LA PSICOLOGA

Separati in casa, come affrontare la situazione con i figli

Di Alice Dutto
separatiincasa
20 Maggio 2016
Un amore finito, condizioni economiche precarie e la paura di far del male ai figli. Sono elementi che possono portare una coppia a separarsi, ma a rimanere nella stessa casa. Ne abbiamo parlato con Nicoletta Massone psicologa psicoterapeuta del CSTCS e docente della Scuola di Psicoterapia Comparata di Genova
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Separarsi non è mai semplice, ancora di più se si continua a condividere la stessa casa. Problemi economici, ma anche di natura emotiva, possono portare la coppia a non stare più insieme, ma a vivere sotto lo stesso tetto. Una situazione in cui i genitori pensano che i figli soffrano meno, ma che invece rischia di danneggiarli maggiormente.

 

«In linea generale, per quanto riguarda i separati in casa, i casi possono essere due: ci può essere una coppia il cui amore si è spento nel corso del tempo, ma che vive questa condizione senza aggressività o ritorsioni; oppure, si assiste a una condizione ricca di contrasti e conflitti anche molto accesi, ma in cui gli ex partner scelgono di non dividersi per non affrontare il dolore della separazione, che gli sembra inaffrontabile» spiega la psicologa psicoterapeuta del CSTCS di Genova, Nicoletta Massone.

 

 

QUANDO L'AMORE SVANISCE

Nel primo caso, la separazione può essere avvenuta in maniera non conflittuale: nel tempo si è arrivati a una dissoluzione del legame, ma si mantiene un rapporto civile, privo di aggressività. «Magari ci si supporta anche, ma il legame di coppia si è definitivamente risolto – continua la terapeuta –. Nel corso degli anni gli ex partner si sono costruiti un'identità e una vita separata da quella dell'altro, a partire dagli affetti, ma anche per quanto riguarda gli interessi e le abitudini di vita».

 

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In questa situazione, la convivenza di separati in casa è qualcosa che si è creata naturalmente, che già fa parte della caratteristica della coppia. «La parte più difficile è vissuta dai figli, perché sono messi di fronte a una situazione di ambiguità, dove i genitori stanno insieme, ma non si amano più. Non condividono più una vita contrassegnata anche dalla sessualità e può essere un segnale confusivo, che comunica loro che non c'è un'autentica speranza per l'affettività». Alla fine, il messaggio che ricevono è che si deve comunque stare insieme per evitare una solitudine sentita come inaffrontabile «a scapito della possibilità di una comunicazione e di un rapporto autenticamente affettivo».
 

DOLORE ECCESSIVO


In molti casi, invece, la separazione avviene in modo più doloroso e in tempi più stretti: «Spesso questa situazione è contrassegnata da contrasti e conflitti anche molto accesi, perché non è semplice affrontare la situazione con tutte le angosce a essa inerenti – spiega la docente della Scuola di Psicoterapia Comparata di Genova –. Eppure, nonostante il clima familiare invivibile che si viene a creare, la coppia può decidere di non dividersi. Questo perché sente come inaffrontabile l'opzione della separazione, che porta con sé sentimenti di solitudine, perdita, delusione, che il distacco dall'altro inevitabilmente comporta». 

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La separazione coincide, anche bruscamente, con il ritrovarsi soli con i propri "pezzi", con lo scoprire o riscoprire i personali limiti, con la necessità di sostituire o reinventare le parti che sono venute a mancare. E perché questo avvenga, ci vuole tempo.
Di sicuro, questo clima non è il migliore per i figli, che si sentono dilaniati nel vedere i genitori soffrire e sentono di dover prendere le parti dell'uno contro l'altro e viceversa. «È per questo che, generalmente, la separazione è inevitabile: da una parte, per proteggere i membri della coppia; ma dall'altra, per non far male ai bambini, che in quanto piccoli hanno meno strumenti per difendersi».

IL PROBLEMA ECONOMICO

La difficoltà economica è una condizione reale che deve sempre essere affrontata nel caso di una separazione e va ad aumentare l'angoscia del momento. «Tuttavia, è importante, anche se difficile, immaginare una strategia che permetta una vera separazione e divisione tra i due ex partner per il bene di tutti – sottolinea la psicoterapeuta –. Anche perché la difficoltà economica potrebbe diventare l'espediente per evitare proprio di separarsi e risparmiarsi quel salto nella solitudine personale sentito come non possibile da affrontare».

 


STRATEGIA DI SOPRAVVIVENZA


Compreso, dunque, che quando non ci si ama più è meglio dividersi, andando a vivere in case diverse, come si può fare per affrontare un eventuale periodo di passaggio da una condizione all'altra? «Se ci si rende conto di essere troppo arrabbiati nei confronti del proprio ex compagno si può scegliere un'organizzazione della vita che preveda la possibilità di non incontrarsi mai, o perlomeno non troppo. Si possono poi trovare espedienti in rapporto alle proprie risorse: magari non si hanno soldi da spendere in un secondo affitto, ma allora può essere utile chiedere l'aiuto degli amici o dei parenti».

Una cosa importante è che questo periodo di transizione sia il più corto possibile, per evitare di esporre i figli a situazioni emotivamente negative.
È poi anche importante comunicare: «È bene che i genitori informino i figli di ciò che sta accadendo per evitare confusioni e fantasie dei bambini, che magari sono peggiori rispetto alla realtà – conclude Massone. Sarebbe preferibile che la comunicazione avvenisse da parte di entrambi i genitori ai figli, seguendo una versione concordata in precedenza».

Ma nel momento in cui la sofferenza diventa intollerabile per qualcuno della famiglia, bisogna intervenire e un momento di mediazione con uno psicologo può essere importante.