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Storie di mamme in fuga dalla guerra

di Francesca Capriati - 08.03.2022 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Storie di mamme in fuga dalla guerra: le testimonianze delle donne e mamme che hanno abbandonato l'Ucraina per scappare dalla guerra

Storie di mamme in fuga dalla guerra

Salutano tra le lacrime i propri figli maggiori, i mariti, i fratelli, i padri, rimasti a combattere. Raccolgono poche cose essenziali e prendono per mano i bimbi piccoli per incamminarsi lontano, migliaia di chilometri lontano dalle proprie case per cercare di salvarsi sfuggendo a bombe e cecchini. E' la vita delle donne ucraine che, da un giorno all'altro, hanno visto stravolgere la loro esistenza a causa di una guerra folle e insensata. Oggi, in occasione della Festa della Donna, vogliamo parlare di loro: delle tante donne, di ogni età, che stanno raggiungendo il confine ucraino affamate, infreddolite, portatrici di speranza. Senza mai privare di un sorriso i loro bambini che hanno dovuto lasciare tutto, compresa la loro infanzia. La forza e il coraggio delle donne, come accade ogni qualvolta che ci sia da rimboccarsi le maniche, tiene accesa la speranza di un futuro di pace.

Accompagniamo le storie delle mamme in fuga dalla guerra con le immagini di Emilio Morenatti, fotografo Premio Pulitzer, che sui suoi canali social condivide ogni giorno ciò che sta vivendo in zona di guerra.

Olga e Anastasia

"Quando mi sono svegliata giovedì 24 febbraio ho visto sul cellulare 6 chiamate perse. Era mio papà a cercarmi, voleva essere sicuro che stessi bene. E poi una mia amica mi ha scritto "è cominciata la guerra". Io speravo non fosse vero ma mi sono dovuta arrendere all'evidenza quando ho sentito le bombe nella mia città: Odessa, nell'Ucraina meridionale, affacciata sul Mar Nero".

Così la diciottenne Anastasia Ruseva ha preparato uno zainetto in fretta "con le cose indispensabili. Ho rinunciato al mio pettine preferito e pure ai pantaloni più belli. E sono andata via". Dall'Ucraina ha raggiunto la Romania: "mio padre, che è rimasto nel nostro Paese, mi ha accompagnata per un tratto, poi mi sono aggregata a un gruppo di amici di mio fratello e infine ho preso un taxi". A Bucarest Anastasia ha incontrato sua madre, Olga, che arrivava dalla Turchia.

Elena e le sue figlie

Elena Pastux è arrivata a Palermo con le due figlie Littia di 23 anni ed Elisa, una bimba disabile di 8 anni costretta in carrozzina.

"È stata un'esperienza terribile. Abbiamo passato diversi giorni nei rifugi insieme a tanti altri concittadini di Kiev senza sapere cosa fare. Giornate intere davanti alla televisione. Poi per fortuna un tedesco ha preso sua moglie e mi ha portato con sè insieme alle mie figlie. Abbiamo viaggiato giornate intere, fermandoci solo quando c'era l'allarme anti aereo".

E il pensiero, ora che è salva insieme alle sue figlie, va a chi è rimasto a Kiev:

"È la fine di incubo, ma in Ucraina la situazione è troppo grave. Lì ammazzano bambini. Le mamme e i bambini stanno nei rifugi antiaerei senza medicine senza cibo. È tutto chiuso. E i bambini muoiono. Abbiamo sentito le bombe cadere vicino al nostro appartamento a Kiev, mentre gli alimenti per mia figlia, che ha gravi problemi all'intestino, scarseggiavano. Ringrazio tutti quelli che si sono adoperati per farci tornare a Palermo. Per fortuna in tanti si sono mobilitati".

Natalia e i suoi 3 bambini

Natalia non riesce ancora a credere di essere riuscita a scappare e salvare la vita ai suoi bambini: Andri, di soli 15 mesi, Anna e Antonina. Natalia ha trovato rifugio a Crotone ed è partita dalla città di Ivano-Frankivsk, bombardata dai russi, lasciando suo marito lì a combattere. Ha trovato rifugio presso di DaMe, social housing, un luogo di accoglienza creato da una coppia di giovani crotonesi che offrono una casa sicura alle donne vittime di violenza e che non hanno esitato a mettersi a disposizione delle donne in fuga dalla guerra.

Un viaggio lungo 5 giorni su un pullman pieno di mamme con bambini piccoli, c'era addirittura un neonato di tre mesi.

"C'era tanta fila alla frontiera, ma abbiamo fatto anche molte soste perché i nostri figli erano insofferenti, non era semplice neppure cambiare loro il pannolino o dare il biberon. È stato molto faticoso, avevamo tanta paura di incontrare il nemico per strada, ma sentivo di dover essere forte per proteggere i miei figli".

Yulia che decide di far partire suo figlio per salvarlo dalla guerra

E poi c'è Yulia Volodymyrivna Pisecka, abitante a Zaporozhzhia, che ha diffuso un video straziante nel quale racconta di aver deciso di far fuggire suo figlio undicenne più lontano possibile, da solo, separandosi da lui. Il bambino è stato soccorso dai volontari lungo il confine slovacco ed è riuscito a mettersi in salvo.

"Mi chiamo Yulia Volodymyrivna Pisecka. Sono cittadina ucraina, di Zaporozhzhia. Sono una mamma di più figli e sono vedova. Voglio ringraziare le guardie di confine slovacche e i volontari in Slovacchia che si sono presi cura di mio figlio. Lo hanno aiutato ad attraversare il confine da solo. Mio figlio ha 11 anni ed è arrivato sul confine con la Slovacchia in treno – ha detto la donna spiegando - Lì ha incontrato gli agenti di pattuglia che lo hanno preso per mano e lo hanno accompagnato oltreconfine. In Slovacchia i volontari si sono presi cura di lui, gli hanno dato da mangiare e lo hanno portato a Bratislava". 

Le mamme che portano in salvo i loro bimbi malati di tumore

Le mamme di 13 bambini malati oncologici hanno affrontato l'inferno per riuscire a mettere in salvo i loro piccoli e per garantire loro le cure di cui hanno bisogno. Hanno raggiunto Torino grazie a una spedizione umanitaria organizzata dalla Regione Piemonte con il supporto economico di Fondazione Lavazza, Basic Air (di Basic Net) e dell'imprenditore biellese del tessile, Alessandro Barbero. 13 bambini hanno raggiunto l'ospedale Regina Margherita insieme alle loro mamme e i fratellini. Hanno dovuto salutare i loro papà rimasti al confine ucraino.  

Julia, mamma di Kira, 7 anni, e Dania, 10, racconta:

"Di notte i bambini chiamavano "papà" e, quando scattava l'allarme delle sirene, ero costretta a staccare la flebo della chemio alla mia piccola, e correre nel bunker. Mio marito è rimasto a casa, per ora non combatte ma dopo non lo so. Sono tanto emozionata e altrettanto spaventata quello che sta accadendo da noi, non è umano».

Ekaterina, chiusa in prigione insieme ai suoi bambini per aver portato fiori

Ekaterina Zavizion ha spiegato in un lungo post su Facebook ciò che le è accaduto pochi giorni fa a Mosca. Insieme ad un'amica e ai loro figli hanno portato dei fiori davanti l'ambasciata ucraina per esprimere dolore e solidarietà ai bambini vittime della guerra, ma sono state bloccate dalla polizia russa e hanno passato la notte in cella insieme ai bambini. Il suo racconto è ancora disponibile sul suo profilo Facebook.

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