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Quando i bambini distinguono finzione e realtà?

di Stefano Padoan - 16.02.2023 - Scrivici

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Fonte: Shutterstocks
Quando i bambini distinguono finzione e realtà? Da cosa lo possiamo capire? I consigli della pedagogista Elena Urso pensando al Carnevale.

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Quando i bambini distinguono finzione e realtà

Feste come il Carnevale in cui ci si maschera e si gioca a "fare finta" mettono i genitori di fronte a un grande interrogativo. Quando i bambini distinguono finzione e realtà? Da cosa possiamo capire che nostro figlio sta smettendo di credere a storie e personaggi di fantasia? E come comportarsi per accompagnare questo passaggio? Lo abbiamo chiesto alla Pedagogista Elena Urso dello Studio Rossini Urso.

Perché i bambini non distinguono finzione e realtà

Se i bambini credono all'esistenza di Babbo Natale o del topino dei denti, ciò lo si deve al loro sviluppo cognitivo. «Il cervello è ancora in formazione, per cui è normale che non siano ancora tecnicamente in grado di distinguere tra realtà e finzione» spiega l'esperta. La corteccia prefrontale, la parte del cervello responsabile di questa e altre capacità, si forma dagli 8 anni per arrivare alla maturazione tra i 20 e i 25 anni. «Il mondo magico, dunque, è un elemento strutturale del pensiero del bambino, che si manifesta anche nelle cosiddette produzioni fantastiche. Esse sono presenze immaginate dai bambini stessi e non proposte dal mondo adulto, come ad esempio i mostri che si nascondono sotto il proprio letto».

La funzione evolutiva del pensiero magico

Il pensiero magico dei bambini è necessario al loro sviluppo e ricopre una funzione ben precisa. «La mente, fino ai 6-7 anni, pensa in modo concreto e operativo e non è ancora in grado di comprendere concetti astratti - commenta la pedagogista -. La magia, dunque, è indispensabile per dare senso al mondo e rendere comprensibili aspetti della realtà che altrimenti sarebbero oscuri e fonte di inquietudine. È insomma un modo per avere un minimo di controllo sul mondo».

  • Mostri e fantasmi. Sono un proiettare all'esterno qualcosa che sta avvenendo dentro di sé. «È un modo per gestire le prime paure e emozioni forti, che insorgono dai 3 anni legate alle piccole ansie connesse anche all'allargamento della socialità (inizio della scuola o di altre attività di gruppo).

    Per rasserenarli ricorrete a gesti e oggetti concreti "scacciamostro", che sono per loro più comprensibili. Pensiamo a come li consola il bacino della mamma su una ferita, come se avesse davvero poteri taumaturgici».

  • L'animismo. I bambini attribuiscono agli oggetti (i giocattoli ma non solo) caratteristiche proprie delle persone. «A loro non spieghiamo il moto di rivoluzione terrestre, ma diciamo che il sole si sveglia mattina e va a dormire la sera proprio come noi. Questo per loro è comprensibile, perché lo associano a qualcosa di noto».

  • Il topino dei denti. «Perdere un dente vuol dire che un pezzo di me se ne va, è un piccolo evento "traumatico" che il topino "risarcisce" regalando al bambino qualcosa in cambio. Anche la sparizione improvvisa del ciuccio è un lutto, soprattutto se lo lasciate con la domanda su dove sia finito. Ecco perché anche la storiella dell'albero dei ciucci risponde a questo suo bisogno».

  • L'amico immaginario. I bambini interagiscono con l'amico immaginario per rielaborare turbamenti emotivi, anche non visibili e quotidiani o emozioni su eventi "destabilizzanti" come un trasloco, il cambio di lavoro di un genitore o un desiderio che non si è realizzato. «Spesso ad esempio quando vorrebbero molto un cagnolino, il loro amico immaginario è un cane. Poi sanno perfettamente che l'amico immaginario non esiste. Ciò dimostra come le produzioni fantastiche proprie sono più decodificabili di quelle esterne».

Il valore delle maschere per i bambini

Teniamo presente che Carnevale e Halloween sono feste nate per adulti e non per bambini: essi infatti, travestendosi, si prendono più sul serio di noi che sappiamo che è uno scherzo. L'attenzione da avere a Carnevale è legata alla loro limitata capacità di distinguere tra finzione e realtà. Così interviene la pedagogista Elena Urso: 

  • La paura delle maschere. «A tanti bambini fino ai 5 anni, infatti, le maschere possono fare paura. Il motivo è che, senza la capacità di astrazione, ciò che vedono diventa per loro la realtà: la maschera dunque fa sparire il volto delle persone note e poi la fissità degli occhi e dell'espressione può essere inquietante».

  • Chi non ama mascherarsi. Tanti poi, anche dopo i 5 anni, non amano travestirsi a Carnevale. «Tutti i bambini giocano ai travestimenti, è un modo per sperimentare un altro da sé. Allo stesso tempo però manipolare il proprio corpo è un esercizio delicato: mascherati potrebbero non riconoscersi e non essere a loro agio. È poi ben diverso travestirsi per gioco in casa e invece esporsi davanti a tutti. Vestirsi dal proprio personaggio preferito è intimo, è parlare di sé e il senso della vergogna è un sentimento sociale che sorge già intorno ai 3-4 anni».

  • Chi ama mascherarsi. Chi invece si maschera volentieri lo fa immedesimandosi totalmente nel suo personaggio, assumendone l'identità e interpretandolo. «Di solito questi bambini sono entusiasti di poter essere autorizzati dalla collettività a uscire vestiti, per esempio, dal loro supereroe preferito».

Consigli per i genitori

La pedagogista suggerisce alcuni atteggiamenti che possano facilitare la distinzione tra realtà e finzione nei propri figli: 

  • TV, smartphone e videogiochi. State accanto a loro durante la visione di film o video, per  aiutarli a decodificare ciò che vedono. «I bambini sempre più prematuramente accedono alla realtà virtuale e devono quindi essere accompagnati a capire che ciò che vedono non è reale. Il caso del bambino che si è buttato dalla finestra durante il lockdown per imitare il personaggio di un videogioco è indicativo di quanto per loro non sia immediato. E ricordatevi che non dovrebbero mai usare lo smartphone da soli».
  • Assecondate la loro crescita naturale. Svelare o non svelare che il topino dei denti o Babbo Natale non esistono? «Limitatevi ad ascoltarlo: se, solitamente verso la fine della scuola primaria, i suoi dubbi in merito sono ricorrenti persistenti e ben argomentati potete dire la verità. Magari chiedendo cosa ne pensa lui. Non avrebbe senso insistere e reggere un gioco che già scricchiola. Se invece secondo voi il dubbio è indotto (ma in fondo è ancora disposto a crederci), non accelerate il processo. Sappiate ad ogni modo che, quando sapranno la verità, non vivranno gli anni in cui ci hanno creduto come a un tradimento o una bugia da parte dei genitori». Sarà come una bella fiaba di cui crescendo, pian piano, hanno ridimensionato i contorni.

  • Preparateli al Carnevale. Se avete figli piccoli (età prescolare), mostrate loro il vostro travestimento e avvisateli che, uscendo per strada, potranno vedere tante maschere diverse. «Se di fronte alla vostra maschera si spaventano, desistete per non lasciarli a disagio. Né insistete nel travestirli: travestirsi in casa è un bellissimo gioco; esporsi pubblicamente potrebbe essere vissuto come una forzatura e si sentirebbe un po' come fosse spogliato piuttosto che travestito».

L'intervistata

Elena Urso è pedagogista dello Studio Rossini Urso (assieme alla collega Elisabetta Rossini). È autrice di numerosi libri dedicati alla genitorialità, tra cui "I genitori devono essere affidabili, non perfetti" (Edizioni Edicart, 2015), "Dudù e la torcia magica" (Edizioni Edicart, 2019). Il loro ultimo libro è "Clio e l'arpa magica" (Edizioni Edicart, 2021).

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