COME FARE

Trasferirsi all'estero con la famiglia: i consigli dell'esperta

Di Alice Dutto
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25 maggio 2016
Dalla salute all'educazione, dai tempi di adattamento alle strategie per ambientarsi meglio, tutti i consigli di Manuela Di Genova, specialista nella World Mobility di Crown Relocations, dedicati a chi sta per lasciare l'Italia insieme ai bambini

Un trasferimento di lavoro all'estero, oppure un cambio di vita con l'obiettivo di trovare condizioni migliori: sono tanti i motivi che spingono le famiglie ad andare via dall'Italia. Ma un cambiamento così radicale può avere effetti sui bambini, «che però, sono anche quelli che si adattano prima e meglio alle nuove condizioni» spiega Manuela Di Genova, specialista nella World Mobility di Crown Relocations.

 

 

I PRIMI PASSI

 


La prima cosa da fare quando si sa che ci si deve trasferire è fare una serie di sopralluoghi. «È bene andare a vedere dove si andrà a vivere, per scegliere il quartiere e la casa giusti, la scuola, ma anche informarsi su cosa ci sia nei supermercati o nei negozi dedicati alla maternità. In molti Paesi, infatti, non ci sono le marche che siamo abituati a comprare in Italia, così come le medicine: il principio attivo è lo stesso, ma il nome e i dosaggi no». Andare in avanscoperta è dunque il modo migliore per prepararsi al cambiamento e renderlo meno traumatico.

 

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Un altro consiglio è quello di cercare dei “Welcome Club”: «In genere, i membri si incontrano una volta al mese per un caffè o si sentono su Facebook o WhatsApp e hanno una lista di contatti utili: come l'elenco delle baby-sitter migliori, o delle attività per i bambini». A loro si possono poi chiedere anche informazioni su dove prendere casa e in quale scuola iscrivere i ragazzi.

 

 

COME DIRLO AI BAMBINI

 


«Il modo migliore per preparare i bambini è quello di dirgli che inizia una nuova avventura insieme, dove incontreranno amici nuovi e sentiranno parlare una lingua diversa da quella di mamma e papà». Dunque, bisogna puntare sugli aspetti positivi, senza paure, «perché i bambini sono quelli che si adattano prima: alcuni in appena sei mesi sono già bilingui. Certo, ci sarà un momento di distacco dalle consuetudini, che non sarà facile da affrontare, ma con il tempo lo supereranno. Importante è che non siamo noi genitori a trasmettergli delle paure: se il bimbo è sereno, si adatterà più facilmente e velocemente».

 

 

I TEMPI

 


In teoria, il tempo necessario per prepararsi per il trasferimento è di circa tre mesi, ma non sempre si ha a disposizione. «Il mio consiglio, se si può, è quello di effettuare il trasferimento prima che inizi la scuola, in modo da non fare tutto insieme e da assimilare meglio il cambiamento». Contate poi un arco di circa sei mesi, un anno, per ambientarsi del tutto, superare l'impatto iniziale e cominciare a costruirsi una rete di amicizie. «A tal fine, è utilissimo frequentare i "Welcome Club", la scuola e le attività extracurricolari dei figli, dove si possono incontrare altri genitori».

 

 

METE MIGLIORI

 

Ci sono destinazioni più indicate per accogliere i bambini: «Personalmente, consiglio l'Olanda e l'Australia, Paesi molto attenti alle esigenze delle famiglie. In Olanda anche una mamma in carriera può fare il part time senza essere penalizzata. In Australia, invece, hanno un approccio alla vita più solare e semplice, adattissimo ai piccoli. In generale, poi, mi sento di dire che le scuole al di fuori dell'Italia rispondono meglio alle esigenze della nuova società: non ci sono tre mesi di stacco d'estate. Le vacanze sono frazionate durante l'anno e permettono una migliore gestione familiare».

 

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DOCUMENTI

 

«La prima cosa che consiglio sempre è quella di andare in comune e farsi fare un certificato di nascita in formato multilingua, con chiara identificazione della maternità e paternità. Si tratta di un documento gratuito, che si può usare anche solo per quando si va in viaggio. In alcuni Paesi basta il timbro del comune, in altri ci vuole anche quello della prefettura».

 


 

 

SALUTE

 

«Se i bambini sono molto piccoli, bisogna informarsi come prima cosa sulle vaccinazioni che sono obbligatorie nel Paese di destinazione». Questo perché in certi luoghi se ne prevedono alcune che da noi non vengono effettuate. «Bisogna poi verificare se è necessario il libretto “legalizzato”, che cioè riporta il timbro dalla prefettura, a garanzia della veridicità del documento, e se c'è bisogno di farlo tradurre». Le informazioni si possono ottenere dalle autorità sanitarie: «spesso all'estero ci sono delle istituzioni che si interfacciano con le persone che si devono trasferire, anche se nella maggior parte dei casi le famiglie si rivolgono ad agenzie di consulenza che aiutano a risolvere tutti questi problemi».
Se ci sono delle malattie croniche, invece, bisogna trasferire la cartella clinica e trovare medico di riferimento per farsi seguire al meglio.

 

 

EDUCAZIONE

 

«Frequentare corsi per imparare la lingua può essere utile, ma senza creare ansie da prestazione - dice l'esperta -. Quando saranno nel nuovo Paese verranno aiutati direttamente a scuola a inserirsi e a imparare la lingua correttamente».
Prima di partire è bene contattare gli istituti in cui si vorranno iscrivere i figli e andarli a visitare, fissando un incontro con la segreteria o con il direttore. «È importante fare domande anche sul metodo educativo, perché all'estero ci sono tipologie di insegnamento molto diverse dalle nostre – continua l'esperta –. Ad esempio, in Olanda molte scuole propongono il Metodo Montessori dall'asilo al liceo».

 

Il passo successivo è l'iscrizione, capendo quali sono i documenti necessari da portare.

 

«In genere, viene chiesto il libretto dei vaccini, ma anche il curriculum dello studente, che nel caso dei bimbi più piccoli consiste in una relazione della maestra. Per i bimbi più grandi servono anche le pagelle». Anche in questo caso, bisogna verificare se questi documenti debbano essere solo tradotti o se li vogliono timbrati dalla prefettura.