Separazione

Papà separati: 5 consigli per evitare conflitti

Di Concetta Desando
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22 gennaio 2014 | Aggiornato il 11 dicembre 2014
Come si deve comportare un uomo separato o divorziato per evitare conflitti distruttivi con la madre di suo figlio e restare un padre a tempo pieno? La rivista Psychologies Magazine dà importanti consigli al riguardo

 

Nella maggior parte dei casi, anche con l’affido condiviso, il bambino viene collocato presso la madre. Come si deve comportare un uomo separato o divorziato per evitare conflitti distruttivi e per restare un “padre a tempo pieno” anche senza vedere i figli regolarmente?

 

La rivista Psychologies Magazine dà 5 consigli: anzitutto bisogna imparare a gestire i conflitti con la madre, ma è necessario anche abituarsi a saper stare da soli con i propri figli ed essere capaci di imporre le proprie regole.

 

1. Imparare a gestire i conflitti con la madre

Rancore, risentimento, delusione, senso di fallimento: la fine di una storia è per definizione il frutto di un conflitto. Che, molto spesso, prosegue anche dopo. E nel mezzo stanno i figli che non possono fare a meno di sentirsi responsabili.

 

“Elaborare il lutto nella coppia – spiega alla rivista lo psichiatra infantile Daniel Marcelli – richiede tempo e fatica. Soprattutto per gli uomini che, per via del contesto di machismo nel quale è immersa la nostra società, faticano di più ad accettare che l’altro non gli appartiene più. Senza contare che, nel 70% dei casi, l’uomo subisce la separazione decisa dalla donna”.

 

Ma, sottolinea la psicanalista Katia Denard, “la morte della coppia non significa la morte della famiglia che, al contrario, continua a esistere, anche se in modo diverso. Bisogna sempre tenerlo a mente per mantenere una comunicazione che abbia come unico oggetto il bambino, la sua salute, la sua istruzione…”.

 

E così facendo, limitando i contatti a ciò che è necessario per il figlio, si riduce al minimo la rivalità. E anche il rischio di perdere per sempre la fiducia del figlio, perché “nulla è più doloroso per un bambino di sentirsi preso in ostaggio e manipolato per un regolamento di conti tra i suoi genitori - spiega la mediatrice familiare Jocelyne Dahan –. Proprio questo è uno dei motivi per cui alcuni bambini scelgono di non vedere più uno dei due genitori”. Che generalmente è quello al quale non sono affidati: il padre.

 

Quando i figli sono adolescenti, invece, a volte “capita che cerchino di trarre vantaggio dai conflitti tra i genitori per raggiungere i loro scopi: sta quindi a padre e madre dimostrare di avere la maturità necessaria per contenere questi eccessi”.

 

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2. Compensare la perdita del rapporto quotidiano

Il sentimento paterno esiste, non è un mito. E si esprime attraverso la sensazione di vivere una “castrazione”, come la chiama il pedopsichiatra Patrick Ben Soussan, causata dalla perdita della condivisione. E, quando incontra i figli, il padre si sente perso, non sa più che cosa fare e come comportarsi con loro.

 

“La prolungata mancanza di contatto, il dolore per la perdita e, a volte, il rifiuto da parte del bambino hanno come effetto sul padre quello di spingerlo a disinteressarsi del quotidiano”, spiega Jocelyne Dahan.

 

Mentre invece, per quanto difficile, bisogna sforzarsi di fare l’opposto: “Compleanni, esami, sport, gite… tutto fa parte della vita di un figlio, e di tutto bisogna interessarsi. Magari trovando alternative alla vicinanza fisica grazie alla tecnologia: Skype, blog, social network e siti specializzati possono essere un valido canale di comunicazione”.

 

Un aiuto importante può venire anche dalla madre, che può comunicare al padre tutte le informazioni importanti sulla vita del figlio.

 

Anche se, spiega la Dahan, molte donne non lo fanno “per via della tendenza a confondere patria potestà e residenza principale del bambino. Che sono però distinte: la potestà compete a entrambi i genitori”.

 

3. Imparare a stare soli con i figli

Al trauma della separazione spesso si aggiunge anche quello di dover rivedere i propri stili di vita perché non si ha più accanto una partner che si prenda cura dei figli. E non tutti i padri sono capaci di accettare questa svolta.

 

Alcuni arrivano addirittura a “sacrificarsi”, rischiando però la solitudine perché si chiudono unicamente nel lavoro e nello sporadico rapporto con i figli. Altri, invece, rifiutano di rinunciare alla libertà riconquistata con il nuovo stato di single.

 

Tutto, sostiene Patrick Ben Soussan, dipende però da che padri si era prima: “Non si diventa buoni o cattivi papà semplicemente perché ci si separa. Perché, se così si può dire, la paternità va preparata in anticipo”.

 

E quindi può essere utile discutere con altri padri separati, o magari rivolgersi a qualche associazione, in modo da evitare di trovarsi a un estremo o all’altro dei possibili comportamenti. Mentre per quanto riguarda la gestione della quotidianità, Daniel Marcelli spiega che gli uomini sono generalmente meno capaci di organizzarsi in questo senso.

 

E quindi consiglia “di essere affidabili. Di mantenere le promesse. Di dare al bambino spiegazioni comprensibili quando capita di essere in ritardo”. E, in questo modo, si riducono anche le possibili situazioni di conflitto con la madre.

 

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4. Imporre le proprie regole

Molti uomini si trovano, dopo la separazione, a non avere una propria posizione sul modello educativo da impartire ai figli, magari semplicemente perché fino ad allora ci ha sempre pensato la madre. Ma questa forma di sottomissione, secondo Patrick Ben Soussan, si rivela deleteria sia per la relazione tra i genitori sia per quella con il figlio, che tenta di approfittare delle carenze educative del padre.

 

“È necessario – sostiene il pedopsichiatra – imporre le proprie regole e, se non le si ha, crearle attingendo ai propri valori e alla propria storia personale. Questo è un arricchimento per il bambino, che così scopre suo padre e la madre nelle loro differenze come persone, mentre prima li conosceva solo come genitori”.

 

Secondo Daniel Marcelli, inoltre, “è essenziale integrare l’idea di essere genitori con quella di essere anche educatori. Essere genitori non significa solo giocare insieme e condividere momenti belli, ma anche essere alle prese con i compiti, le note, le punizioni. E in nessun caso il bambino dev’essere portato a individuare il rigore in uno dei due genitori e il piacere nell’altro”.

 

5. Rispettare il posto di ciascuno

Dopo la fine della vita coniugale, ognuno torna libero di vivere come meglio crede. Ma se nascono nuove relazioni, ognuno dev’essere capace di stare al proprio posto: “al padre va riconosciuto il ruolo di unico padre, e alla madre quello di unica madre – sottolinea Daniel Marcelli –.

 

Concretamente, il patrigno o la matrigna hanno tutto il diritto di insegnare al bambino quelle che sono le regole elementari quali il rispetto, l’educazione e così via. Ma tutto ciò che concerne le scelte relative alla salute, all’educazione scolastica e, in generale, all’esecuzione della potestà devono essere e restare in mano ai genitori”.

 

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