Interviste

Genitori single: 12 consigli utili

Di Sara De Giorgi
padrebimbo
01 Marzo 2019
Al giorno d'oggi, nel mondo, ci sono moltissimi nuclei monoparentali, composti da genitori single che si prendono cura dei loro figli. La scrittrice canadese Claudette Guilmaine, nel libro "Genitori al singolare. Vincere la sfida quotidiana della monogenitorialità", ha voluto raccontare le storie di tanti genitori soli, suggerendo strategie per affrontare al meglio la cosiddetta "monogenitorialità" e per trasformarla in un'esperienza soddisfacente.
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Quando un genitore educa e cresce da solo i propri figli, il senso di responsabilità e il carico emotivo sono più alti. Per questo motivo è opportuno che si faccia più chiarezza e che ci siano più informazioni sulla cosiddetta monogenitorialità, accendendo un riflettore così sui nuclei monoparentali esistenti, che costituiscono a tutti gli effetti una tipologia di famiglia.

 

La scrittrice canadese Claudette Guilmaine, nel libro Parent au singulier, uscito in Italia con il titolo Genitori al singolare. Vincere la sfida quotidiana della monogenitorialità (a cura di M. Bombardieri, Edizioni Erickson), ha voluto affrontare questo tema delicato, riportando tante esperienze di genitori soli che, pur di fronte a dolori anche grandi, hanno attivato la propria forza d’animo per reagire.

 

Abbiamo intervistato la scrittrice per farci raccontare qualcosa in più sulla monogenitorialità e per chiederle un po' di strategie utili per tutti coloro che crescono i propri figli da soli.

 

 

Monogenitorialità, cosa significa esattamente


 

Claudette ci ha raccontato che «un genitore single, uomo o donna, è colui che si assume da solo (o quasi da solo) la responsabilità e la cura quotidiana di uno o più bambini. Ovviamente, ci sono circostanze diverse per quanto riguarda la monogenitorialità e la situazione di ogni famiglia è unica». 

 

Ad esempio, nel libro si parla di monogenitorialità quando alcune madri o padri restano soli con i loro figli dopo il decesso del coniuge, dopo una separazione, a causa dell’inadeguatezza dell’altro genitore oppure perché hanno scelto di crescere un figlio ricorrendo all’adozione. Ma il termine può essere usato relativamente anche a coppie di genitori nelle quali uno dei due è assente per motivi di lavoro, di immigrazione, di salute fisica, ecc.

 

«A causa di questa fluidità, l’inizio e la fine dell’avventura monogenitoriale non si situano all’interno di un processo lineare. L’immagine che mi viene in mente quando penso alla monogenitorialità è un enorme cappello sotto il quale ci sono i più svariati volti: un insieme di genitori al singolare, ma delle forme di monogenitorialità senza dubbio al plurale!», ha precisato.

 

Monogenitorialità, quanti tipi esistono

 

Claudette spiega di aver identificato cinque tipologie diverse di monogenitorialità: imposta, scelta, circostanziale, transitoria e parziale.

 

La monogenitorialità imposta è quella che viene in seguito a un abbandono, un lutto o una separazione, mentre quella scelta è legata alla procreazione assistita o all'adozione. Invece, la monogenitorialità circostanziale è indotta all'interno della coppia da una situazione, ad esempio, di incapacità fisica o psicologica o di lontananza fisica di uno dei due genitori. Quella transitoria si ha quando per lungo tempo il genitore è single e poi incontra un partner che si prende cura del bambino oppure quando uno dei due è assente e, in seguito, ritorna. Infine, la monogenitorialità a tempo parziale riguarda, ad esempio, coppie in cui madre e padre non stanno più insieme, ma gestiscono assieme la vita del bambino.

 

«Questa suddivisione è comunque fin troppo arbitraria dato che la complessità della vita supera ampiamente queste categorie e che fortunatamente le scelte dei genitori possono modificarsi nel tempo e con l’esperienza», ha aggiunto la scrittrice.

 

Monogenitorialità: può essere una scelta?

 

«Sì, certo, la monogenitoritalità può essere una scelta. A volte, coincide con la co-genitorialità dopo una separazione, cioè quando entrambi i genitori non stanno più insieme rimangono coinvolti nella vita del bambino, condividendo tempo e responsabilità. Alcuni di questi genitori non si sentono come "veri genitori single"».

 

Ci sono più papà o più mamme monogenitori? Chi riesce meglio?

 

«In genere, ognuno ha le sue sfide. Secondo le statistiche, sono più le madri, rispetto ai padri, a vivere contesti di monogenitorialità. Ma i padri hanno spesso più pregiudizi da superare».

 

«Inoltre, studi sull'argomento hanno dimostrato che le capacità genitoriali non dipendono dal genere o dall'orientamento sessuale. L'unica cosa che conta è il coinvolgimento amorevole del genitore, fondamentale per rispondere nel modo migliore e più efficiente possibile ai bisogni del bambino».

 

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Un genitore single rischia di diventare iperprotettivo oppure di soffrire di ansia o sensi di colpa?

 

«È sicuramente vero che il genitore solo incontra, sul suo cammino, speciali sfide affettive nella relazione con il suo bambino. Ed è anche possibile che lui o lei sviluppino iperprotezione, ansia e sensi di colpa. Ma costui troverà strumenti per far fronte a questi ostacoli, specialmente se accetta l'idea che non esiste un genitore perfetto né un figlio perfetto, e che è vitale cercare e ricevere aiuto quando è necessario».

 

Un genitore "sacrificato", secondo Claudette, può diventare molto pesante per il proprio figlio e, per questo motivo, occorre che capisca i propri limiti e, quando necessario, sappia chiedere aiuto o all'altro genitore o a un "terzo di sostegno", cioè a una persona o a un gruppo di persone che possano assicurare una forma di complementarietà all'apporto genitoriale.

 

«Il mio libro, che apre uno spazio di riflessione per offrire ai genitori soli alcune strategie da sperimentare, ha l'obiettivo di dimostrare che la monogenitorialità è una sfida sì difficile, ma possibile, che può essere anche soddisfacente», ha affermato Guilmaine.

 

 

Consigli per i genitori single che leggono Nostrofiglio.it

 

Non solo in America, ma anche in Italia sempre più spesso le famiglie sono frantumate da esperienze di abbandono, di crisi, e simili. Per questo motivo Claudette Guilmaine ha voluto suggerirci alcuni consigli per coloro che crescono i propri figli da soli. Ecco quali sono:

 

  1. «Datevi sempre "ossigeno" e tempo per respirare! In questo modo, potrete proteggervi dal burn out».
  2. «Siate gentili con voi stesso. Datevi sempre i meriti di tutte le cose buone che fate e che avete fatto per vostro figlio». 
  3. «Non cercate di essere "due genitori in uno" e accettate i vostri limiti. È semplicemente impossibile!».
  4. «Create una rete sociale di amicizie e di contatti e non siate timidi se avete bisogno di aiuto».
  5. «Non dimenticate che potete contare su risorse sociali e comunitarie (es. associazioni, gruppi, ecc.): cercatele, sempre».
  6. «Cercate di rinunciare al “quadro ideale" che avete della genitorialità».
  7. «Restate realistici e concentrati sugli obiettivi più importanti per il vostro bambino».
  8. «Se pianificate di ricomporre una famiglia mista, concedetevi tempo e strumenti per preparare bene questo importante cambiamento della vostra vita».
  9. «Cercate di collaborare e di "lavorare in squadra" con l'altro genitore (se è presente)».
  10. «Proteggete il vostro bambino dai conflitti».
  11. «Se avete intenzione di tornare a casa dei vostri genitori con vostro figlio, fate con loro un accordo chiaro prima di stabilirvi lì».
  12. «Siate sempre orgogliosi del vostro bambino e della vostra famiglia! E non abbiate paura di cercare amici e amore attorno a voi».

 

Claudette Guilmaine

 

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