Vasino

Cosa fare quando il bambino si fa la pupù addosso?

Di Gabriella Lanza
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23 marzo 2018
Convincere il nostro bambino ad abbandonare il pannolino e ad usare il vasino o il riduttore non è un’impresa facile. Può capitare, infatti, che il bimbo continui a farsi la pupù addosso anche dopo i 4 anni. La psicologa e psicoterapeutica Roberta Rubbino ci consiglia quali sono le fasi da seguire per accompagnare con successo nostro figlio in questo importante passaggio

Quando sembra andare tutto liscio e si sta per regalare i pannolini avanzati ad amici e parenti che sono ancora nel tunnel, d'improvviso potreste sentire una vocina che dice: "L'ho fatta addosso...". Niente panico: può accadere che i bambini anche dopo i 4 anni si facciano la pupù addosso. Ma come cercare di "contrastare" questo inconveniente?

«Non esiste una regola precisa», spiega Roberta Rubbino, psicologa e psicoterapeuta, responsabile dell’area Età Evolutiva all’Istituto A.T. Beck. «Il vasino è una delle conquiste più importante nello sviluppo di un bambino. In linea generale le bambine acquisiscono il controllo sfinterico all’incirca al secondo anno di età, mentre i maschietti al terzo anno. Queste “scadenze” devono essere però prese come linee guida generali: ogni bambino ha la sua storia di vita e i suoi tempi».

 

1. Dal libro al vasino

 

«Si può cominciare presentando il vasino come un gioco e non come una imposizione o una sfida da superare nel più breve tempo possibile». Alcuni libri in commercio sono un ottimo aiuto per avvicinare il bambino a questo traguardo: «capire attraverso brevi storie illustrate i vantaggi dell’utilizzo del vasino o del water e scoprire i vari tipi di pupù renderà l’argomento più leggero e creerà un momento di condivisione tra bimbo e genitore. Ricordiamoci che il bambino non sa perché deve farlo, visto che da quando è nato il pannolino è uno dei suoi più fedeli compagni: ha il diritto di sapere perché deve cambiare».

 

 

 

 

2. Imparare guardando

 

«Qualsiasi cosa si voglia insegnare ai bambini è bene ricordare che l’apprendimento per imitazione è un aspetto fondamentale. Sedersi sul water e far vedere come si utilizza sarà un ottimo incentivo all’uso del riduttore che deve avere un rialzo per aiutare il bimbo a raggiungere il water. Inoltre, poggiare i piedini a terra agevola la spinta sfinterica».

 

 

3. Premiare con un sorriso

 

Ricordiamoci di gratificare il nostro bambino. «Sorridere, applaudire, congratularsi con il bambino ogni qualvolta sia riuscito ad usare il suo “nuovo amico” è un passaggio fondamentale non solo per rafforzarne l’uso ma anche per coltivare quel senso di autoefficacia che tanto sarà utile una volta divenuti grandi. Se il bambino riesce nell’intento è bene premiarlo con complimenti o applausi. Comprare dei giocattoli rischierebbe di creare nel bambino l’associazione "vasino uguale regalo", che non deve essere incentivata».

 

 

 

 

4. Avere pazienza

 

Il passaggio da pannolino a vasino non è sempre una passeggiata. «I genitori che si preparano a vivere l’esperienza devono prima essere consapevoli che il percorso potrebbe prevedere degli ostacoli, per cui è bene munirsi di pazienza e costanza. Ecco perché si sconsiglia di decidere di fare “il grande passo” in situazioni stressanti come la nascita di un nuovo fratellino, traslochi, cambio di lavoro. Anche se lo scadere dei 18-24 mesi è arrivato, se i genitori non sono pronti fisicamente e psicologicamente ad aiutare il proprio bambino in questa fondamentale tappa dello sviluppo, aspettare non sarà la fine del mondo. Il completo controllo sfinterico è un passaggio lento e graduale: solamente intorno ai 4 anni di età il bambino impara a contrarre e rilasciare a piacimento il muscolo sfinterico».

 

 

 

 

5. Quando chiedere aiuto a degli esperti

 

Se sporadicamente siamo chiamati dalla maestra perché nostro figlio si è fatto la pupù addosso, non dobbiamo preoccuparci. «Può capitare che un evento o una situazione particolare generi nel bambino quello che viene comunemente definito ‘atteggiamento di regressione’. Il trasloco in una nuova casa, il passaggio dall’asilo alle elementari o anche l’attesa per il suo compleanno possono agitare il piccolo, che può reagire in questo modo. Spesso il bambino si vergogna di quello che ha fatto e tende a chiudersi in sé. Noi dobbiamo rassicurarlo senza fargli pesare l’accaduto».

 

Se però gli episodi cominciano ad essere frequenti, il bambino potrebbe soffrire di encopresi. Con questo termine si intende la ripetuta evacuazione di feci involontaria o volontaria del bambino più grande di 4 anni in luoghi e in situazioni inappropriati, come ad esempio sul pavimento o con i vestiti addosso. Per prima cosa bisogna escludere le malattie gastrointestinali o la costipazione cronica, che potrebbero provocare questo disturbo.

 

«Se la causa del problema non è organica, lo psicologo può aiutare a capire le ragioni di questo comportamento». Il bambino, infatti, tende a trattenere involontariamente le feci che fuoriescono quando meno se lo aspetta, provocando anche dolori addominali e perdita di appetito.

 

In ogni caso il genitore non deve mai sgridare il bambino. «Il rimprovero di sicuro non incentiva il bambino a fare meglio e, se protratto nel tempo, potrebbe far nascere in lui sentimenti negativi fino a spingerlo a trattenere ancora la cacca. Parlare insieme di cosa sia successo in un contesto sereno, armonioso e incoraggiante aiuterà bambino e genitore a capire le dinamiche dell’avvenimento e a scegliere insieme delle possibili soluzioni».