Famiglia allargata

Terzo genitore, 10 consigli per andare d'accordo con i figli del tuo compagno

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19 Giugno 2014 | Aggiornato il 04 Agosto 2017
Essere empatici, mai mettersi al livello dei bambini, gestire i conflitti con diplomazia e non assumersi responsabilità che non competono. Ecco 10 consigli per vivere bene il non facile ruolo di 'terzo genitore'.
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Oggi sono molte le famiglie che si separano e che si riformano dopo un divorzio. Capita sempre più spesso che nascano nuove coppie dove ci sono già dei figli avuti da relazioni precedenti. E spesso i nuovi partner non sanno bene come relazionarsi con questi figli acquisiti.

La psicologa Anna Oliviero Ferraris ha dedicato un libro sull'argomento, "Il terzo genitore. Vivere con i figli dell'altro" (Raffaello Cortina Editore) . "Quando si inizia una relazione con qualcuno che ha dei figli bisogna sapere che ci si dovrà impegnare molto" dice la psicologa. "Il terzo genitore deve essere soprattutto empatico con i figli dell'altro, mettersi nei loro panni. Non dovrà mai essere mai giudicante, essere aperto al cambiamento, reagire con diplomazia e mai in maniera dura. solo così si potrà conquistare la loro fiducia e costruire un rapporto positivo e affettivo."

E' anche importante "essere sempre sé stessi e cercare di creare un clima autentico e personale con il figlio bonus (cioè acquisito)" suggerisce lo psicologo danese Jesper Juul nel libro "Un genitore in più. Vivere con un partner separato e i suoi figli" (Urra Edizioni).

Ecco i consigli degli esperti su come comportarsi quando si ha un partner con già dei figli.

1) Il nuovo compagno va presentato al figlio poco per volta. I bambini devono avere tutto il tempo per abituarsi a un nuovo cambiamento

"Non c'è un tempo stabilito perché ogni situazione è a sé" spiega l'esperta. "Certamente un bambino che ha vissuto il trauma della separazione e poi si è abituato a vivere con un genitore solo ha bisogno di molto tempo per affrontare una nuova situazione, cioè l'ingresso nella sua vita di un altro adulto". Quindi bisogna procedere a piccoli passi.

All'inizio il nuovo compagno va presentato in un gruppo di amici e col titolo di amico di famiglia. Solo dopo che si è visto come va questo rapporto si può pensare di presentarlo come compagno. L'importante è non avere fretta: è fondamentale per il futuro rapporto col bambino che il piccolo abbia avuto tutto il tempo di cui ha bisogno.

2) I primi incontri col bambino: bisogna essere autentici ed empatici

"Dimentica le battute a effetto, non ostentare l'amore per i bambini..." consiglia lo psicologo Jesper Juul all'adulto che deve incontrare il figlio del suo partner.

"Meglio essere autentici, perché è solo dall'autenticità che scaturiscono contatto, fiducia e amicizia. Un genitore può anche simulare degli atteggiamenti perché alla base c'è l'affetto incondizionato dei figli. Ma un altro adulto non può mentire, i bambini sono molto perspicaci e capiscono subito quando un adulto sta fingendo".

"L'importante" aggiunge Anna Oliviero Ferraris "è avere sempre un atteggiamento empatico verso il bambino, cioè l'adulto deve mettersi nei suoi panni, capire che cosa ha passato e di cosa ha bisogna. E soprattutto all'inizio i due adulti devono mettere il bambino al centro e tenere il rapporto di coppia in secondo piano, altrimenti il bambino si sentirà abbandonato."

3) Fare qualcosa insieme al bambino aiuta a creare un rapporto intimo e di fiducia

"Non fare domande, piuttosto racconta qualcosa di te, della tua famiglia, i tuoi interessi" dice Juul. "Cerca di creare un clima autentico e personale. Comportati come faresti con un adulto con cui vuoi stringere amicizia" .

Meglio se la conversazione avviene mentre si sta facendo qualcosa. I bambini infatti si sentono più a loro agio se la conversazione avviene quando si è impegnati in altro. Quindi il terzo genitore può proporre al piccolo di andare a fare una passeggiata nel bosco, oppure può portarlo al cinema. Stare assieme col bambino senza il genitore aiuta a far crescere l'intimità e la fiducia. E se si riesce a creare un interesse comune, il rapporto ne avrà dei benefici.

 

4) Non obbligare il figlio a chiamare 'mamma' o 'papa' il terzo genitore

"Col tempo" spiega la Ferraris "sarà il bambino stesso a decretare il ruolo del nuovo adulto, per lui potrà essere semplicemente il compagno della mamma, un amico di famiglia, oppure una nuova figura parentale. Quest'ultimo caso si verifica soprattutto se l'altro genitore è poco presente e se il bimbo è piccolo e perciò sente la necessità di un altro genitore.

Ma questa esigenza deve essere mostrata dal bambino. Mai obbligare a chiamare mamma e papà il terzo genitore, se non è il bambino a farlo per primo".

 

5) Il terzo genitore può avere un ruolo educativo soltanto se l'altro genitore è assente

Ci sono genitori separati ma molto presenti nella vita e nell'educazione dei figli. Quindi in questi casi è sconsigliabile che il terzo genitore si mostri come educatore, rischierebbe reazioni del tipo “Tu non sei la mia vera mamma!”.

Se invece l'altro genitore non è presente nella vita dei figli "allora sì che è utile che il terzo genitore abbia un ruolo educativo" dice l'esperta. "Infatti i bambini hanno più che mai bisogno di due adulti che si occupino della loro crescita ed educazione".

6) Il terzo genitore non deve prendere posizione in un conflitto tra genitore e figlio

Può capitare che tra genitore e figlio ci siano dei conflitti. In questo caso il terzo genitore non deve schierarsi, né assumersi delle responsabilità che non ha. "Il terzo genitore" dice l'esperta "non deve prendere posizione davanti ai figli del compagno. Se ha delle cose da dire, meglio parlarne da soli col partner e poi con estrema diplomazia cercare di dare una mano a risolvere il conflitto."

7) Se il bambino attacca il terzo genitore, l'adulto deve sdrammatizzare e non reagire in maniera dura

Può capitare che i figli entrino in conflitto con il terzo genitore. In questo caso l'adulto coinvolto non può fare finta di niente. "Il miglior consiglio in questi casi" spiega l'esperta "è non dare valore esagerato al conflitto. Sdrammatizzare gli scontri e mai reagire in maniera dura. Bisogna sempre tenere presente che certi comportamenti del bambino potrebbero essere dettati dalla sofferenza che ha passato e non dalla voglia di fare dispetti."

 

8) Il terzo genitore non deve essere geloso dei figli. Sono rapporti affettivi diversi

"I figli hanno un ruolo prioritario nella vita del genitore" dice Juul, "e qualsiasi tentativo di competere per il primo posto è inutile. Ma l'amore genitoriale è profondamente diverso dalla passione erotica e da un'amicizia adulta tra uomo e donna".

Il terzo genitore deve comprendere che si tratta di rapporti affettivi molto diversi e che non deve assolutamente mettersi sullo stesso piano dei bambini né provare gelosia.

 

9) La presenza dell'ex può essere fastidiosa ma è salutare per i bambini

Il terzo genitore deve mettere anche in conto la presenza dell'ex moglie o marito del suo partner. Nelle separazioni condivise può capitare che l'altro genitore sia molto attivo nella vita dei figli. Anche in questo caso non bisogna mostrare gelosia.

Anche se può dare fastidio che il proprio partner condivida con l'ex la gestione dei figli, il terzo genitore deve prendere consapevolezza delle proprie emozioni, razionalizzarle e accettare questo rapporto, sicuramente salutare per i bambini.

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10) Famiglie allargate: fronteggiare le crisi con il dialogo e la diplomazia

Può capitare che si formi una coppia dove ci siano dei figli da entrambi le parti e si vada a costruire una famiglia allargata. Anche in questi casi gli adulti devono agire con grande diplomazia e tatto. In queste famiglie può capitare che ci siano valori molto diversi e possono nascere conflitti territoriali, magari per la cameretta, oppure gelosie tra fratelli acquisiti.

Queste crisi sono normali e spesso vengono dopo un primo momento di entusiasmo, dove tutti erano contenti di costruire una nuova famiglia, prima di scontrarsi con i problemi del quotidiano.

"I genitori" dice la psicologa "dovranno fronteggiare questo momento con diplomazia e attraverso il dialogo tra tutti i componenti, ascoltare tutti i figli e prendere nota delle necessità di ciascuno. Superata la crisi ci sarà un nuovo riassestamento che magari avrà basi meno entusiastiche dell'inizio ma più realistiche e solide".

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