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Estate

La noia in estate che fa bene ai bambini

bambinoannoiato

21 Giugno 2016 | Aggiornato il 14 Maggio 2018
È l’estate italiana, e per i più giovani spesso è un’estate di noia. Che cosa fare? E con i campus estivi? Abbiamo chiesto ad Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ricercatore presso il dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli Studi di Milano, e a Federica Mormando, psichiatra e psicoterapeuta, un commento e qualche consiglio a misura di genitore.

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«Mamma, mi annoio». La frase la conoscete bene: la può pronunciare il bambinetto di cinque anni come il ragazzino di dodici ed è il grande classico dell’estate, quel lungo periodo di tempo che separa l’ultimo giorno di scuola dal primo dell’anno successivo. 
È l’estate italiana, e per i più giovani spesso è un’estate di noia.


Perché? E come affrontare la noia estiva? 


Abbiamo chiesto ad Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ricercatore presso il dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli Studi di Milano, e a Federica Mormando, psichiatra e psicoterapeuta, un commento e qualche consiglio a misura di genitore.

 

«Noia è insoddisfazione frustrante, indifferenza inquieta verso una realtà che si sente priva di significato. Il tempo scorre lentamente, quasi immobile, e si desidera finisca presto - dice Federica Mormando -. In estate, è provocata dall’incapacità di organizzarsi senza “animatori”, ovvero corsi organizzati e adulti che propongono giochi». 
«La noia in età evolutiva è un vuoto che chiede di essere riempito. Come genitori spesso rispondiamo a questa richiesta nel modo più facile: con la tivù o con gli strumenti digitali. Semplice, no? Si accendono da soli, intercettano senza troppa fatica l’attenzione del bambino, lo assorbono, lo rendono “innocuo”. Non è questo il modo giusto», spiega Pellai. 


Gli esperti concordano: la noia è utile perché attiva le capacità esplorative del bambino a patto che sia gestita nel modo corretto.


«Non possiamo pretendere che un bambino in età scolare affronti le lunghe giornate estive in modo autonomo e solitario: compito dei genitori è dare stimoli, offrire spunti», commenta Pellai.
Attenzione: spunti, non programmi dettagliati. 


«I bambini dovrebbero avere qualcosa a disposizione, ma non troppe cose, e preferibilmente non tanti video: dovrebbero poter giocare liberamente in gruppo e liberamente da soli, dovrebbero anche avere un compito utile da svolgere entro una data ora da programmarsi da soli nella giornata», spiega Mormando. 


Esempi in base alla fascia d'età


«Nella fascia di età tra i 4 e i 6 anni tutti i bambini sono degli artisti naturali: basta offrire loro un banco, con dei pastelli, dei fogli, degli acquarelli e lasciarlo lavorare con la fantasia – spiega ancora Pellai – Per i bambini più grandi, tra i 7 e i 9 anni, bisogna stimolare la vecchia alleata contro la noia dell’estate: la lettura. Attrezziamo le nostre case in modo idoneo: con una libreria accattivante, con titoli che stimolino la fantasia e la curiosità. I bambini ci stupiranno. C’è poi un altro prezioso compagno per i bambini di età scolare: si chiama cortile. Diamo autonomia ai ragazzi, lasciamoli giocare liberi da soli nei cortili, come si faceva un tempo quando i campus non erano di moda».  

 

E con i campus?


Già, i campus: croce e delizia di ogni genitore del nuovo millennio. Se si hanno figli under 12, che non possono stare a casa da soli, se non si hanno tate e nonni generosamente disposti a fare da baby-sitter in villeggiatura, come scegliere il campus migliore in attesa delle vacanze tutti insieme?  Parola d’ordine: valutare la competenza degli educatori e il valore della proposta educativa. 
«Preferisco quelli in cui i bambini sono abbastanza liberi da inventarsi come passare il tempo a quelli strutturati con rigore – spiega Mormando –. Consiglierei di scegliere quelli in cui si può anche imparare qualcosa che lungo l’anno non si è conosciuto: il coro o elementi di musica o uno sport nuovo». 

Concorda Pellai: «Centri estivi e oratori sono ottimi, gli scout sono una bella palestra formativa e poi ci sono campus estivi dedicati a esplorare territori affascinanti, penso al teatro o alla danza. Evitiamo però l’iper-specialismo: se ho un bambino che è già appassionato di calcio e gioca in una squadra tutto l’anno, meglio lasciar perdere l’accademia calcistica anche in estate. Offriamo ai ragazzi la possibilità di testare ed esplorare sport o attività diverse dal solito. Un'unica raccomandazione, pensata per i genitori con bambini timidi: è fondamentale per loro avere una base sicura, un amico o un compagno di classe con cui condividere il campus, che allevi la loro ansia e permetta loro di godere al meglio della proposta». 

 

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