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Come gestire al meglio una separazione: 5 cosa da sapere

Di Giulia Cannarella
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08 Febbraio 2017 | Aggiornato il 23 Gennaio 2018
Affrontare la fine di un matrimonio non è semplice, al dolore per la separazione si sommano aspetti pratici che vanno considerati. Dall'affidamento dei figli, all'assegno di mantenimento, alle procedure legali da seguire è importante conoscere i propri diritti e possibilità
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Nonostante i migliori propositi da entrambe le parti e i tentativi di riconciliazione, a volte si deve affrontare la fine di un matrimonio. Ma cosa fare per avviare una separazione, soprattutto se ci sono dei figli? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Cinzia Calabrese, presidente dell’Aiaf Lombardia.

 

1. Separazione e divorzio: differenze

«È importante fare subito una distinzione, la separazione è un passaggio inevitabile per passare al divorzio, perché in Italia, a differenza di altri paesi, non c’è il divorzio diretto. Non è detto poi che dopo una separazione si arrivi al divorzio. Non esiste invece il passaggio contrario, chi vuole divorziare deve passare dallo step dalla separazione».

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2. Separazione: le scelte a disposizione

L’ordinamento italiano prevede la possibilità per i coniugi di scegliere strade diverse a seconda che la separazione sia pacifica e consensuale oppure conflittuale.

  • Separazione consensuale


    «I coniugi trovano da soli, o con l’aiuto degli avvocati, un accordo. La presenza degli avvocati dipende da tribunale a tribunale, ma può essere anche lo stesso per entrambi. All’interno dell’accordo di solito si stabilisce un affidamento condiviso dei figli, la scelta di una collocazione prevalente presso uno dei due genitori e il diritto di visita dell’altro. Normalmente la casa familiare resta al genitore che ha la locazione. Si stabilisce poi un contributo al mantenimento dei figli. Una volta raggiunto un accordo le parti vanno in tribunale e confermano la negoziazione».
  • Negoziazione assistita


    «Viene portata avanti dalle parti, ognuna rappresentata da un proprio avvocato, che porta alla separazione consensuale. I tempi della negoziazione non possono essere inferiori a 30 giorni e superiori a 3 mesi. Una volta raggiunto l'accordo viene consegnato alla Procura della Repubblica, il pubblico ministero verifica che risponda all’interesse delle parti e dei minori e l’autorizza. Ricevuta l’autorizzazione l’accordo viene mandato in Comune affinché l’ufficiale di stato civile annoti la separazione. Il termine per chiedere il divorzio in questo caso è di 6 mesi».
  • Separazione giudiziale


    «Se la separazione è conflittuale viene fatto un deposito di ricorso in tribunale. All’udienza presidenziale davanti al giudice viene verificato che non c’è possibilità di accordo e sono adottati provvedimenti provvisori e urgenti. I provvedimenti stabiliscono a chi va la casa, l’affidamento dei figli e l’assegno di mantenimento degli stessi. I tempi della separazione sono in media superiori a 2 anni e si allungano se vengono introdotte consulenze, testimonianze o accuse di inidoneità genitoriale che richiedono l’intervento di un esperto (psicologo o psichiatra). In casi di particolare conflittualità tra i genitori viene nominato un curatore speciale, un avvocato, che rappresenta il minore nel processo».
  • Pratica collaborativa


    «Da poco introdotta in Italia, la pratica collaborativa cambia l’impostazione di come viene affrontata la separazione. Le regole da seguire nel momento in cui le parti decidono di aderire alla pratica sono rigide e tassative, con obblighi di riservatezza, trasparenza delle informazioni, buona fede e impegno. Se la pratica fallisce, a differenza della negoziazione assistita, gli avvocati non possono patrocinare il cliente nella causa contenziosa».

3. Assegno di mantenimento: le cose da sapere

«Non sempre è previsto un assegno. Nella separazione consensuale si può scegliere di considerare le spese dirette che deve sostenere il genitore che ha la locazione dei figli e la suddivisione, di solito al 50%, delle spese straordinarie (scuola, sport, salute) per arrivare a una cifra di massima per il mantenimento dei minori. Se poi esiste una disparità di reddito tra i coniugi viene fatto un bilancio del ménage familiare, dei beni patrimoniali e si stabilisce una cifra adeguata da versare al coniuge finanziariamente più debole. Diverso il caso di separazione giudiziale in cui a stabilire il compenso adeguato non sono le stesse parti, ma il giudice. L’assegno di mantenimento dei figli non è soggetto a tassazione e non è deducible dal reddito, mentre quello del coniuge è deducibile e tassato».

LA DOMANDA: Meglio separarsi o stare insieme per i figli?

 

4. Costi processuali: compensi degli avvocati e patrocinio dello Stato

Una separazione e un possibile divorzio hanno dei costi che devono essere considerati dalla coppia. «Esistono dei compensi stabiliti per il lavoro degli avvocati che seguono i clienti nelle diverse fasi del contenzioso e si deve considerare la possibilità di trasferimenti di beni e immobili, questi ultimi in ragione di separazione o divorzio sono esenti da imposte e tassazione fiscale. La legge stabilisce inoltre un patrocinio dello Stato per soggetti non abbienti, che non devono per forza essere cittadini italiani, ma devono dimostrare di avere un reddito annuo inferiore a 13mila euro. La richiesta viene fatta in tribunale e inoltrata al consiglio dell’ordine che fa le adeguate verifiche e decide per l’ammissione al patrocinio».

 

5. Il diritto di ascolto del minore

«L’ordinamento italiano e le convenzioni internazionali predispongono il diritto facoltativo di ascolto del minore in casi di separazione e divorzio. L’ascolto viene fatto direttamente dal giudice o da un ausiliario, che stabilisce la capacità di comprensione del minore degli argomenti trattati e delle conseguenze. La scelta definitiva del giudice sull’affidamento tiene conto delle richieste del minore, ma la decisione considera sempre il quadro generale e completo più adatto per il suo benessere».

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