Sicurezza

Rischio annegamento: ecco perché non bisogna MAI lasciare i bambini da soli in acqua

Di Valentina Murelli
rischio_annegamento
15 Luglio 2016 | Aggiornato il 09 Agosto 2019
Per i bambini piccoli, la mancata sorveglianza da parte di un adulto costituisce la causa principale di morte per annegamento. In quelli più grandi e negli adolescenti il tragico evento dipende invece da comportamenti pericolosi o dal non sapere nuotare. Tutti i consigli per avvicinarsi all'acqua in sicurezza
Facebook Twitter More

Il tempo che passa dal momento in cui un bambino inizia ad avere difficoltà in acqua a quello in cui sparisce sotto – tecnicamente si parla di tempo di sommersione – è di circa 20 secondi. Ecco perché purtroppo basta distrarsi o allontanarsi un attimo dal bambino che sta giocando con l'acqua – che sia quella della vasca da bagno, di una piscina o del mare – per scoprire, quando si torna a cercarlo con lo sguardo o si torna da lui, che è ormai sparito sott'acqua.

 

È quello che è tragicamente accaduto a un bimbo di 4 anni della provincia di Caserta, morto annegato nella piscina annessa a un ristorante dove si stava svolgendo i festeggiamenti di un matrimonio. Secondo le prime ricostruzioni, il bambino si sarebbe allontanato, si è tuffato nella piscina ed è annegato.

 

Secondo gli ultimi dati disponibili, riportati in un rapporto sugli incidenti in acqua dell'Istituto superiore di sanità pubblicato nel 2016, tra il 2010 e il 2012 in Italia sono morte per annegamento 1129 persone, circa 380 all'anno: 73 (circa 25 l'anno) erano bambini con meno di 14 anni, soprattutto maschi (il 75%).

 

È per fortuna una cifra decisamente più bassa rispetto a quanto accadeva solo pochi decenni fa, ma che può essere ridotta ulteriormente. "Perché gli annegamenti che si verificano durante il bagno, o anche giocando vicino all'acqua nel caso di bambini piccoli, non sono mai frutto del caso, e quindi possono essere evitati" afferma Dario Giorgio Pezzini, della Società nazionale di salvamento, tra gli autori del rapporto.

 

Perché i bambini annegano


La ragione "tecnica" per la quale si annega sta ovviamente nel fatto che si finisce in acque troppo profonde, con il "troppo" che dipende dall'altezza del bambino. Questo può succedere per vari fattori.

Nel caso di bambini piccoli la causa principale di morte per annegamento è rappresentata dalla mancata sorveglianza dei genitori o degli adulti ai quali sono affidati.

 

Per quelli un po' più grandi, dai 10-11 anni in su, l'annegamento dipende in genere o dal fatto di non sapere nuotare o da quello di aver ignorato alcune minime regole di prudenza rispetto all'ambiente acquatico. "In entrambi i casi, significa che al bambino è mancata l'educazione alla sicurezza in acqua" sottolinea l'esperto.

 

Vediamo allora quali sono le situazioni potenzialmente di rischio per i bambini più o meno piccoli e le strategie per evitarle. Ricordando che l'acqua è sempre sia una grande attrazione per i bambini sia un potenziale pericolo, che si tratti di mare, fiume, lago, piscina o solo della vasca da bagno. "Certo, molto dipende dall'età e dall'altezza del bambino" spiega Pezzini. "Una vasca da bagno non è certo pericolosa per un adolescente, ma lo diventa per un bambino molto piccolo, che anche in acqua bassissima non riesce a rimettersi a sedere da solo se scivola dentro".

 

Fiumi e laghi: ambienti molto pericolosi

 

Alcuni rischi sono connessi in modo specifico al tipo di ambiente acquatico. "Fiumi e laghi, per esempio, sono tendenzialmente sempre pericolosi perché hanno fondali poco uniformi, acqua torbide oppure correnti molto forti, che possono diventare rischiose anche per il nuotatore esperto" sottolinea Pezzini. "Questo non significa che non ci si possa proprio avvicinare, però il bagno in un fiume o in un lago va fatto solo in zone che sappiamo essere sicure e che sono in genere ben circoscritte".

 

Mare, il rischio delle buche profonde e delle correnti

 

Nel caso del mare, il rischio principale è rappresentato dalla presenza di buche in cui l'acqua diventa improvvisamente profonda, per cui il bambino non tocca più. "Molte persone pensano che il fondo del mare degradi in modo uniforme verso il largo, come un piano dolcemente inclinato, ma non funziona sempre così. Anzi, può succedere che anche in un ambito sostanzialmente uniforme ci sia all'improvviso un avvallamento, magari anche modesto ma tale da trasformare quella che per un bambino era acqua bassa in acqua profonda. Dove il rischio di annegare aumenta".

 

 

Altro pericolo è rappresentato dalle cosiddette correnti di ritorno, che possono essere anche molto forti se il mare è mosso e trascinano il nuotatore verso il largo.

 

Regola numero 1: l'importanza di conoscere BENE l'ambiente

 

Prima di dare il via libera ai bambini per fare il bagno sia al mare, sia al fiume o al lago, bisognerebbe dunque rendersi ben conto dell'ambiente che si ha di fronte e dei suoi potenziali pericoli, andando in avanscoperta e magari chiedendo ai bagnini (o agli abitanti del luogo se non c'è un servizio di salvamento) se ci sono zone o situazioni particolarmente pericolose.

 

Regola numero 2: la sorveglianza non è mai troppa

 

"Non bisogna mai e poi mai perdere di vista un bambino che sta facendo il bagno o sta giocando vicino all'acqua" sottolinea con enfasi Pezzini, ricordando la questione del tempo di sommersione che, da sola, giustifica tutta la sua insistenza su questo punto: "Il tempo che passa dal momento in cui un bimbo inizia ad avere difficoltà a quello in cui finisce sott'acqua, è di circa 20 secondi".

 

Basta distrarsi un attimo, e quando si torna a cercarlo con lo sguardo, il bambino potrebbe essere sparito sott'acqua.

 

Del resto, i piccoli tendono a distrarsi facilmente mentre giocano con l'acqua, quindi i genitori devono stare attenti anche per loro! La sorveglianza da parte degli adulti deve essere attiva e continua anche se c'è il bagnino. "Un servizio di salvamento può essere una garanzia in più, ma sono prima di tutti gli adulti responsabili dei bambini a non doverli perdere di vista", afferma l'esperto. "Ed è chiaro che se il bagnino non c'è, bisogna stare ancora più attenti".

 

La regola vale ovunque: al mare, al lago, al fiume, in piscina, nei parchi acquatici, nelle piscinette che si possono mettere in giardino, e anche per il bagnetto a casa!

 

 

Per i sicurissimi: come fare il bagnetto in sicurezza

 

Assolutamente vietato distrarsi anche a casa, ma d'altra parte le regole minime di sorveglianza sono di semplice buonsenso: “Quando si prepara il bagnetto per un bambino piccolo non bisogna ovviamente lasciarlo in acqua da solo, neanche per pochissimo tempo” afferma Pezzini. Se c'è un'urgenza e bisogna allontanarsi, per quanto sia scomodo lo si deve fare portandosi dietro il bebè.

 

 

Piscina senza pericoli

 

E se in giardino c'è una piscina? “Questa va accuratamente protetta con apposite barriere, in modo che piccoli di pochi anni non possano accedervi liberamente in un momento di distrazione dei grandi”.

 

 

Nuoto salvavita

 

Il miglior antidoto contro l'annegamento, ovviamente, è sapere nuotare. Questo vale anche se non si va pazzi per le vacanze al mare: può sempre capitare di trovarsi vicino a uno specchio d'acqua e un bambino che ci cade dentro accidentalmente mentre gioca è comunque più protetto se sa come cavarsela.

 

"I vari stili di nuoto si possono imparare in genere a partire dai cinque anni, ma anche prima, già a tre anni, si può imparare a galleggiare e a nuotare a cagnolino" spiega Pezzini. "Per quanto riguarda corsi ancora più precoci, detti di acquaticità, non sono certo finalizzati alla sicurezza, ma non guastano".

 

 

La prudenza non è mai troppa

 

Se il mare è mosso è le condizioni sembrano pericolose, non è certo il caso di avventurarsi in acqua. A maggior ragione se c'è un pericolo segnalato con bandiera rossa.

 


Attenzione a braccioli e salvagenti

 

"Braccioli, ciambelle, animali gonfiabili e materassini non sono strumenti di protezione ma giocattoli e come tale devono essere utilizzati" afferma Pezzini. Che aggiunge: "Questi oggetti devono essere utilizzati solo in acqua bassa e sotto la sorveglianza degli adulti, perché altrimenti possono addirittura rivelarsi controproducenti. Possono infatti indurre un falso senso di sicurezza, ed essendo sensibilissimi alle correnti, rischiano di trascinare i bambini al largo".


Quanto bisogna aspettare per fare il bagno, dopo aver mangiato?

La questione è controversa e non ci sono indicazioni ufficiali di società scientifiche in merito. Abbiamo chiesto un parere a Dario Giorgio Pezzini, che risponde così: "Il vero problema è la sincope da sbalzo termico, che può insorgere se ci si immerge improvvisamente in acqua fredda o fresca, partendo da un'aria caldissima".

"Ecco perché bisognerebbe sempre entrare in acqua lentamente, abituando il corpo poco alla volta a una temperatura assai più bassa di quella ambiente. Detto questo, credo sia prudente evitare di entrare in acqua dopo un pasto molto abbondante o dopo aver bevuto bevande ghiacciate".