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Che cosa non darei per avere un solo giorno da trascorrere con i miei nonni

di Sara Sirtori - 19.02.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
La storia dei nonni e delle loro vite, raccontate da una nipote che, ormai cresciuta, ricorda con nostalgia i preziosi momenti trascorsi con loro.

La storia dei miei nonni

I miei nonni si sono sposati il giorno di San Valentino del 1942. Essendo entrambi cresciuti in situazioni difficili, ho sempre pensato che fosse una cosa molto tenera scegliere questo giorno per sposarsi. Hanno avuto un figlio. Gestivano una piantagione di cotone e in seguito la persero. Si trasferirono in città e mio nonno gestì le stazioni di servizio fino a quando non ebbe un ictus: perse l'uso di metà del suo corpo e iniziò ad avere disturbi del linguaggio. Era spesso frustrato per il fatto di non poter comunicare con noi o muoversi facilmente. Ricordo che questo mi rendeva inquieta e mi spaventava. Le sue frustrazioni, interpretate con gli occhi di una bambina, lo facevano sembrare cattivo ed arrabbiato e, a volte, evitavo di comunicare con lui. Mia nonna ha continuato a prendersi cura di lui, anche tornando a lavorare in qualsiasi locale che stava assumendo, come KFC e Walmart.


A volte, nelle sere d'estate, si sedevano in veranda e guardavano le macchine che passavano. La nonna adorava i fiori e il nonno adorava gli alberi e il loro cortile era pieno di entrambi.
La loro casa era calda e piena di amore. Avevano due nipoti: noi eravamo il loro mondo. Ci compravano tutto quello che volevamo, si schieravano sempre dalla nostra parte e, soprattutto, erano molto legati a noi. Era un legame speciale.
Ci vuole impegno da parte degli adulti per costruire un legame con i bambini nella loro vita. Ci vogliono anche amore e tempo. E' un legame che si è creato quando in cucina si sbucciavano i fagioli, quando la nonna mi spazzolava i capelli sulla veranda. Si è creato quando cucinavamo il pollo o facevamo gli gnocchi insieme. Non si crea questo legame solo perché si è imparentati. È lì ed esiste perché l'adulto ha preso l'iniziativa e ha creato una relazione con un bambino, fatta di amore ed attenzioni.

Un amore incondizionato

Mi hanno amato incondizionatamente ed erano le poche persone lo hanno fatto per 41 anni. Ma ero una bambina, ero stupida e non ho mai apprezzato tutti gli sforzi e l'amore che ho ricevuto da loro. A volte mi annoiavo a casa loro. Avrei voluto essere a casa con le mie cose, i miei videogiochi e altri giocattoli. E quando sono cresciuta, i giochi e i giocattoli si sono trasformati in amici e feste. Volevo passare più tempo possibile con i miei compagni di classe perché a breve ci saremmo diplomati chissà se ci saremmo rivisti.

I miei nonni mi chiedevano di dormire da loro mentre io volevo uscire con gli amici. "Ti capiamo" mi dicevano, "Vai a divertirti". Quando ero bambina trascorrevo ogni sabato sera a casa loro. Man mano che crescevo, diventava sempre meno frequente, fino a quando non smisero di chiedere. Ero troppo occupato per loro, adesso.
Quando i bambini sono piccoli e persino durante l'adolescenza, hanno come un senso di "immortalità". Il pensiero di morire è così lontano dalla tua vita quotidiana che sembra qualcosa che accade solo agli anziani o ai malati. E' qualcosa che non ci tocca. Sappiamo che un giorno i nostri cari ci lasceranno ma sembra così lontano, come se non dovesse mai succedere. Succederà mai? Allora rimandiamo le visite e pensiamo di avere tutto il tempo del mondo. Quando mio nonno è morto, il sacerdote ha chiesto a mia nonna cosa le sarebbe mancato di più di lui. Lei rispose: "Allacciargli le scarpe".

I ricordi saranno sempre nel mio cuore

Durante una delle ultime conversazioni che ho avuto con mia nonna, ero sdraiata sul divano e stavamo guardando la TV. Stava parlando di mio nonno che era morto un anno prima e di quanto le mancava. Non aveva paura di morire ed era pronta ad andare, quando il Signore l'avrebbe chiamata. Ho iniziato a piangere. Allora avevo forse venticinque anni. Si è scusata per avermi turbata e io mi sono scusata per essermi messa a piangere. Era la prima volta che mi rendevo conto che non sarebbe stata qui per sempre e quanto tempo avevo sprecato a non stare con lei e mio nonno. Era la persona migliore che conoscevo e mi amava così tanto mentre io ero troppo occupata, sempre troppo occupata.

Una lezione di vita importante

E poi se n'è andata.


Li sogno ancora. Sogno che sono ancora entrambi vivi e io sono sul divano. Mio nonno fuma un sigaro seduto sulla poltrona e sento l'odore del pranzo, che proviene dalla cucina. Mi chiama con la sua dolce voce e mi chiede se vorrei un tè o se voglio fare una passeggiata nel quartiere. Mi mancano così tanto i miei nonni. Mi mancano il divano e il cortile, gli odori e i suoni. Tutto, mi manca tutto. E ora, a 41 anni, non essere più lì con loro, per loro, è il mio più grande rimpianto di vita. Cosa non darei per un altro pasto, un altro abbraccio, un altro ancora.


Mia nonna e mio nonno mi hanno mostrato amore incondizionato, forza e determinazione e che non importa quanto sia difficile, ma ho imparato che tu non devi mai, mai smettere di inseguire i tuoi sogni. Gli sarò per sempre grata per questo.

Vorrei solo aver saputo allora quello che so ora.

Alison Wright

Fonte:

Today Parenting Team 

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