vita di coppia

Meglio separarsi o stare insieme per i figli?

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05 Dicembre 2014 | Aggiornato il 16 Ottobre 2017
Quando un rapporto di coppia (con figli) non funziona ci si trova di fronte a un bivio: meglio lasciarsi o rimanere insieme per i figli? Ma si può stare insieme solo per i figli? Le risposte non solo le stesse per tutti. Nostrofiglio.it ha chiesto consiglio a due consulenti familiari, Mariolina Ceriotti Migliarese, che è anche neuropsichiatra infantile e Simona Rivolta, psicologa. 


 
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"BASTA!" Quante volte lo avete detto silenziosamente nella vostra testa o urlato dopo l’ennesima litigata con vostro marito (o moglie)? Oppure lo avete pensato perché vi sembra ormai insopportabile la noia e la routine della vostra relazione?

 

O è da giorni o mesi che vi state chiedendo dove siano finiti la passione dei primi tempi, il trasporto amoroso e la vostra visione comune della vita? O ancora: vi siete innamorate/i di un’altra persona?

 

Ok, siete al bivio. Uno dei tanti della vita peraltro. Uno dei più difficili però - perché lui (o lei), la persona che ora vi sembra di non comprendere più o che non vi comprenda più, che magari pensate di non stimare più o addirittura di odiare, è anche il papà (o la mamma) dei vostri figli. Un bel problema …

 

Che fare in questi casi? Premesso che ogni storia è a sé e che ci sono situazioni inaccettabili (in particolare violenza o maltrattamenti, anche psicologici), con l’aiuto di due esperte di formazione diversa abbiamo cercato di dare alcuni spunti di riflessione a chi si trova a un passo dalla decisione di separarsi ma non è del tutto sicura/o, anche per il bene dei figli. 

 

Le due esperte sono Mariolina Ceriotti Migliarese, neuropsichiatra infantile e autrice tra l'altro del libro 'La coppia imperfetta' e Simona Rivolta, psicologa che lavora con bambini e famiglie al Centro Minotauro di Milano, cooperativa che da 30 anni gestisce progetti di ricerca e gestisce servizi psicosociali. 

 

E' giusto decidere come donna/uomo o come madre/padre?

“Quando un rapporto di coppia diventa faticoso o ‘stanco’, ci troviamo davanti a un bivio molto difficile: la tentazione di rompere la nostra storia si scontra infatti con la nostra responsabilità di genitori” dice Ceriotti Migliarese.

 

“Dobbiamo decidere come donna /uomo  o come madre/padre? Decidendo come genitori, e rispondendo, quindi, all’appello della responsabilità che sentiamo, rimane in noi il dubbio bruciante che il nostro futuro di uomini e donne non sarà mai più felice e avvertiamo in questo un intollerabile sentimento di ingiustizia: siamo nati infatti per essere felici”.

 

Si può, quindi, stare insieme solo per i figli? 

“Non credo che si possa stare insieme solo per i figli e rassegnarsi a una triste sopportazione reciproca. Credo però che il figlio, che entrambi amiamo e che ci ama entrambi, possa costituire un motivo forte, reale, per provare a rilanciare nella maggior parte dei casi la relazione di coppia” dice la neuropsichiatra.

 

Visione un po' diversa quella di Simona Rivolta basandosi su quello che vede sul campo. "Gli uomini e le donne di oggi si separano quando la vita di coppia è infelice", dice la psicologa. “Le coppie che decidono di rimanere insieme per i figli, e quindi ripartire insieme proprio dai bambini, sono uomini e donne che hanno una visione che va oltre la coppia stessa. Pensano di poter ricucire un rapporto già compromesso attaccandosi al bene comune, cioè ai figli. 

 

Ma questa è una tipologia di coppia molto rara, ormai, proprio perché il benessere tra uomo e donna è considerato fondamentale per la stabilità di tutta la famiglia”.

 

Provare a ricucire il rapporto: da dove si parte?

“L’amore che proviamo per i figli può rappresentare un motivo forte per non abbandonare la scena prima del tempo: non per resistere con atteggiamento vittimistico e rancoroso, ma per vivere la crisi come un’opportunità.

 

Quando un rapporto va in crisi, vuol dire infatti che abbiamo lasciato sbiadire in noi la percezione di ciò che nell’altro ci ha fatto innamorare. È dunque da lì che si può ripartire” sostiene Ceriotti Migliarese.

 

“Ogni coppia ha la sua storia, ma tutte originano da una intuizione buona sull’altro: l’innamoramento ci permette di “sentire” che la persona di cui ci siamo innamorati racchiude un mondo intero, fatto di cose che solo lui/lei possiede, irripetibili, specifiche, diverse da quelle di chiunque altro. Quando il rapporto si fa faticoso, è a questo sentimento che dobbiamo tornare: l’altro infatti continua ad essere, nel profondo, la persona di cui abbiamo intuito il valore e l’unicità” dice Ceriotti Migliarese.

 

E continua: “Le crisi di coppia possono essere vissute come una sfida all’intelligenza, al carattere e al cuore: non nella logica mortificante dell’adattamento passivo, ma in quella attiva e creativa della ricerca di strategie e soluzioni, della riapertura di un dialogo che concede credito all’altro. 

 

Si può lottare per la propria storia d’amore, se si comprende che l’amore non è solo un sentimento o una sensazione, ma è fatto della materia concreta di cui è fatta la vita: il suo vero valore si misura sul tempo lungo del romanzo, non su quello breve del racconto e le pagine grigie non devono farci paura”.

 

Una cosa da considerare: che cosa significa per i figli la separazione dei genitori?

“Come adulti tendiamo a vivere la separazione come la rottura, spesso concordata e non eccessivamente traumatica, del patto individuale tra un uomo e una donna. La famiglia però è qualcosa di più: è un mondo complesso, che si è costruito nel tempo, fatto di un numero infinito di cose piccole e grandi: abitudini, valori, rituali, pensieri, modo di dire e di essere, relazioni,” dice Ceriotti Migliarese.

 

“Per i nostri figli questo è “il mondo”, così come lo conoscono: quello nel quale sono nati, quello che amano, quello di cui si fidano. Non importa che sia imperfetto: tutti i mondi reali lo sono. Importa che sia il loro mondo e che la separazione lo manderà irrimediabilmente in frantumi senza chiedere il loro permesso. 

 

I bambini, naturalmente, si adatteranno a ogni nostra scelta di adulti; ma impareranno che non è possibile fidarsi dell’amore, che ‘per sempre’ è una parola inutile e che chi sbaglia non può venire davvero perdonato,” sostiene Ceriotti Migliarese.

 

In questo caso, sulla stessa lunghezza d’onda anche la visione di Simona Rivolta. “Parliamoci chiaro: ai piccoli non interessa vedere i cuoricini negli occhi dei genitori, a loro non importa se mamma e papà non sono innamorati come il primo giorno in cui si sono conosciuti e amati. I bambini hanno bisogno di stabilità e sicurezza: mamma e papà, insieme a casa, è per loro la normalità, la stabilità e la sicurezza”.

 

Un'altra cosa da valutare: non sopravvalutate le conseguenze positive della separazione

 

“Molti uomini e donne pensano alla separazione come una specie di rinascita ma quello che li aspetta dopo non è tutto rose e fiori” dice la psicologa Rivolta. “Essere genitori single è molto complicato e alle difficoltà quotidiane si unisce la solitudine. La separazione è l’inizio di un cammino non proprio facile: bisogna lavorare di più o iniziare a lavorare se prima invece non si lavorava, bisogna conciliare attività che prima si facevano in due, riorganizzarsi anche logisticamente su come gestire tutto da soli.

 

"Inoltre, cambia la cerchia degli amici: spesso gli amici in comune di lui e di lei tendono a prendere le distanze per non ferire nessun membro della coppia. Ecco perché i genitori single tendono a uscire con altri genitori nella stessa situazione, perché in fondo condividere la propria esperienza con gente nella stessa situazione fa sentire meno soli”.

 

Se si sceglie la strada della separazione, lasciate esprimere ai figli il proprio dolore senza sminuirlo

“ Se la separazione dovesse risultare inevitabile, due cose sono importanti: mantenere il rispetto per il coniuge e non sminuire il dolore dei figli. I figli dovrebbero essere garantiti dalla presenza di un ‘patto genitoriale’ che mamma e papà  stabiliscono implicitamente fin dal momento della loro nascita: un patto tra adulti responsabili, che va mantenuto sempre e comunque e che comporta la capacità di rispettare nell’altro un genitore che il figlio ha il diritto/dovere di amare” dice la neuropsichiatra infantile.

 

È poi importante permettere al figlio di ‘non capire’ le ragioni degli adulti, di protestare, persino di arrabbiarsi: per quanto difficile e doloroso sia questo per noi, non possiamo infatti pretendere che il figlio ci giustifichi o ci approvi. Se l’adulto sa ciò che fa e se ne prende la responsabilità, deve lasciare il figlio davvero libero di esprimere ciò che prova, ciò che teme, ciò che desidera: se il dolore che siamo costretti ad infliggergli è inevitabile, lasciamolo almeno libero di esprimerlo davvero a modo suo”.