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Congedo per malattia del bambino e per allattamento

di Alice Dutto - 25.01.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Grazie al congedo per malattia del bambino e per l'allattamento, i genitori hanno il diritto di astenersi dal lavoro

Cosa fare se il bambino si ammala? Quali sono le norme che regolano l'assenza dei genitori dal lavoro in caso di malattia del figlio? Esiste un permesso speciale per l'allattamento? Ne parliamo con l'avvocato del lavoro Francesca Claudia Scotti dello Studio Legale Scotti.

In questo articolo

Congedo per malattia del bambino

Essere genitori e allo stesso tempo lavorare può risultare particolarmente difficile in alcuni momenti dell'anno. Pensiamo, ad esempio, al periodo delle influenze stagionali, quando tra scuole e asili è normale che i bimbi si ammalino per qualche giorno e debbano quindi restare a casa. Nessun problema per chi ha la fortuna di poter contare sui nonni oppure ha la possibilità di permettersi una babysitter, ma per tutti gli altri genitori? Esiste quello che l'INPS chiama congedo per malattia del figlio.

Il congedo per malattia del bambino, regolamentato dal Decreto Legislativo n° 151 del 2001, è uno strumento che permette a entrambi i genitori lavoratori di assentarsi dal lavoro per i periodi corrispondenti alla malattia di ciascun figlio.

Tale diritto spetta:

  • senza alcun limite, fino a tre anni di età del bambino. Significa che entrambi i genitori possono assentarsi alternativamente per il periodo di malattia del figlio, senza limiti di tempo. Per i dipendenti pubblici i primi 30 giorni di assenza, successivi al periodo di congedo di maternità o di paternità, sono retribuiti;
  • cinque giorni lavorativi all'anno, per ciascun genitore, dai tre agli otto anni di età del bambino "non fruibili contemporaneamente". I 5 giorni di permesso non sono cedibili all'altro genitore. È bene precisare che il Jobs Act ha elevato a 12 anni l'età per beneficiare del congedo parentale, ma il limite per l'assenza per malattia è sempre di 8 anni.

Nel conteggio dei giorni di permesso rientrano anche gli eventuali festivi se compresi nel periodo di assenza dal lavoro.

Le malattie del bambino devono essere documentate con certificato di malattia rilasciato da un medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato. I periodi di congedo per malattia del figlio sono calcolati nell'anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie, alla tredicesima mensilità e alla gratifica natalizia.

Retribuzione

Il congedo per malattia del figlio non è retribuito né indennizzato dall'Inps, ma è coperto da:

  • contribuzione figurativa (a carico dalla gestione previdenziale a cui è iscritto il lavoratore) intera per le assenze fino ai tre anni di età del bambino;
  • contribuzione figurativa ridotta, con possibilità di contribuzione volontaria, dai tre agli otto anni.

Come accennavamo poco sopra, nel pubblico impiego è previsto un trattamento di maggior favore per i genitori, poiché fino ai tre anni di età del bambino, i primi 30 giorni di congedo per la malattia del figlio sono interamente retribuiti.

Nel settore privato, tuttavia, la contrattazione collettiva nazionale può prevedere trattamenti più favorevoli rispetto a quelli previsti dalla legge.  

Concomitanza con il congedo parentale

In caso di concomitanza del congedo parentale con quello per malattia del figlio, il Ministero del Lavoro ha stabilito che il lavoratore ha il diritto di chiedere la sospensione dell'uno per godere dell'altro congedo.

Interruzione delle ferie

Il congedo per malattia del bambino interrompe le ferie solo qualora il bimbo dovesse essere ricoverato in ospedale. In questo caso il genitore può chiedere la trasformazione delle ferie in congedo per malattia del figlio.

Le visite fiscali

Durante i giorni di congedo per malattia del figlio, il genitore che ha richiesto il congedo non ha l'obbligo di reperibilità durante gli orari della visita fiscale. Questo tipo di controllo, infatti, riguarda esclusivamente la malattia del lavoratore e non quella del bambino.

Permesso per allattamento

Il Decreto Legislativo n° 151 del 2001 che regolamenta il congedo per malattia del figlio, prevede anche i permessi per l'allattamento, chiamati riposi orari giornalieri. Si tratta di semplici ore di riposo previste per i neogenitori al fine di facilitare il ritorno al lavoro dopo la nascita dei figli. Non è infatti necessario dimostrare che si allatta per ottenere i permessi.

Vediamo nel dettaglio come funzionano e come vengono retribuiti.

Il riposo giornaliero consiste nella possibilità di fruire di due pause giornaliere di 1 ora ciascuna (o 2 ore in un'unica soluzione giornaliera) per il primo anno di vita del bambino. Questo numero di ore è valido se il monte ore giornaliero previsto dal proprio contratto è pari o superiore a 6 ore. Se, invece, si lavora per meno di 6 ore al giorno, il permesso è solo di un'ora al giorno.

In caso di parto gemellare le ore raddoppiano mentre in situazioni di disabilità si allunga il periodo di fruizione delle ore (sino ai 3 anni del bambino).

C'è anche la possibilità, sempre in accordo con il datore di lavoro, di accorpare le ore per ottenere una o più giornate di pausa dal lavoro. Questa possibilità viene considerata come un'alternativa al congedo parentale, che può a sua volta essere frazionato a ore. La differenza sta nella retribuzione: mentre il congedo parentale è retribuito solo al 30%, il permesso per l'allattamento è retribuito al 100%.

I riposi orari giornalieri non incidono sul conteggio delle ferie.

A chi spettano i riposi orari giornalieri

Durante il primo anno di ciascun figlio, la mamma lavoratrice dipendente ha diritto al permesso orario giornaliero per l'allattamento. Possono accedervi sia le madri naturali una volta finito il congedo obbligatorio di maternità, sia le madri affidatarie o adottive nel primo anno di ingresso del bambino nella nuova famiglia.

Anche il papà può usufruire dei riposi giornalieri, a richiesta, nei seguenti casi:

  • quando è l'unico affidatario;
  • quando la madre, lavoratrice dipendente, non ne usufruisce;
  • quando la madre non è lavoratrice dipendente (lavoratrice autonoma). In questo caso il dipendente dovrà presentare un'autocertificazione al proprio datore di lavoro;
  • In caso di morte, abbandono o grave infermità della madre.

Come richiedere il permesso

La richiesta dei riposi orari giornalieri deve essere presentata 15 giorni prima rispetto all'inizio della fruizione.

In particolare, per le lavoratrici dipendenti sarà sufficiente inoltrare la domanda alla propria azienda. Discorso diverso per i padri, i quali sono tenuti a presentare la richiesta sia al datore di lavoro che all'INPS, attraverso uno dei seguenti canali:

  • online sul portale dell'Istituto;
  • chiamando il Contact center al numero 803. 164 (da rete fissa) oppure 06. 164. 164 (da rete mobile);
  • servizi telematici offerti dagli enti di patronato.

Revisionato da Francesca De Ruvo

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