E se trovano adulti poco propensi al dialogo, si confrontano con i coetanei, osservano come gli altri fanno pipì, giocano al dottore, si divertono a pronunciare parole sporche”.

 

Le loro domande manifestano il loro bisogno di capire e di essere rassicurati su strane teorie che hanno sentito dai coetanei o che si sono costruiti

 

Gradualmente in questa fascia di età i bambini possono recepire informazioni relative a:

diverse parti del corpo e loro funzioni; corpi differenti/sessi differenti; igiene, gravidanza e nascita; amicizia e amore; elementi base della riproduzione; differenti tipi di relazioni familiari (genitori, figli, fratelli, sorelle, cugini…); tutte le emozioni vanno bene ma non tutti i comportamenti sono accettabili; buone e cattive esperienze; non tutti gli adulti sono amichevoli; se un’esperienza non piace non sempre bisogna acconsentire; tempi della crescita.

Mamma e papà possono favorire le seguenti abilità: 
riconoscere le differenze anatomiche; esprimere bisogni e desideri; consolidare la propria identità di genere; comunicare emozioni, desideri e bisogni; relazionarsi con le persone in maniera appropriata; mostrare rispetto reciproco; costruire e mantenere le relazioni; fare domande.
E i bambini possono sviluppare le seguenti attitudini:

immagine positiva di sé e del proprio corpo; rispetto per le differenze; rispetto per l’altro sesso; senso del pudore; attitudine “il mio corpo mi appartiene”.

 

Tra i sette e i nove anni

la curiosità relativa al proprio corpo e quello altrui “può assumere toni scientifici e bambine e bambini vanno così a caccia di risposte anche sui libri o in internet, anche se una fonte importante sono i compagni che, a differenza dell’adulto che può essere imbarazzato a parlare di certe cose, generalmente non si sottraggono dal dire la loro in fatto di conoscenze (o presunte tali) sul proprio corpo e quello altrui”.

 

Gradualmente in questa fascia di età i bambini possono recepire informazioni relative a:

trasformazioni fisiche nel tempo; differenze biologiche tra maschi e femmine; ruoli di genere; tenerezza, innamoramento, sesso nei media e su Internet; differenze tra amicizia, amore e libidine; gelosia, rabbia, aggressione; matrimonio, divorzio, convivenza; piacere e benessere; contatti impropri

Mamma e papà possono favorire le seguenti abilità:

una terminologia appropriata per le diverse parti del corpo e le loro funzioni; accettare la propria e l’altrui privacy; stabilire dei confini tra i sentimenti propri e altrui; riflettere sull’utilizzo del sesso nei media; esprimere e comunicare le emozioni, i desideri e i bisogni; gestire la delusione; comunicare e fare amicizia; chiedere informazioni e aiuto; parlare delle proprie esperienze, dei desideri e dei bisogni in rapporto alle norme culturali.

E i bambini possono sviluppare le seguenti attitudini:

immagine positiva del proprio corpo e della propria identità di genere; idea dell’innamoramento come naturale; rispetto degli altri; senso di responsabilità nei confronti del proprio corpo e di quello altrui.

 

Tra i dieci e i dodici anni

"curiosità e piacere erotico si mescolano": a questa età tipicamente vogliono avere una conoscenza dettagliata del proprio corpo, dei propri organi genitali e quelli dell’altro sesso, delle attività amorose e sessuali, di cui di lì a poco faranno esperienza. "E in questa fame di conoscenza i preadolescenti possono sentirsi soli o per lo meno parlarne con i genitori può creare un po’ di imbarazzo, perché temono di ricevere inquisizioni, divieti, prediche".

Motivo per cui, Oliverio Ferraris ritiene che l’educazione sessuale andrebbe fatta anche a scuola: “da un lato i figli, quando cominciano ad avere impulsi sessuali con la maturazione ormonale, possono sentirsi sotto esame tanto da preferire che i genitori non sappiano nulla della loro vita sessuale, dall’altro anche i genitori possono non sentirsi a proprio agio nel parlare di preservativi, malattie sessualmente trasmissibili…”.

 

In questa fascia di età i bambini possono recepire informazioni relative a:

mestruazioni, eiaculazione, cambiamenti che intervengono con la pubertà; riproduzione; differenze tra identità di genere e sesso biologico; omosessualità; innamoramento, ambivalenza, insicurezza, paura, gelosia; differenze tra amicizia, amore e libidine; relazioni piacevoli e spiacevoli; tipi di abuso sessuale e come evitarli; esperienze non volute; pressione dei pari, media, pornografia; prevenzione.

Abilità che mamma e papà possono favorire:

usare una terminologia appropriata; integrare i cambiamenti della pubertà nella propria vita; comprendere la relazione tra mestruazioni/eiaculazioni e fertilità; contraccettivi efficaci in futuro; chiarire le differenze tra la sessualità nella “vita reale” e nei media; esprimere e riconoscere le emozioni in sé e negli altri; sapere i confini da rispettare tra sé e gli altri; gestire bisogni, desideri e delusioni; stabilire contatti sociali, costruire e mantenere le relazioni; chiedere aiuto e supporto in caso di problemi relativi alla pubertà, ai rapporti con gli altri, a eventuali adescatori; gestire correttamente i media e lo smartphone.

Attitudini che possono sviluppare:

capire e accettare i cambiamenti collegati alla pubertà e alla crescita; comprendere che la contraccezione è una responsabilità di entrambi i sessi; capire che il sesso deve essere consensuale, volontario, su un piano di parità, appropriato all’età; comprendere che ognuno ha i suoi tempi; non sentirsi colpevoli per i propri desideri; rispettare la privacy degli altri; capire le differenze culturali e religiose; essere consapevoli dei rischi.

 

Verso i 15 anni e oltre

Mantenendo un dialogo sereno con i propri figli che crescono, li si può gradualmente accompagnare ad accettare i cambiamenti della pubertà, e anche in fatto di esperienze sessuali, a resistere alla pressione dei pari, per fare scelte libere e responsabili, nel rispetto della diversità nella sessualità e nell’orientamento sessuale e con la consapevolezza che la contraccezione è importante per proteggersi da malattie sessualmente trasmissibili ed evitare gravidanze indesiderate. È importante che sia ben chiara la netta demarcazione tra sesso consenziente e prevaricazioni, violenze e perversioni. Che sappiano che sul territorio ci sono servizi a cui rivolgersi (i consultori familiari per esempio) per avere informazioni sulla salute sessuale e in caso di bisogno di aiuto o supporto per vivere una sessualità serena e consapevole.

 

 

Come parlare di sessualità?

Il consiglio della psicoterapeuta è di non liquidare l’argomento, indipendentemente dall’età del figlio o della figlia e dalla domanda che pone, con frasi tipo “non sono cose che ti riguardano” o “non si parla di queste cose!”. Perché rendere la sessualità un tabù? Piuttosto si può approfittare dell’occasione per ribadire che la sessualità riguarda la vita e se ne può parlare tranquillamente insieme. Rimandando la risposta “a più tardi”, qualora la domanda fosse posta in un contesto o in un momento non adatto. E se dovesse usare parole volgari,  va fatto notare che si devono usare parole più appropriate: perché va evitata la volgarità e non l’argomento.

“Oggi – suggerisce Oliverio Ferraris – ci sono molti libri per bambini che spiegano e illustrano com’è fatto il corpo umano, come sono gli organi sessuali, come avviene la riproduzione sessuale, ecc. fornendo spiegazioni adeguate di volta in volta all’età. Possono quindi essere uno strumento di cui avvalersi per parlare serenamente di sesso con i figli”.

 “Ovviamente - aggiunge - sugli stessi argomenti si tornerà inevitabilmente più volte, perché verranno approfonditi diversamente a seconda dell’età”.

 

Da dove vengono i bambini prima di entrare nella pancia di mamma?

> A una bambina di 3-6 anni si può rispondere spiegando che “mamma e papà si vogliono bene e che il papà depone un semino di vita nella pancia della mamma, dove si trova già un granellino. Questi due semini si incontrano e formano una specie di ovetto che nove mesi dopo diventerà un bambino”.
> A chi è più grandicello (6-7 anni), invece , si può spiegare che quel semino di vita si chiama spermatozoo e che l’uomo con il suo pisellino lo depone nel buchino della donna, dove si trova un altro semino che si chiama ovulo. Dal loro incontro nel ventre della donna, si forma un uovo che diventerà un feto e poi un neonato”.

 

In pratica se la spiegazione dei due semini per parlare di concepimento può essere adatta a bambini di età prescolare, dopo man mano bisognerà fornire ulteriori spiegazioni e maggiori dettagli, via via sempre più scientifici.

“È importante – aggiunge la psicoterapeuta – usare il linguaggio che usano loro, quindi patatina, pisellino, semino va bene quando sono molto piccoli. E capire cosa sanno già e cosa vogliono sapere, senza andare oltre la loro curiosità”.

 

“Parlando di anatomia e sessualità con i bambini più grandicelli, invece, è importante utilizzare una terminologia scientifica sia pure per loro comprensibile – dice Oliverio Ferraris - non solo per dare un nome corretto a ciò di cui si parla e arricchire il loro vocabolario, ma anche perché i termini scientifici hanno il potere di liberare il linguaggio da tutte quelle connotazioni volgari che circondano sesso e sessualità”.

 

“Con i figli adolescenti, inoltre, quando si vogliono toccare certi argomenti, a volte lo si può fare riferendosi alla loro esperienza, altre invece, per non creare chiusura e imbarazzo, è preferibile parlarne in forma anonima, facendo riferimento ad amici o a fatti accaduti. Insomma, meglio non partire dal chiedere cosa fa/non fa con il fidanzatino o con la fidanzatina, ma piuttosto cogliere spunti da un film visto da poco e da un libro per sondare cosa sa e cosa lo interessa”.

 

La prima volta

Anna Oliverio Ferraris propone questo decalogo su cui riflettere per un confronto sereno con i propri figli adolescenti sul sesso e la prima volta.

 

1. Amare e fare l’amore non sono la stessa cosa. Si può fare l’amore senza provare amore o, al contrario, si può amare senza fare l’amore.  Per esempio: si può fare l’amore con una persona che ci piace senza esserne innamorati, oppure un ragazzo alle prime armi può non riuscire a fare l’amore con la persona di cui è innamorato per paura di fallire.

2. Non bisogna attendersi troppo dalla prima volta, è nel tempo che si sviluppa un’intesa e una conoscenza che facilitano il rapporto e lo rendono più ricco. Può capitare che l’emotività renda impotente il maschio e non partecipativa la ragazza.

3. Meglio non avere fretta. Meglio aspettare la persona giusta e prima di lanciarsi in avventure intime, capire con chi si ha a che fare.

4. Nessuno deve sentirsi obbligato a fare ciò che non si sente di fare.  La sessualità può essere avulsa dai sentimenti o accompagnarsi a essi. Il rispetto del partner va comunque mantenuto. È bene assicurarsi che sia consenziente.

5. I maschi (spesso preoccupati di dimostrare la loro virilità) tendono più delle femmine a ridurre i tempi di conoscenza che precedono il primo rapporto. Per le ragazze, invece, più spesso il primo rapporto equivale a una relazione abbastanza stabile: è bene che i ragazzi non ignorino questa differenza.

6. Il sesso è un aspetto vario e personalizzato: non tutti lo ricercano con la stessa frequenza né lo vivono con la stessa intensità.

7. La realtà è spesso diversa da quella che appare nei film. Non bisogna pretendere che il partner assomigli o si comporti come una star di Hollywood: per fortuna abbiamo di fronte una persona vera con il suo corpo e le sue emozioni.

8. Se circola molto materiale pornografico dipende anche dal fatto che la gestione del corpo appare più facile di quella dei sentimenti. Dietro a ogni corpo però c’è una persona con aspirazioni e sentimenti: molte complicazioni nascono dal fatto che non se ne tiene conto.

9. È sufficiente un solo rapporto per contrarre una malattia sessuale, compreso l’aids. Anche la prima volta bisogna quindi prendere le necessarie precauzioni, sapere che cos’è il preservativo e come lo si usa.

10. Evitare di ricorrere a sostanze come l’alcol, la droga o il Viagra per sentirsi più sicuri con il proprio partner o fare sesso con “chi capita”.

 

Non delegate a Internet l’educazione sessuale dei vostri figli

Lo smartphone è un passpartout per navigare in rete, e in rete "navigando indiscriminatamente – senza alcun filtro e senza alcun controllo - non solo i bambini ma anche gli adolescenti possono farsi un’idea sbagliata e anche inquietante del sesso e delle relazioni fisiche tra partner, accedendo a siti pornografici in cui le scene di sesso a volte sconfinano nella violenza, nella prevaricazione e nelle perversioni”.  Per questo Oliverio Ferraris suggerisce l’uso di software “filtro” che impediscano l’accesso a siti sconvenienti e pericolosi.