Salute e benessere

Creme solari, tutto quello che devi sapere

Di Valentina Murelli
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24 Aprile 2018 | Aggiornato il 01 Agosto 2019
Che differenza c'è tra filtro chimico e filtro fisico, quante volte va messa una crema solare, quanta bisogna metterne, perché è meglio evitare intrugli fai da te. Lo spiega il libro "Il trucco c'è e si vede", dedicato alla scienza - e al marketing - dei cosmetici
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I rischi del sole

 

I raggi solari fanno bene, certo: stimolano la produzione di vitamina D, importante per le ossa e il sistema immunitario, e di serotonina, una sostanza che favorisce il tono dell'umore, oltre ad attenuare i sintomi di alcune malattie della pelle come la dermatite atopica. Allo stesso tempo, però, possono fare anche parecchio male, provocando eritemi e scottature e, sul lungo periodo, invecchiamento della pelle e un aumento del rischio di tumori della pelle.

 

Ecco perché il sole va preso sempre con molta cautela - sì, anche se hai la carnagione scura! - e senza mai dimenticare l'applicazione di una crema solare. Ma come funziona esattamente una crema solare? Quanta bisogna metterne, e ogni quanto, perché sia davvero efficace? Lo spiega la biotecnologa e giornalista scientifica Beatrice Mautino in un capitolo del suo ultimo libro, Il trucco c'è e si vede (Chiarelettere, 2018), dedicato proprio alla scienza che sta dietro a questi prodotti e al fenomeno dell'abbronzatura. Vediamo le curiosità più significative sull'argomento.

Anche se hai la carnagione scura o sei già abbronzata il sole va preso sempre con molta cautela e senza mai dimenticare l'applicazione di una crema solare. Se è vero che l'abbronzatura è il sistema utilizzato dalla pelle per difendersi dai danni del sole, è altrettanto vero che non basta a proteggersi da tutti i danni, come quelli che potrebbero portare allo sviluppo di tumori della pelle.

 

La prima crema solare


La prima crema solare moderna risale al 1938. L 'ha messa a punto un giovane chimico austriaco, Franz Greiter, dopo la pessima esperienza di una scottatura solare "conquistata" insieme alla cima in un'escursione sul ghiacciaio del Piz Buin, tra Austira e Svizzera. Non a caso si chiamava la crema del ghiacciaio!

 

 

Filtri: chimici o fisici?


Una crema solare non è altro che un insieme di sostanze che agiscono - spiega Mautino - "o assorbendo i raggi ultravioletti per trasformarli in qualcosa di meno dannoso, o rimbalzandoli, provocando un effetto specchio". Spesso si sente parlare di creme con filtri chimici e creme con filtri fisici, ma per l'autrice questa distinzione non ha molto senso, perché "le sostanze utilizzate nelle crema solari sono tutte chimiche, anche quelle che vengono definite fisiche".

 

 

Semplicemente, "quando si parla di filtri fisici ci si riferisce a molecole come il biossido di titanio o l'ossido di zinco, di origine minerale, che agiscono riflettendo i raggi Uv, mentre per filtri chimici si intendono molecole che agiscono assorbendo e trasformando i raggi Uv". Quello che è davvero importante, è come si comportano tutti questi filtri nel proteggerci dagli effetti dannosi delle radiazioni ultraviolette.

 

 

A proposito di raggi Uv


È importante distinguere tra raggi Uva e raggi Uvb.

 

Gli Uva sono preponderanti e, sottolinea Mautino, "costituiscono più del 90% dei raggi Uv che incontriamo ogni giorno". Sono raggi subdoli perché non provocano scottature, ma penetrano nella pelle in profondità e lì stimolano la formazione di radicali liberi: molecole che, oltre a favorire l'invecchiamento cutaneo, danneggiano il DNA delle cellule facendo aumentare il rischio di sviluppare tumori.

 

Gli Uvb invece sono pochi e si fermano negli strati più superficiali della pelle, ma sono i principali responsabili delle scottature. Proprio per questo, storicamente le creme solari si sono concentrate su di loro.

 

 

Sole di vetro


Il sole preso attraverso il vetro, per esempio dei finestrini dell'auto, fa male? Sembra una leggenda metropolitana, e invece è vero: può far male. Il fatto è - spiega Mautino - che il vetro scherma i raggi Uvb, ma non gli Uva, per cui a lungo andare anche questa esposizione può risultare dannosa. D'altra parte lo testimoniano le fotografie "impressionanti" dei volti di camionisti o tassisti con la metà del viso in ombra che sembra vent'anni più giovane della metà che prende costantemente il sole dal finestrino.

 

 

Di che pelle sei?


Si distinguono sei fototipi, con diversa propensione ad abbronzarsi.

Fototipo I: pelle molto chiara e, tendenzialmente, capelli biondi o rossi, lentiggini, occhi chiari. Si scotta molto facilmente, di solito senza abbronzarsi.
Fototipo II: pelle chiara, tendenzialmente capelli biondi o castani e occhi scuri. Si scotta facilmente, si abbronza poco.
Fototipo III: pelle chiara o tendente al bruno, capelli castani, occhi scuri. Può scottarsi ma poi di solito si abbronza.
Fototipo IV: pelle olivastra e, tendenzialmente, capelli castani o neri e occhi scuri. Raramente si scotta, mentre si abbronza facilmente.
Fototipo V: pelle naturalmente scura, anche quando non si espone al sole, occhi e capelli tendenzialmente marroni o neri.
Fototipo VI: pelle naturalmente scura e occhi e capelli di solito marroni o neri.

 

 

Spf, il fattore di protezione contro i raggi Uvb


La sigla sta per Sun Protection Factor, fattore di protezione solare e, semplificando molto, indica la quantità di radiazioni fermate dal filtro. Ma attenzione: le radiazioni in questione sono quelle Uvb: Spf, infatti, non si riferisce ai raggi Uva.

 

Una volta c'erano creme a "schermo totale" o "protezione totale", ma dal 2007 l'Unione europea ha  vietato queste diciture, considerate ingannevoli, chiedendo invece di non superare il valore di 50+ e di associare a ogni numero un aggettivo che descriva il grado di protezione dei filtri utilizzati: protezione bassa con filtri 6-10; media tra 15 e 25, alta tra 30 e 50, molto alta con 50+.

 

Anche nel caso di protezione molto alta, però, meglio non affidarsi completamente alle creme. Mautino ricorda che molti dermatologi sono scettici nei loro confronti: "Non perché non funzionino o siano dannose, ma perché danno l'illusione di proteggerci totalmente, quando in realtà l'unico modo reale ed efficace per proteggersi dal sole è stare all'ombra".

 

 

Pf: contro gli Uva


Come abbiamo visto l'Spf si riferisce solo agli Uvb. "Se volete una crema che protegga anche dagli Uva - consiglia il libro - dovete cercarne una che lo indichi esplicitamente con l'equivalente dell'Spf, Uva-pf. Se compare solo un riferimento generico agli Uva tipo protezione Uva/Uvb o un bollino con la scritta Uva vuol dire, per legge europea, che contiene un filtro antiUva pari ad almeno un terzo del fattore di protezione solare indicato in etichetta". Dunque, se la crema è Spf30, l'Uva-pf sarà come minimo 10.

 

 

Un falso mito: crema solare ed esposizione al sole


È opinione comune, a volte diffusa anche da fonti più o meno autorevoli, che il fattore Spf indichi per quante volte è possibile moltiplicare il tempo di permanenza al sole prima che la pelle si scotti. Mautino, però, smentisce con forza (e, nel libro, con dovizia di spiegazioni): l'Spf indica la quantità di radiazioni bloccate dal filtro, che per altro non sono mai la totalità delle radiazioni, e non autorizza a esposizioni illimitate ai raggi solari!

 

Alcune cautele vanno sempre seguite, come la più classica di tutte: evitare, d'estate, di prendere il sole nelle ore più calde della giornata.

 

 

 

Quante ne metto?


"Voi quanta crema mettete?" chiede Mautino, e prosegue: "La risposta ve la do io: troppo poca". In effetti, la dose consigliata - quella utilizzata per definire il fattore Spf del prodotto - è pari a due milligrammi per centimetro quadrato di pelle, che per un adulto di media corporatura corrisponde a circa 30 millimetri di crema (una quantità pari in volume a una pallina da ping pong). Il che significa che un flacone da 200 ml dovrebbe bastare per 6 applicazioni.

 

Eppure, scrive l'autrice, da studi e sondaggi è emerso che in media ne applichiamo da metà a un quarto della dose necessaria per avere l'effetto indicato dall'Spf, il che si traduce in una riduzione drastica della protezione. E per drastica si intende drastica davvero: se mettiamo la metà della dose consigliata per una crema con protezione 30, la protezione risultante non sarà 15, ma 5!

 

 

Ogni quanto?


Secondo uno studio inglese citato nel libro, la protezione migliore si ottiene applicando la crema un quarto d'ora o mezz'ora prima di esporsi al sole e riapplicandola una ventina di muniti dopo essere arrivati sulla spiaggia: così, anche se la prima passata è insufficiente, con la seconda si raggiunge comunque una buona protezione complessiva. Successivamente la crema può essere applicata ogni dure ore, e sempre dopo ogni bagno, anche se è "resistente all'acqua".

 

 

Perché la crema va rimessa


Per tanto motivi: "perché i filtri solari presenti con il tempo si degradano, le creme vengono assorbite o evaporano, noi sudiamo, ci muoviamo, ci sfreghiamo con l'asciugamano".

 

 

No al fai da te


C'è, purtroppo, una cospicua tradizione del "fai da te", che "consiglia" rimedi naturali o della nonna per abbronzarsi più in fretta: dagli estratti del bergamotto al lattice di fico, dall'olio di mallo di noce all'olio di oliva miscelato con succo di limone. Ebbene, bisogna assolutamente starne alla larga, perché - spiega Mautino, non solo questi intrugli non hanno un filtro solare efficace, ma possono provocare gravi irritazioni della pelle che prendono il nome di fitofotodermatiti.

 

 

Creme solari e rischio di cancro


Le creme solari proteggono dal cancro alla pelle? O, viceversa, non possono essere stesse essere dannose? In effetti c'è chi accusa i cosiddetti filtri chimici di essere a loro volta cancerogeni, e chi se la prende invece con quelli fisici proposti in formulazione "nano", cioè con nanoparticelle di biossido di titanio o ossido di zinco.

 

Preoccupazioni di recente alimentate dai risultati di uno studio americano che mostra che alcuni ingredienti delle creme solari superano la barriera cutanea ed entrano nel circolo sanguigno (quando le creme sono usate però alle quantità davvero indicate, e non alle basse uantità che usiamo di solito).

 

Di fronte a un tema così complesso, Mautino invita - come del resto fa per tutto il libro - a diffidare dalle risposte troppo semplici, che non sono mai quelle corrette. Piuttosto, tutto deve essere contestualizzato e "messo nell'ottica di un bilancio tra rischi e benefici, perché tutto può far male, ma esistono mali peggiori di altri".

 

E dunque: "Quello che sappiamo finora - scrive la giornalista - è che l'uso di creme solaririduce sicuramente l'incidenza del carcinoma spinocellulare (uno dei cancri alla pelle più diffusi, NdR),  mentre per quanto riguarda il carcinoma basocellulare e il melanoma non ci sono ancora sufficienti dati a disposizione per poter affermare con certezza che i filtri solari abbiano un'azione preventiva".

 

In realtà ci sono numerosi indizi che vanno in questa direzione, a partire dal fatto che - questo è certo - l'uso di creme solari riduce il rischio di scottature, che sono tra i principali fattori di rischio per lo sviluppo di melanomi o altri tumori della pelle - ma a voler essere proprio rigorosi ancora non bastano.

 

E' ancora la stessa conclusione che Mautino riporta in un post del suo blog su Le Scienze a proposito dello studio sui "solari che entrano nel sangue". Dopo aver accuratamente raccontato i dettagli dello studio e spiegato che ha molto a che fare anche con aspetti regolatori differenti tra Stati Uniti ed Europa, l'autrice lancia un messaggio tranquillizzante e ribadisce che:

 

"Non significa che non si debba abbassare la guardia, anzi. Sicuramente servono sforzi collettivi per descrivere meglio gli effetti che questi filtri possono avere sulla nostra salute e, nel caso, ridefinire i limiti di utilizzo. Ma bisogna essere consapevoli, come consumatori, che la scelta di utilizzare un determinato prodotto deve sempre essere il risultato di un valutazione dei rischi da una parte e dei benefici dall’altra. Nel caso dei solari, allo stato attuale delle conoscenze, i benefici in termini di prevenzione dei tumori della pelle superano gli eventuali rischi".

Il trucco c'è e si vede
I parabeni: fanno davvero male, come lascia supporre il proliferare di prodotti con il marchio "senza parabeni"? Come si garantisce la sicurezza di un cosmetico? Che differenza c'è - davvero - tra una ceretta e una rasatura con il rasoio? E tra una crema da giorno e una da notte?

Sono solo alcuni dei temi che Beatrice Mautino, divulgatrice e giornalista scientifica con un passato da biotecnologa, affronta nel libro Il trucco c'è e si vede. Sottotitolo: Inganni e bugie sui cosmetici e i consigli per difendersi. Perché la verità, come scrive Mautino nell'introduzione, è che la cosmetica "è un mondo complesso, fatto di pochi punti fermi", in cui manca una vera e propria ricerca indipendente, fortemente influenzato da pubblicità e marketing.

Mettere qualche punto fermo, però, è esattamente quello che cerca di fare l'autrice con questo testo - molto accurato dal punto di vista scientifico, ma di facile lettura e a tratti divertenti, grazie alle esperienze di "vita vissuta" dell'autrice - spiegando cosa c'è dietro alcune affermazioni un po' azzardate, come funziona il mondo della ricerca cosmetica (ma anche quello del marketing), cosa dobbiamo davvero sapere su detergenti e creme antirughe, shampoo, cerette e cellulite. Per esempio, che quest'ultima è sì un disturbo dovuto all'accumulo di grasso, ma non certo una malattia! (E purtroppo ce l'abbiamo quasi tutte, magre o grasse, belle o brutte, tranne un'unica fortunata su dieci).

Bambini al sole: 10 consigli per un'esposizione sicura


Come far prendere il sole ai bimbi in tutta sicurezza, secondo i consigli di un gruppo di pediatri dell'Asl di Pescara
1. L’esposizione diretta deve essere limitata, protetta e graduale;
2. D'estate niente esposizione al sole nelle ore centrali della giornata, cioè tra le 11 e le 17;
3. Attenzione all'esposizione anche se la giornata è nuvolosa: i raggi Uv, infatti, attraversano facilmente le nubi;
4. Applicare spesso una crema solare ad alta protezione (Spf 30-50). Dopo i primi giorni di esposizione, in accordo con il proprio pediatra si può valutare se utilizzare un fattore protettivo medio in relazione al tipo di carnagione e alla necessità di favorire l’attivazione della Vitamina D;
5. Applicare la crema prima di andare al sole, e in modo uniforme su tutto il corpo,;
6. Rimettere la crema ogni due ore, anche se il bambino sta sotto l'ombrellone;
7. Ricordare che la crema non autorizza a prolungare i tempi di esposizione diretta al sole, o a evitare di esporre il bambino gradualmente;
8. Non solo crema: un'altra protezione importante dal rischio scottature è rappresentata da indumenti protettivi, compresi cappelli e magliette;
9. Non dimenticare gli occhiali da sole, per la protezione degli occhi particolarmente delicati dei bambini;
10. Non esporre al sole diretto bambini sotto l'anno di vita.