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Missione orientamento: le professioni più richieste sul mercato

Di Vincenzo Genovese
nfprofessioni

07 Gennaio 2019
Figure legate allo sviluppo delle tecnologie digitali saranno sempre più apprezzate. I laureati in ingegneria sono i più sicuri di trovare un lavoro e i meglio pagati

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La scelta della scuola superiore e poi del corso di laurea da frequentare possono essere un tema spinoso all’interno delle famiglie. Oltre alle inclinazioni dei ragazzi, che dovrebbero essere la prima variabile da tenere in conto in questi casi, ci si orienta spesso verso lo studio di quelle materie che potrebbero garantire un accesso a professioni remunerative o richieste dal mercato del lavoro. Recenti ricerche hanno individuato diverse figure professionali che, grazie anche allo sviluppo delle nuove tecnologie, cresceranno parecchio in futuro.

 

Le figure professionali più cercate nei prossimi anni

La società di ricerca e analisi dei big data InTribe ha stilato per il Sole 24 Ore una classifica delle professioni maggiormente ricercate dalle aziende italiane nei prossimi anni. Nella top-ten ci sono esperti di cybersecurity, di blockchain e di realtà virtuale, ma anche data scientist, e professionisti di machine learning.

 

Accanto alle competenze digitali, vanno forte anche quelle economiche, come dimostra la presenza ai piani alti della graduatoria di “growth hacker”, figure che hanno il compito di massimizzare le vendite e minimizzare i costi, ed esperti di “user experience”, persone addette a valutare la soddisfazione dei clienti di un’impresa.

 

 

La tecnologia avanza

Per alcune figure legate all’innovazione si è verificato un incremento di annunci di lavoro sul web pari al 280% fra il 2014 e il 2017: esperti di cloud computing o sicurezza informatica, analisti di dati e professionisti del social media marketing. È quanto segnala il rapporto "Previsione dei Fabbisogni Occupazionali in Italia a medio termine (2018-2022)" di Unioncamere e ANPAL, sviluppato dal centro di ricerca Crisp dell'Università Milano-Bicocca. Una cosa sembra certa: le abilità legate al grande e variegato mondo dell’IT (tecnologia dell’informazione) avranno grande peso nei futuri curriculum.

 

Quali laureati servono?

Sempre secondo il rapporto di Unioncamere e ANPAL, il fabbisogno di laureati complessivo in Italia sarà nei prossimi quattro anni in media di 155.600 persone all’anno. Guida la classifica il settore economico (che però comprende al suo interno realtà anche molto diverse), seguito da quello sanitario-paramedico e da quello ingegneristico.

 

Una laurea in economia o in ingegneria sembrano quindi una carta affidabile, ma non bisogna prendere il fabbisogno di laureati come unico parametro di riferimento. Il rapporto sottolinea infatti come la richiesta di lavoro attinge spesso ai laureati disoccupati già “presenti” sul mercato, piuttosto che a chi è appena uscito dall’Università. A pagina 38 un grafico molto chiaro mette in relazione il fabbisogno con il numero di neo-laureati.

 

In base a questa analisi, a rischiare di più sono i corsi del gruppo geo-biologico: i posti disponibili saranno circa la metà delle persone laureate. Situazione opposta per i settori economico-statistico e scientifico-matematico, in cui la domanda supera l’offerta di lavoro. Una situazione analoga si verifica, un po’ a sorpresa, anche per insegnamento e formazione: in questo caso specifico però i posti vacanti possono essere facilmente riempiti da laureati in altre discipline.
 

 

Una laurea sicura

A confermare queste tendenze c’è anche il rapporto AlmaLaurea 2018: a cinque anni dal conseguimento del titolo di studio, i laureati magistrali in ingegneria, medicina o professioni sanitarie e discipline economico-statistiche hanno un tasso di occupazione che rasenta il 100%. Certo non sono tutti assunti a tempo indeterminato, ma, soprattutto per quanto riguarda gli ingegneri, possono in media contare anche sulle retribuzioni più alte. Sul fondo della classifica degli stipendi, secondo AlmaLaurea 2018, ci sono invece i laureati in materie letterarie, insegnamento e psicologia.

 

Non solo materie scientifiche
Tassi di occupazione inferiore a cinque anni dal conseguimento del titolo si registrano per chi ha seguito corsi in discipline umanistiche: secondo il rapporto Almalaurea 2018 hanno un lavoro l’86% dei laureati nel settore linguistico, l’84% di quelli del campo politico-sociale e solo il 79% degli ex studenti del gruppo letterario.

Gli umanisti non hanno motivo di disperare: le materie con cui si confrontano hanno il pregio di allargare i loro orizzonti e spesso danno chance di carriera anche in settori occupazionali differenti da quelli di riferimento.

Una tendenza che comincia già a manifestarsi con numeri importanti negli Stati Uniti: una recente ricerca dell'American Academy of Arts and Sciences riportata da Il Sole 24 Ore segnala che l’11% dei laureati finisce nel management, mentre altri professionisti si “riciclano” nella finanza, nei servizi e perfino nelle tecnologie della comunicazione.