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Routine della nanna: come si fa e perché è importante

di Zelia Pastore - 30.11.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Routine della nanna: dall'abbassare il ritmo della giornata, all'ascoltare una storia dalla voce della mamma: tutti i passaggi per una notte serena

Routine della nanna: come si fa e perché è importante

Alzi la mano chi almeno una volta nella vita ci ha messo più di un'ora a mettere a letto il pargolo. La storia, poi il bacino, poi ci siamo dimenticati di lavarci i denti, poi guarda sotto il letto se per caso c'è un mostro, poi spegni la luce, no mamma la voglio accesa torna qui. tutto senza un ordine predeterminato ma in maniera un po'casuale. Per uscire da questo tunnel di confusione (ma soprattutto per dare ai bambini buone abitudini e restituire ai genitori le loro serate di coppia) abbiamo chiesto aiuto a Daniele Novara e Marta Versiglia, pedagogisti, che hanno scritto un libro apposta per spiegare ai genitori come si mette in pratica la routine della nanna e perché è bene farlo: "Io imparo a fare la nanna" (Bur Rizzoli), che contiene tanti consigli utili e pratici e una storia da leggere ai bambini prima di andare a dormire, "Il piccolo ghiro che non voleva dormire".

In questo articolo

Routine della nanna: perché è così importante che i bambini la imparino?

Partiamo da una premessa di fondo: perché è così importante che i bambini imparino a fare la nanna? Quali sono gli effetti negativi della carenza di sonno?

"Il sonno è più importante del cibo dal punto di vista metabolico" esordisce Daniele Novara - "perché stabilizza le funzioni cerebrali. In parole semplici, il cervello è la cabina di comando del nostro corpo e nel riposo vengono smaltite le scorie biologiche prodotte da questo organo. I bambini di questa generazione dormono poco: questo ha gravi ripercussioni sulla loro vita. Spesso, quando vediamo un bambino che ha una neuro certificazione, scopriamo che sta dormendo poco. Riposare meno comporta poi rischi notevoli: aumenta l'irritabilità, diminuisce le facoltà di apprendimento e interferisce con alcuni equilibri ormonali favorendo il sovrappeso".

Il tempo giusto per dormire.

  • 3 ANNI:"12 ore in tutto compreso il pisolino che occorre mantenere".

  • 4-5 ANNI: "11 ore in tutto togliendo il pisolino, se i bambini non lo gradiscono".

  • 6 ANNI: "10 ore (una quantità assolutamente necessaria per poter iniziare bene la Scuola Primaria)".

Routine addormentamento: i passi da fare

"Ai bambini servono dei punti fermi nella loro giornata: sono abitudinari e quindi hanno bisogno di avere questa routine che li accompagna proprio ad entrare nel mondo del sonno, nel mondo della nanna, che per i piccoli è sempre un passaggio complesso" ci spiega Marta Versiglia. "A volte lo è anche per noi adulti: pensiamo al fatto che si entra in questo mondo in cui non c'è un controllo praticamente su niente: per molti di noi rappresenta un problema. Pensiamo quindi a come si possono sentire i bambini e cerchiamo così di comprendere tutte le paure che possono insorgere in loro quando si avvicina il tempo di andare a dormire".

  1. Primo passo: abbassare il ritmo della giornata. "Prima di tutto bisogna ridurre la frenesia, il ritmo della giornata, che si deve piano piano spegnere. Cosa significa nel concreto? Parlare con un tono di voce più basso, spegnere tutti i dispositivi tecnologici (li potrete riattivare quando i piccoli saranno nel mondo dei sogni), abbassare la musica e qualsiasi rumore o suono che possa essere fonte di distrazione per il bambino. Se vogliamo lasciare un tempo ai bambini di fare qualche piccolo gioco prima di andare a dormire deve essere un puzzle oppure una costruzione con i Lego, qualcosa che possa tenerli tranquilli e concentrati su quello che stanno facendo, senza troppe distrazioni. I primi che devono abbassare questo ritmo sono gli adulti. È bene proprio che si diano una calmata: se si deve ultimare un lavoro o far andare la lavatrice, lo si farà dopo quando i bambini staranno dormendo. E' importantissimo creare questa atmosfera di quiete in casa: i bambini lo sentono ed è fondamentale".
  2. Secondo passo: lavarsi e mettere il pigiamino. "Una volta che ci si è tutti acquietati, si iniziano i lavaggi. Si accompagna il bambino in bagno e lo si assiste nel lavaggio denti e viso, nel bidet o in una piccola doccia. L'autonomia in queste pratiche arriva a cinque anni. Dopo aver espletato le routine igieniche, viene il momento di mettersi il pigiama: è un simbolico prepararsi al sonno con il "vestito per andare a nanna". C'è proprio un abbigliamento adatto a dormire, che ci ricordi anche fisicamente che è giunto il momento di coricarsi. L'ideale è che sia un indumento comodo, confortevole come tessuto, magari con i personaggi più amati dal bambino".
  3. Terzo passo: l'oggetto transizionale. "Con il pigiama indosso, il bimbo potrà andare ad abbracciarsi il suo pupazzo della nanna che lo accompagni in questo passaggio, molto importante e delicato, dal giorno alla notte" prosegue Marta Versiglia. "Si tratta di quello che Donald Winnicott (pediatra e psicanalista inglese) chiamerebbe un "oggetto transizionale". Un qualcosa di concreto che aiuta i piccoli a staccarsi dal giorno ed entrare nel mondo della notte. I bambini possono cambiarlo ogni sera o tenere sempre lo stesso. Io mi ricordo che da piccola avevo un panda con un gilet bianco e nero, che si è proprio consumato! L'avrò tenuto fino ai 10 anni sicuramente. Un altro aneddoto che mi piace raccontare, perché fa capire proprio l'importanza e l'utilità del pensiero magico dei bambini anche nella routine della nanna, è questo: sotto il cuscino del mio nipotino più grande di 8 anni ho trovato un pugnale di gommapiuma, un segno per lui di protezione utile nel momento dell'ingresso nel mondo notturno. I bambini hanno bisogno di questi strumenti: con l'aiuto del pensiero magico si spiegano le parti di realtà che ancora gli sfuggono".
  4. Quarto passo: leggere insieme una storia. "Dopo aver espletato tutti i passaggi precedenti È importante curare anche questo momento. Il bambino sceglie il libro e poi la mamma la legge. È importante che ci sia la voce di un genitore: va bene anche il papà, ma in questo passaggio la figura della madre è importante perché è lei che ha tenuto il bambino nella pancia nove mesi e per lui questa voce è molto rassicurante. La storia va letta nella stanza da letto e questo momento può durare 10 - 15 minuti: la luce deve essere soffusa, la mamma può stare vicino al letto del bimbo. Qualche bambino è già in grado di leggere da solo: in questi casi è bene incentivare la lettura autonoma. Finita la storia, la mamma fa qualche carezza o tiene la manina finché il bambino non scivola nel mondo dei sogni. Ci sono dei bambini che vogliono addormentarsi da soli, altri che necessitano la presenza, comunque mai stare oltre la mezz'ora perché poi potrebbe diventare un'abitudine dura da rimuovere. Meglio quindi abituare i piccoli all'idea che la mamma starà il tempo della lettura della storia poi andrà. Per i bambini che hanno più difficoltà ad addormentarsi, si può dire che la mamma è comunque nell'altra stanza. È importante dare sempre questa sicurezza, che il genitore c'è e non se ne va via. Bisogna dare la certezza che la notte passa: arriverà presto il giorno e si potrà di nuovo correre e andare a giocare".

Routine del sonno: un aiuto dal pensiero magico dei bambini

"Certamente" - afferma Daniele Novara. "Vale di più un orsacchiotto che un discorso scientifico sul sonno. Meglio una lucina di un qualsiasi tentativo di spiegare che il buio non è pericoloso. Perché così si entra nel pensiero magico del bambino, una modalità preponderante dagli 0 ai 8 anni e che inizia ad essere progressivamente abbandonato dagli 9 agli 11 anni".

Lucine soffuse in aiuto dei piccoli. "Inutile spiegare che di notte non succede niente, non c'è nessun lupo o nessun animale pericoloso sotto il letto" chiosa Marta Versiglia. "I piccoli non hanno questa capacità di ragionamento. Non hanno un pensiero uguale al nostro: hanno appunto un pensiero magico. E' normale che abbiano paura del buio, della notte, di un momento in cui i rumori non ci sono più e non si sa che cosa può accadere.

E quindi è importante che l'adulto si sintonizzi con questo pensiero dei bambini e che lo sfrutti per aiutarli a dormire al meglio. Deve accompagnarli nell'ingresso al sonno assieme al pupazzo, alla bambola, al robot o al gormita che si portano a dormire e fornire la sua cameretta di qualche lucina. Può essere una lampadina con luce soffusa, che man mano che il bimbo cresce si abbassa sempre di più fino a scomparire, possono anche esserci delle stelline di plastica appese al muro che si illuminano con il buio: abbiamo tantissime possibilità per aiutare i bambini in questo passaggio del sonno.

Comprendere le paure dei bambini. "È importante anche comprendere le paure dei bambini e non sminuirle. Sto pensando al mio nipotino più piccolo: lui ha paura del lupo, quindi abbiamo comperato tutti i libri possibili su tema per esorcizzare questo timore. Prima di andare a dormire, lui "mette a letto" il pupazzo del lupo non sotto una coperta ma bensì sotto un libro gigantesco che lo tiene schiacciato! I bambini hanno un'inventiva meravigliosa e noi dobbiamo dare loro la possibilità di utilizzare questo pensiero magico al meglio per la loro crescita" conclude Marta Versiglia.

Gli intervistati

Daniele Novara ha fondato il CPP nel 1989, un centro che offre diversi corsi per insegnanti e genitori. È autore di numerosi libri e pubblicazioni, alcuni dei quali di largo successo e tradotti in altre lingue. È ideatore del Metodo Maieutico nell'apprendimento e nella relazione d'aiuto. Ha ideato il metodo Litigare Bene, per gestire i conflitti dei bambini. È docente del Master in Formazione interculturale presso l'Università Cattolica di Milano.

Con Marta Versiglia ha scritto i 4 libri della collana "Io imparo", una nuova collana pedagogica di guide pratiche per genitori, che coniuga la narrativa per l'infanzia all'educazione creativa, per insegnare ai bambini a fare da soli.

Marta Versiglia è pedagogista e formatrice del Cpp e autrice dei libri "Imparare giocando", "Attività Montessori all'aperto" (Bur parenting) e "Lasciami crescere" (Bur parenting).

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