Unioni civili

Unioni civili, dal 5 giugno in vigore la legge

Di Niccolò De Rosa
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06 Giugno 2016
Da ieri è entrata in vigore la legge Cirinnà che regola il riconoscimento di unioni civili e coppie di fatto. Necessari ancora alcuni decreti attuativi per rendere omogenei e funzionanti in tutto il Paese i nuovi provvedimenti.
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Il 5 giugno 2016 è entrato in vigore il tanto discusso DDL Cirinnà che riformerà il campo delle Unioni Civili.

Una vittoria per il governo, una legge monca per i detrattori e un provvedimento insensato per i contrari: tanti e diversi sono i punti di vista in merito, ma nonostante le opinioni discordanti il Disegno di Legge approvato l'11 maggio è comunque una realtà.

 

Per una piena efficienza delle nuove disposizioni però, occorrerà aspettare una serie di decreti attuativi varati dal governo (approvabili entro 30 giorni dall'entrata in vigore nella legge) che metteranno a punto gli aspetti più pratici del nuovo pacchetto legislativo, permettendo procedure di registrazione omogenee in tutto il Paese (ad ora solo i grandi Comuni sono realmente attrezzati).

L’unione civile, (si intendono specifiche formazioni sociali costituite da persone maggiorenni dello stesso sesso; ), che a differenza del matrimonio non necessita delle pubblicazioni, potrà essere ratificata mediante una dichiarazione resa davanti all’ufficiale di stato civile di fonte a due testimoni.

L’ufficiale di stato civile quindi rilascerà un certificato in cui saranno specificati i dati anagrafici dei due partner, il regime patrimoniale scelto e l’indirizzo di residenza e tale  certificato verrà registrato nell’archivio di stato civile.

 

Se si dovesse giungere ad una rottura poi, l'iter non prevede la separazione, accorciando notevolmente i tempi burocratici;  basterà che almeno uno dei due partner comunichi all’ufficiale di stato la volontà di concludere la relazione e dopo tre mesi dalla comunicazione, si potrà chiedere il divorzio.

 

Per quanto riguarda le coppie di fatto invece, (coppie formate da due persone maggiorenni sia eterosessuali che omosessuali non legate da vincoli giuridici o da rapporti di parentela, ma da un vincolo affettivo) sarà necessario richiedere l'iscrizione all’anagrafe, comunicando l’indirizzo di residenza e specificando che si tratta di una “convivenza per vincoli affettivi”.

 

FONTE: lastampa.it