COME IMPARARE A DELEGARE

Come sconfiggere la sindrome del "faccio tutto io"

Di Zelia Pastore
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5 gennaio 2017
Per supermamme che si sentono bioniche e non riescono a farsi aiutare nella gestione del bimbo e delle faccende di casa, sentiamo i consigli di una psicologa per aiutarle a scendere a patti con la realtà, uscire da questa situazione e vivere meglio

Il bambino lo tiene in braccio solo lei, è l’unica che può dargli da mangiare e solo con la neo mamma si addormenta: la riconoscete? È la supermamma, vittima della sindrome del “faccio tutto io”. Interagire con lei è difficile e il suo atteggiamento non fa bene né al bimbo né tantomeno alla coppia, ma soprattutto non è salutare per lei stessa. Ma come si arriva a una situazione del genere? Abbiamo chiesto aiuto a Francesca Cenci, psicologa e psicoterapeuta, autrice del libro "Due cuori e una famiglia - come far sopravvivere la coppia quando nasce un figlio" edito da Tecniche nuove.

 

«Un errore comune a molte neomamme è quello di annullarsi per il figlio, e dimenticarsi di se stessa e del compagno: un vero problema, come anche la tendenza a voler fare tutto da sole. Nella testa della donna scatta un senso di onnipotenza: si sente in grado di poter fare tutto da sola, e soprattutto si alimenta la convinzione che nessun altro possa farlo meglio di lei».

 

 

Chi può colpire

 

«Capita davvero a moltissime donne che hanno un figlio: i soggetti più a rischio sono le persone particolarmente ansiose, che hanno un’eccessiva tendenza a controllare tutto quello che le circonda. L’inganno di cui sono vittime è che credono di poter adempiere bene ai loro compiti solo svolgendoli loro stesse in prima persona. Si tratta di un loop molto pericoloso, perché si arriva a un livello di stanchezza fisica e mentale tale per cui si è costrette a delegare tutto, dato che non si è poi più in grado di fare niente».

 

 

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I segnali di allarme

 


 

Quando bisogna fare un passo indietro? «Non bisogna trascurare i segnali di allarme, ricordandosi che dal benessere della madre passa tutto il benessere della famiglia. Uno di quelli più eclatanti è che la donna non vuol far spingere il passeggino ad altri, perché poi “prendono le buche”. Oppure la gestione dei pasti: le donne che soffrono di questa sindrome pensano di essere le uniche in grado di dare loro il latte “perché il bambino dagli altri non lo prende”. Questa è un’affermazione senza nessun fondamento, perché il piccolo non ci vede nemmeno quindi non può capire chi gli sta effettivamente dando il biberon». Anche la questione dei risvegli notturni è indicativa: «Non è detto che tutte le volte che un bambino si sveglia deve per forza attivarsi la mamma. Una donna che non dorme mai di giorno diventa sempre meno efficiente. Bisogna invece recuperare le forze, per esserci quando c’è davvero bisogno».

 

 

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Come uscirne?

 

Bisogna tener conto che una madre in situazioni di normalità ha un circondario di genitori, suoceri e tate pronti ad attivarsi. «Il problema è che queste persone vorrebbero essere d’aiuto, ma la madre declina le loro offerte. Un buon modo per uscire da questa impasse invece è proprio imparare ad accettare questi gesti che le persone spontaneamente offrono, imparare a delegare e capire che fare questo significa essere delle brave madri. Il volersi bene si ripercuote sul bene delle persone che amiamo».

 


 

 

Cosa può fare il partner?

 

Ritagliarsi spazi, uscire a cena, prendersi un pomeriggio da passare insieme: «Se per uscire a cena insieme per una volta si chiama una babysitter o i nonni e la coppia va fuori casa in pace, per il bambino diventa un’alternativa positiva. Se i genitori si amano, i figli lo sentono: questo va tenuto in gran conto».